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ANTISEMITISMO, ORIGINI E CAUSE

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di Paolo Boccuccia

Il legame tra antisemitismo culturale e persecuzione si è concretizzato, sin dall’inizio dell’età moderna, con il Gerush spagnolo (l’espulsione di circa 200.00 ebrei dalla Spagna nel 1492). Prima di allora, oltre all’obbligo di portare segni distintivi e a tutta una serie di limitazioni nel movimento e nelle attività economiche permesse, c’erano stati sporadici attacchi di violenza, apertamente incoraggiati da istituzioni laiche e religiose.

Nell’ottocento, l’antisemitismo nei paesi occidentali cominciò ad assumere caratteri violenti con l’affaire Dreyfus, che in Francia dividerà l’opinione pubblica. Alfred Dreyfus, ufficiale di etnia ebraica, nel 1984 fu accusato di aver rivelato segreti relativi alla difesa all’addetto militare tedesco a Parigi; fu arrestato in ottobre e dopo un giudizio sommario, fu degradato e condannato alla deportazione a vita nella Caienna.

In seguito a questo fatto, Emile Zolà pubblicò sull’Aurore un articolo divenuto poi famoso dal titolo “Jaccuse”, a difesa di Dreyfus; querelato, fu condannato a un anno di carcere e a 3000 franchi di ammenda.

Ma, neppure l’Inghilterra fu indenne dalla ventata di antisemitismo; oltre a Chamberlain, anche Francis Galton, cugino di Charles Darwin, fu un antisemita con le sue teorie sulla eugenetica: assertori di questa teoria furono esponenti di primo piano delle scienze naturali e sociali di tutto il mondo, e per oltre un secolo, molti scienziati che tuttavia non riuscirono a raggiungere risultati universalmente condivisi.

Anche la Russia, fu attraversata, ci dice la storia, sin dagli anni ’80 del sec. XIX, da fenomeni di antisemitismo, con l’aggravante di drammatici pogrom, anche se i meccanismi delle vicende russe differiscono non poco da quelle degli altri paesi.

“Pogrom” è una delle terribili parole-chiave del museo degli orrori antisemiti; evoca immagini di mugik (contadini russi, considerati con particolare riferimento alle condizioni economiche e sociali della Russia anteriore al 1917), ottusi e gonfi di vodka che massacrarono ferocemente migliaia di ebrei indifesi, stuprando donne, spaccando teste ai bambini contro i muri: questo orrore della inciviltà è legato per sempre al nome della Russia zarista.

Noi accusiamo il potere zarista di essere responsabile del massacro di Kishinev. Dichiariamo che la sua colpevolezza in questo olocausto è totale”, scrissero nel maggio del 1903 i giornali di Willam Hearst, il magnate ebreo americano.

Che il Dio della giustizia scenda per farla finita con la Russia come l’ha fatta per Sodoma e Gomorra; che rimuova dalla faccia della terra questo focolaio pestilenziale…La carneficina di Kishiniev supera per la sua insolente crudeltà tutto ciò che è stato mai registrato in ogni nazione cristiana”, ripeteva il Baltimore Sun del 16 maggio 1903.

I Rothschild, da quel momento negarono ogni tipo di finanziamento alla Russia e usarono tutta la loro influenza per impedire prestiti a Mosca, creando comitati di aiuto per armare gli ebrei russi, “in pericolo nella loro stessa esistenza”.

Ed è proprio di questo periodo la nascita de “I protocolli dei savi di Sion”, plagio di un libello antisemita, che diffuse l’idea del complotto degli ebrei per dominare il mondo attraverso, da un lato, l’azione dei sindacati e dei movimenti socialisti, e dall’altro il capitale finanziario e la massoneria: fu un libro di straordinario successo anche al di fuori dalla Russia.

Fin qui, la storia ufficiale in merito ai pogrom russi. Ma, per fortuna, arriva il premio Nobel Aleksandr Solženicyn  a dare alla parola “pogrom”, un significato del tutto diverso, nel suo “Due secoli insieme ebrei e russi prima della rivoluzione”, monumentale e straordinaria opera pubblicata in Italia dalle edizioni Controcorrente; un libro minuziosamente documentato con centinaia di articoli dell’epoca, memorie di russi e specialmente di ebreo-russi.

Secondo Solzenicyn, i primi pogrom ebbero come causa scatenante l’assassinio di Alessandro II, ucciso il 13 Marzo 1881 a San Pietroburgo. Il primo saccheggio si registrò a Elisabethgrad il 15 aprile e durò fino all’arrivo di un reggimento di cavalleria che lo stroncò. Numero dei morti, 1 (dicesi uno) secondo l’insospettabile enciclopedia giudaica.

Lo storico ebreo L. Priceman, attesta:”Non ci furono né stupri né omicidi, dedicandosi i contadini soprattutto a far man bassa nei negozi ebrei”. Il 23 aprile il pogrom più violento si ebbe a Kiev, ma non ci fu nessun morto e i documenti storici, fra cui i rapporti del ministero dell’Interno e giudiziari, non segnalarono nulla di quello che scrisse nel 1923, a proposito di tali disordini, lo storico ebreo Max Raisin nella sua “ History of Jews in modern times”, ossia di “donne stuprate, migliaia di uomini donne e bambini massacrati o storpiati”.

Scrive Solzenicyn che il governatore di Odessa già nel 1872 “l’odio e l’ostilità verso gli ebrei hanno radici nella dipendenza materiale dei contadini dalla minoranza ebraica, e solo le misure assunte dall’amministrazione impediscono che esploda l’indignazione della popolazione russa”.

Gli ebrei avevano di fatto, specie nei villaggi rurali, il monopolio della produzione e spaccio di wodka; con essa indebitavano i contadini pignorando perfino gli attrezzi agricoli, gettando nella fame intere famiglie, strangolandoli con l’usura. Solzenicyn documenta di una carestia in Bielorussa, nella fertilissima terra nera, prodotta da questa “dipendenza” spietata.

Fatto inedito, tra gli istigatori dei saccheggi ci fu la Narodna Voljia, secondo Solzenicyn, il gruppo insurrezionalista in gran parte ebrei che aveva assassinato Alessandro.

Il 30 agosto 1881, fu diffuso un volantino del gruppo, dove si leggeva:” Chi si è accaparrato le terre? L’ebreo. Chi il contadino, attraverso le lacrime, supplica di lasciargli la sua terra? L’ebreo. Alzatevi dunque, buona gente laboriosa”. Era la politica del tanto peggio, il tentativo continuo, fino al 1917 di sollevare la popolazione in qualunque modo, per la “rivoluzione” della quale le masse russe non volevano saperne.

In definitiva, i cosiddetti pogrom, evidenzia Solzenicyn, si avviarono dopo che “trecento ebrei cominciarono a esercitarsi al tiro col revolver prendendo di mira il ritratto di Sua Maestà”, gridando alla folla:” D’ora in poi vi governiamo noi” e allora si alzò il grido del “dalli al giudeo”.

Sulla base di documenti inequivocabili, conclude lo scrittore, l’Unione del popolo Russo era un piccolo partito monarchico, fedele allo Zar, che aveva effettivamente accusato gli ebrei di essere la causa della rivoluzione del 1905.

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  • Redazione

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