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No. L’Intelligenza artificiale non ci ucciderà tutti. Ecco perché

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L'Intelligenza artificiale non ci ucciderà

Cosa nasconde il catastrofico annuncio di Coxon

Mettetevi comodi perché ora, con l’umiltà del Tenente Colombo, analizzeremo insieme fatti, indizi e possibili moventi.

Spoiler: segui i soldi funziona sempre.

Improvvisamente, dal nulla è apparso uno sconosciuto cavaliere bianco, tal Jacob Coxon, ex ricercatore delle due principali aziende americane di AI.

Con la flemma di un monaco tibetano, si è spogliato dei suoi segreti per annunciare che la catastrofe è vicina.

“Stanno giocando d’azzardo con le nostre vite”, ha scritto.

La fine è vicina.

In molti hanno fatto gli scongiuri, qualcuno si è spaventato.

Se c’è persino chi soffre di ansia climatica, immaginate adesso cosa potrebbe succedere.

Altri, invece, ne hanno approfittato al volo.

È un’occasione unica per regolamentare il settore, arginare le spese sempre più stellari e fare secchi i concorrenti.

Ma andiamo per ordine.

Coxon sembrerebbe sincero. Ha lasciato sul tavolo pure le azioni che stavano per maturare. Ma la sincerità del testimonial è la parte più preziosa dello spot. L’attore pagato si vede, il convertito no.

Guardiamo il fiammifero, non la fiamma.

Quando tutto è iniziato l’account di Coxon era senza post e senza follower. Solo 18 minuti prima del tweet il Wall Street Journal era in rete con la sua intervista.

Nei primi 15 minuti a rilanciare il catastrofico vaticinio sono stati i capi di 3 gruppi di pressione che chiedono regole severe sull’AI.

Sono tutti finanziati dallo stesso miliardario, che è pure tra i primi investitori di Anthropic, una delle aziende più forti del settore. Pronta all’ingresso in borsa.

Per spiegare la oltremodo sospetta viralità del suo tweet, Coxon ha raccontato di 10 amici incaricati di girare il messaggio ai contatti giusti.

Il giorno dopo il capo dell’allineamento di Anthropic ha certificato: “Coxon ha ragione, più del 10% di probabilità che l’AI ci uccida entro dieci anni”.

Risultato: oltre 100 milioni di visualizzazioni.

Ma virale non vuol dire spontaneo. Basta smuovere la neve nel punto giusto, poi la valanga scende da sola.

A dire che la vicenda puzza non è stato un complottista di provincia. È David Sacks, lo zar dell’AI della Casa Bianca, che i nomi li ha fatti in pubblico.

E Musk, che di X (già Twitter) è il padrone e i numeri li vede da dentro, ha aggiunto di non aver mai visto un account nuovo fare cifre così.

Il Washington Post ha già trovato la cornice: il ricercatore coraggioso “bersaglio della destra”.

Quando la domanda è scomoda, il salotto non risponde: cambia il nome a chi la fa. In Italia sarebbe un problema di fascismo.

Ora il movente. Se l’intelligenza artificiale può ucciderci, vale 2.000 miliardi. Se non può, vale quanto un normale software complesso. Il pericolo è la prova della sua potenza.

Ecco perché la paura non è un incidente: è il prodotto.

E la prova che il movente è quello sta nei comportamenti, non nelle parole. Chi ha paura si ferma. Loro accelerano.

Anthropic ha scritto nel proprio programma di aver spostato risorse dalla sicurezza per correre altrove. In lobbying ha speso più nel primo semestre di quest’anno che in tutto il 2025.

E prepara la quotazione da 2.000 miliardi di dollari.

Il concorrente OpenAI, prossimo alla quotazione anche lui, ha dichiarato l’era dell’Intelligenza Artificiale Generale. Poi nello stesso pomeriggio l’ha definita “un concetto spirituale”

Il giorno dopo ha chiesto al Congresso regole obbligatorie per i modelli come i suoi. Severissime. Costosissime. Che al mondo possono permettersi in tre.

Così il fossato invalicabile lo scava lo Stato, chiamandolo sicurezza e la startup nel garage viene tagliata fuori.

Non serve una stanza fumosa per ordire un complotto. Bastano interessi che vanno nella stessa direzione e qui hanno pure lo stesso portafoglio.

Sono gli stessi che producono il rischio, che lo misurano, che scrivono le regole e sono anche quelli che finanziano il profeta. Bingo.

Questa è la prima apocalisse della storia annunciata dai suoi stessi produttori. Noè, invece, non vendeva le arche.

L’Europa aveva scritto le regole prima che il profeta le chiedesse.

Erano talmente contorte che le ha dovute rinviare. Perché non era pronta nemmeno lei ad applicarle. Figurarsi con l’apocalisse.

Il risultato è che al momento abbiamo l’etichetta, ma non abbiamo un nostro il prodotto su cui appiccicarla. Perché non abbiamo l’industria.

Paura o fifa indotta che sia, l’Europa non può limitarsi a regolamentare il futuro costruito dagli altri. Deve costruire il suo.

Di sicuro c’è che l’Intelligenza artificiale non ci ucciderà tutti da sola. Ma qualcuno sta già facendo cassa sull’idea che lo farà.

E il conto lo pagherà chi ha creduto al profeta invece di guardare chi gli reggeva il microfono.

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