Donald Tusk da Commissario Europeo a europeista pentito
Ebbene sì, Donald Tusk, integerrimo primo ministro polacco, sfegatato europeista, si è svegliato dal letargo.
Accade spesso anche ai più puri euroinomani, quando passano dalla ovattata gabbia dorata di Bruxelles, a quella di premier necessariamente alle prese con l’economia reale.
Il Tusk tanto rigido con l’Italia quando era Commissario Europeo, ora ne riprende per filo e per segno tutte i temi che allora bocciò.
Fulminato sulla via di Damasco, questo sinistro polacco ha osato infatti affermare che l’Unione Europea rischia di perdere la sua competitività globale a causa di regole e costi energetici eccessivi.
Ma va???
Si è addirittura spinto a criticare il Green Deal durante un discorso al Parlamento Europeo, avvertendo che l’Europa non può permettersi di perdere terreno sul piano economico e che occorre rivedere alcune normative ambientali per evitare che penalizzino la produzione industriale.
Guardate che non è una barzelletta, è successo davvero.
Non c’è niente da ridere.
Il premier polacco ha chiesto una forte azione di semplificazione e riduzione dei vincoli burocratici, definiti un freno allo sviluppo e alla libertà d’impresa nel continente.
Tutte cose che aveva imposto lui da Commissario Europeo.
Si è spinto perfino a evidenziare come i prezzi elevati dell’energia in Europa, conseguenza della guerra commerciale alla Russia da lui stesso avviata, rappresentino uno svantaggio competitivo rispetto ad altre grandi potenze mondiali come gli Stati Uniti e la Cina.
Per la serie: quando l’acqua tocca il sedere anche un pagliaccio con la faccia da culo impara subito a nuotare.
Ha dimenticato di dire che oltre al gap di competitività economica e industriale, si aggiunge anche quello tecnologico, fattori che hanno scavato un solco incolmabile, e la cui responsabilità ricade totalmente sulla politica demenziale attuata per 20 anni proprio da Tusk e dai suoi compagni di merende alla guida del gruppo di dirigenti di questo baraccone europeo ormai alla deriva.





