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Cronache di una guerra ibrida

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Trproxy, droni e diplomatici: Mosca lavoro sotto soglia

Mi aspetto già i soliti commenti dei filorussi esagitati, pronti a gridare alla cospirazione e a negare tutto.

Il curioso è che ciò che viene negato è esattamente ciò che sarebbe perfettamente logico aspettarsi dalla Russia: intelligence, reclutamento di proxy, ricognizione, sabotaggio, pressione sulle infrastrutture e operazioni mantenute sotto la soglia dello scontro militare diretto.

Non è un’invenzione del 2026: rientra perfettamente nella dottrina e nell’esperienza sovietico-russa consolidata da oltre mezzo secolo.

8 settembre 2026, Romania, qui il livello sale. Il servizio d’intelligence romeno SRI ha annunciato di aver sventato un’operazione attribuita alla Russia.

Un cittadino russo residente in Romania sarebbe stato utilizzato, attraverso un intermediario, per raccogliere fotografie e video di obiettivi militari strategici, compresi Antonov ucraini presenti sul territorio romeno.

Tradotto dal burocratese: ricognizione. Non significa automaticamente che il giorno dopo qualcuno avrebbe fatto saltare un aereo, ma acquisire informazioni su obiettivi, movimenti e vulnerabilità è esattamente ciò che serve per costruire un’opzione operativa.

Metodo classico: proxy locale, intermediari, distanza fra mandante ed esecutore. Economico, negabile, molto meno vistoso che mandare in Romania un tizio con scritto GRU sulla giacca.

8 settembre 2026, Moldova, Romania, intanto i droni continuano a sconfinare. Durante una nuova ondata russa contro l’Ucraina, un drone è precipitato in Moldova provocando un incendio, mentre un altro ha attraversato per circa 17 minuti lo spazio aereo moldavo prima di entrare in quello romeno.

Qui bisogna essere precisi: l’origine nell’attacco russo è chiara, ma non sappiamo se la violazione dello spazio aereo romeno sia stata intenzionale. Errore, deviazione, incidente o probing deliberato sono cose diverse. Il risultato operativo però resta: radar accesi, procedure attivate, difese allertate, traffico civile condizionato.

8 settembre 2026, Polonia, reazione preventiva. Nello stesso contesto Varsavia ha fatto decollare i propri caccia e ha sospeso temporaneamente le operazioni all’aeroporto di Lublino.

Anche qui il punto è importante: la guerra ibrida non deve necessariamente “colpire” per produrre effetti. Basta costringere un Paese NATO ad attivare continuamente assetti, procedure e costi.

8 settembre 2026, Ungheria, questa politicamente interessante. Budapest ha espulso dieci diplomatici russi per attività definite incompatibili con il loro status diplomatico. Non sono stati resi pubblici tutti i dettagli, quindi non inventiamoceli.

Ma il fatto politicamente interessante è chi lo ha fatto: l’Ungheria, cioè il governo europeo che negli ultimi anni ha mantenuto uno dei rapporti più accomodanti con Mosca. Quando persino Budapest decide che una parte dell’attività russa sul proprio territorio ha superato il limite, qualche domanda conviene farsela.

Guardati insieme, questi episodi mostrano bene cosa significhi guerra ibrida. Non necessariamente carri armati che attraversano Suwałki e neppure Putin che telecomanda personalmente ogni drone dal Cremlino.

Significa costruire opzioni: intelligence, proxy locali, cyber, sabotaggio, ricognizione, pressione diplomatica, disinformazione e provocazioni calibrate.

Alcune riescono, altre vengono scoperte, altre ancora non saranno mai attribuite con certezza. Ed è proprio per questo che bisogna distinguere sempre tra fatto, attribuzione e ipotesi: attribuire alla Russia qualsiasi incendio misterioso sarebbe stupido quanto sostenere che la Russia non conduca operazioni clandestine in Europa.

È qui che sta il vantaggio della zona grigia: ogni episodio, preso da solo, può essere minimizzato, ridicolizzato o negato. «Non ci sono prove!», «È stata la CIA!», «False flag!», «Vogliono portarci in guerra!».

Nel frattempo, però, servizi di sicurezza e governi europei continuano a descrivere pezzi diversi dello stesso problema.

E no: riconoscere che la Russia conduca guerra ibrida contro l’Europa non significa sostenere che domattina arriveranno i T-90 a Berlino.

Significa precisamente il contrario: se puoi ottenere effetti strategici restando sotto la soglia della guerra aperta, perché mai dovresti attraversarla?

Quella soglia è il campo di battaglia. E la partita è già cominciata.

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