
di Giuseppe Augieri
Prima di ogni altro, che si sia “avversari e non nemici”; e poi che “ci si rispetti, perché questo è un punto fondamentale della vita politica”.
C’è stata un’epoca nella quale c’erano scontri molto duri, ma “un doppio standard nel senso che nelle strade c’era la lotta politica mentre in Parlamento si doveva lavorare; e si doveva lavorare rispettandosi. Io penso che questo rispetto reciproco, ovvero l’educazione politica, vada un po’ ripreso”.
“La politica non può essere confusa con la propaganda, che è un solo uno dei momenti dell’azione politica. Si deve avere un progetto, un programma, una visione della società’.
Poi attraverso la propaganda – e l’esempio – si deve cercare di fare in modo che quel programma, quel progetto venga condiviso nel modo più largo possibile. Mi pare che in questa fase storica vi sia un deficit di politica e un surplus di propaganda”.
Lo so, mi sto ripetendo. Queste considerazioni le ho espresse mille volte. Ma stavolta la parole non sono mie. Sono di Violante ad un confronto pubblico con Fini. Ed il tema era “destra e sinistra”.
Sto rileggendo Norberto Bobbio, lentamente per assaporare fino in fondo le sue di considerazioni. Tutto nasce dalla logica del bipolarismo come effetto della polarizzazione dello scontro. E questa tendenza è antica. Ma sta avendo involuzioni, per me inaccettabili.
Ma non solo per me. Su questi argomenti – rispetto dell’avversario che mai deve considerarsi nemico – c’è sintonia perfetta di Bobbio con Violante. Ed ho letto Tatarella. Idem. In pratica un coro senza stonature. Siamo noi a sbagliare note, accordi, tonalità. Canto e controcanto.





