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AFRICA, LA CACCIA AL SUO TESORO

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di Savino Di Scanno

Quando si scrive di politica internazionale è necessario attingere a fonti qualificate, e per lo scrivente una di queste è la Central Intelligence Agency.

Si scriverà della nuova crisi geopolitica tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda.

A volere leggere il sito https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/rwanda/ alla voce Natural Resources possiamo apprendere gold, cassiterite (tin ore), wolframite (tungsten ore), methane, hydropower, arable land, ed a voler leggere il sito https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/congo-democratic-republic-of-the/ alla voce Natural Resources possiamo apprendere  cobalt, copper, niobium, tantalum, petroleum, industrial and gem diamonds, gold, silver, zinc, manganese, tin, uranium, coal, hydropower, timber.

Si aggiunge, per meglio definire il quadrante geografico della Repubblica Democratica del Congo la voce Land Boundaries ove apprendiamo che la Repubblica confina con total: 11,027 km border countries (9): Angola 2,646 km (of which 225 km is the boundary of Angola’s discontiguous Cabinda Province); Burundi 236 km; Central African Republic 1,747 km; Republic of the Congo 1,775 km; Rwanda 221 km; South Sudan 714 km; Tanzania 479 km; Uganda 877 km; Zambia 2,332 km.

Ciò premesso scriveremo di quanto stà accadendo da qualche giorno a ridosso dei 221 Km di confine tra la RDC ed il Ruanda.

Domenica scorsa 26 gennaio nella parte orientale della RDC il capoluogo della provincia del Nord Kivu, Goma, è caduta in mani dei ribelli del movimento M23 con il risultato di fughe massicce di civili e relative uccisioni di soldati tra cui alcuni baschi blu dell’ONU.

Il movimento M23 è sostenuto dal Ruanda. La genesi di questo conflitto in tale area trova origine nel genocidio ruandese del 1994, ove gli autori dei massacri trovarono rifugio nella RDC a seguito della vittoria di Paul Kagame, attuale leader in Ruanda.

Ma la vera, se non unica questione, è che quell’area geografica è tra le più ricche aree di minerali pregiati al mondo necessari per costruire i dispositivi digitali ed utili per la cosiddetta transizione ecologica. L’accusa che ne deriva verso il Ruanda da parte della RDC è quella di utilizzare le milizie del M23 per controllare tali territori. 

Da un punto di vista internazionale la Francia, ormai in uscita dal continente africano, pur dopo tentativi di accordi con il Ruanda nei fatti è fuori dai giochi, ed gli unici in Occidente capaci di poter intervenire sono gli Stati Uniti, ma sia a Washington che a Langley in questo momento hanno altro a cui pensare.

A seguire i paesi africani, a partire dal Kenia come l’Angola, hanno tentato inutilmente una mediazione tra il ruandese Kagame ed il leader della RDC Féelix Tshisekedi.

Il segretario generale dell’ONU  Guterres nelle scorse ore ha invitato il Ruanda a ritirare le sue forze dall’area confinate la RDC e fermare l’invasione dei gruppi del M23.

In sede ONU il rappresentante del Ruanda Rwamucyo ha ribaltato la questione accusando l’esercito congolese delle violazioni per il cessate il fuoco.

In merito alla posizione della UE come direbbero o scriverebbero alcuni conoscenti dello scrivente  in uffici “dedicati” a Roma il termine da adottare è “omissis”.

A tal punto ,volendo utilizzare una citazione latina, “cui prodest”?.

La Cina è la risposta. La Cina ha interesse a quell’area che produce il 70% del cobalto al mondo e volendo citare fonte Euronews del 05/09/2024 apprendiamo: le relazioni tra Cina e Africa “sono al punto più alto della loro storia”.

Con queste parole il presidente cinese Xi Jinping ha aperto a Pechino il Forum per la cooperazione Cina-Africa, sottolineando che Pechino “è disposta ad approfondire la cooperazione su industria, agricoltura, infrastrutture, commercio e investimenti” e a diventare “insieme un modello di sviluppo globale”.

Le risorse a disposizione

Nel prossimo triennio la Cina metterà a disposizione dell’Africa finanziamenti per 360 miliardi di yuan (oltre 50 miliardi di dollari), destinati a nuovi piani per favorire la modernizzazione.

Sul tappeto ci sono anche una trentina di progetti per l’energia e l’avvio di una piattaforma Cina-Africa per l’uso pacifico del nucleare. Il leader cinese ha anche menzionato un miliardo di yuan di aiuti militari e l’avvio di esercitazioni militari e di pattugliamenti congiunti.

La Cina, inoltre, incoraggerà le sue aziende a investire almeno 70 miliardi di yuan in Africa e sosterrà i Paesi del continente a emettere panda bond, nell’ambito di un’assistenza finanziaria che include la fornitura di 210 miliardi di yuan in linee di credito e 80 miliardi di yuan nella forma di vari tipi di assistenza.

Le infrastrutture da realizzare

Pechino si è detta disposta a sostenere la realizzazione di infrastrutture per le risorse energetiche, l’agricoltura e la produzione attraverso “una combinazione di prestiti preferenziali” e di altro tipo di soluzioni quali investimenti azionari e finanziamenti commerciali, anche facendo leva su istituzioni come i fondi Silk Road e China-Africa industrial capacity cooperation.

La seconda economia più grande del mondo e il continente in più rapida crescita “creeranno anche obiettivi di sviluppo verde condivisi”, ha anche detto Xi Jinping.

La Cina ha un interesse globale per tutto il continente africano, ed in particolare per il territorio al confine tra RDC e Ruanda per la presenza delle immense miniere di materie prime e rare. Lo stesso dicasi per la Russia e di recente riguardo la Turchia.

Potrebbero essere queste notizie a cui un lettore occidentale od italiano sarebbe disposto ad ignorare, ma sono questioni molto rilevanti solo pensando  alle dinamiche riguardanti l’emigrazione di intere popolazioni africane verso l’Antico Continente. 

Si parla e scrive da noi di “Piano Mattei” e spesso si sorride. Si sorride perchè o chi ne parla è il solito personaggio dedito alle inutilità delle conferenze e convegni nazionali, ovvero è un idiota plurilaureato pagato con imponenti stipendi statali a sedere dietro a scrivanie in palazzi dai nomi altisonanti.

Non si vuole scrivere di politiche di neocolonialismo di stampo ottocentesco, ormai superate dai sensi di colpa occidentali, ma la realtà dei fatti è che per porre in essere tali iniziative come il “Piano Mattei” non basta la buona volontà diplomatica od anche gli investimenti finanziari.

Sono necessari due elementi. Forze Armate capaci di muoversi in Africa e Servizi Segreti Esteri idonei al compito di saper trattare in quelle aree.

Stile impone di non entrare nel merito concludendo con la considerazione che il “Tesoro d’Africa” sarà di chi sarà in grado di poterlo prendere, in un modo o nell’altro, per il resto solo “chiacchiere e distintivo”.

 

Autore

  • Redazione

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