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LA RIFORMA COSTITUZIONALE

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di Savino di Scanno
È importante l’ iniziativa del nostro Primo Ministro Giorgia Meloni nel voler dare una nuova forma costituzionale all’ azione di governo con l’ istituzione del “premierato”.
È meritorio il Suo impegno su cui discutono costituzionalisti, giuristi, politici di ogni schieramento ma anche giornalisti,giornalai, esperti del “tutto e nulla” con l’immancabile schiera di analisti di genere.
Dopo una giornata iniziativa con i commenti da caserma con i vecchi commilitoni del 48° circa la telefonata a Palazzo Chigi dei 2 comici russi titolari dell’ Ufficio “Scherzi a parte” del FSB, dopo aver discusso a studio con i colleghi dei vari ricorsi nelle varie Commissioni Tributarie, da aggiungere la preparazione di documenti per due diligence per l’acquisto dei crediti npl’ finalmente si torna a casa.
Ed ivi si trova un ancora di salvezza, rappresentata dalla letteratura. Si pensa alla riforma del “premierato” mentre si legge “La Rovina di Kasch” scritto da una delle menti più illuminate di questo secolo come Roberto Calasso, non a caso fondatore della casa editrice più amata da chi scrive, conosciuta come Adelphi.
Il libro, scritto con una lirica espositiva di altri tempi, affascina il lettore trasportandolo nella Francia di de Talleyrand, e nelle pagine in lettura emerge un quesito antico ma sempre attuale ovvero la “legittimità” del potere. A pagina 78 si legge, ad esempio, che un avo di Talleyrand, indicato come il leggendario Adalberto, attorno all’anno 1000 alla domanda di Ugo Capeto quale “chi ti ha fatto Conte?” abbia risposto con un’altra domanda quale “chi Ti ha fatto Re?”.
Lo scrittore cita il motto dei Conti di Perigord che la questione la risolvevano con la risposta “Re Que Dieu”.
Ma è a pagina 79 che si declinano i finimenti degli Arcana Imperi.
Ma tornando ai giorni nostri quale è il fondamento delle “legittimità” del potere in Italia? Una risposta la concede al nostra Costituzione all’articolo 48 ove indica il “diritto al voto”. Quindi il popolo sovrano con il voto, primaria espressione di libertà e democrazia, decide chi governa, con le relative forme di governo che la legge permette.
Si invita a questo punto il lettore alla valutazione della seguente equazione: “il voto sta al popolo come la legittimità sta al potere”.
Quindi il potere, quindi il governo è legittimo perché il popolo sovrano lo ha votato.
Ma adesso sorge una questione, che è complessa. Esiste un grande pericolo, forse il più insidioso per la vita democratica, che non è il terrorismo o l’ immigrazione clandestina ma il “non voto”.
La riforma elettorale del 1993 aboli’ le sanzioni irrisorie per chi non votava ma di questi tempi la questione è impegnativa.
Nelle ultime tornate elettorali l’astensione al voto è sempre crescente andando oltre il 50% degli aventi diritto, come in casi eclatanti per le elezioni di sindaci di primarie città metropolitane.
Ora se chi governa esercita il suo magistero perché ha la maggioranza del voto degli aventi diritto cosa succede o potrebbe succedere se la maggioranza degli aventi diritto al voto non va a votare? E che interpretazione andrebbe conferita al principio di legittimità?
Legittimità quindi come tema di coesione sociale, unità di nazione, rispetto dello Stato e delle Sue Istituzioni. Ma se la gente non va più a votare cosa significa? Questo non è un problema ma è “il problema” a cui solo ed esclusivamente deve dare risposta la politica nella sua totalità di forze e partiti.
Viviamo tempi di guerre, ed i precedenti italici non sono tra I più entusiasmanti volendo ricordare i comici del FSB . Esistono delle responsabilità che devono essere assunte. Si vorrebbero non rivivere situazioni tipo Caporetto o 8 Settembre.

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  • Redazione

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