
di Eugenio Baresi*
Si vuole consentire l’archiviazione della vecchissima indagine della Procura di Roma su Ustica affermando che l’ipotesi certa è quella del missile ma che la giustizia è impotente di fronte all’abile occultamento delle prove?
Ovviamente sarebbe tutto falso, le prove ci sono al contrario, ma così resterebbe scritto.
Nulla di scandaloso nel fatto che una operazione politico giudiziaria necessità di un lancio mediatico.
Tutti si sono arrovellati, anche noi, sul perché di simili incredibili affermazioni di un uomo tanto politicamente esperto ed abile.
Quella dell’on. Amato è stata ovviamente e assolutamente una manovra non casuale quanto piuttosto una manovra ben congegnata.
Con una procedura e diversi scopi.
Uno dei possibili scopi però è rimasto sottotraccia.
Se come ha illustrato oltre alla senescenza, il richiamo è al timore dell’aldilà e del giudizio previsto per lui e per altri, forse Amato dovrebbe riflettere come il suo reiterato imbroglio porti a lui danno in vista di quel giudizio.
Ma certo non è questa la sua preoccupazione e quindi ragioniamo sul possibile e concretissimo obiettivo, poi illustreremo la genesi e lo sviluppo della manovra.
Alla Procura di Roma giace dal giugno del 2008 un procedimento aperto sulle dichiarazioni di Cossiga che ipotizzava un missile francese causa del disastro di Ustica.
Tale fascicolo è affidato ad un magistrato certo valente, Erminio Amelio, ma anche magistrato autore di un libro sulla strage di Ustica realizzato in collaborazione con un avvocato di parte civile.
Un poco strana simile circostanza, ma si sa la giustizia italiana ha molto spesso una interpretazione dadaista.
Comunque sia dopo 15 anni notizie non se ne hanno perché dopo aver interrogato Cossiga ed Amato, guarda caso, nell’immediatezza del fatto nulla si è più saputo.
Da tenersi conto che Cossiga era Presidente del Consiglio al tempo del disastro e da Presidente della Repubblica sollecitò il governo a chiedere collaborazione con Francia e Stati Uniti.
Amato, da Presidente del Consiglio, ricevette le risposte ufficiali da Chirac, che apriva la sua lettera con: “Signor Presidente, caro amico, ho avuto un grande piacere a rivederla a Parigi il 19 settembre…”( siamo nel 2000) e da Clinton con un ancor più caloroso: “Caro Giuliano, ho molto gradito il nostro incontro a Washington…”.
Ritornando a Cossiga ricordo, ed è un vezzo ricordarlo perché tale circostanza l’ho divulgata in ogni occasione scritta e verbale, che ebbi da lui un invito al ristorante della terrazza dell’Eden. prestigiosissimo luogo d’incontro dei ricchi e degli importanti romani.
Era curioso dei contenuti della perizia, per altro al momento riservata, che era appena stata deposita al giudice Priore e che era stata consegnata alla Commissione terrorismo e stragi di cui ero segretario.
Se io sono stato vago, anche per un certo timore, il mio interlocutore, che di timori certo non ne aveva, non mi ha in alcun modo evidenziato alcun pensiero sulla Francia… e abbiamo parlato esclusivamente e lungamente di quella vicenda.
Essendo particolarmente esposto, e come dicono gli addetti “attenzionato”… curiosamente di questo mai nessuno mi ha chiesto conto.
Comunque pare evidente che dopo 15 anni, come da più parti si sollecita, sia giunta l’ora di chiudere questo fascicolo di indagine.
Da buon bresciano mi soccorre un detto del mitico Vescovo monsignor Gaggia che sottolineava, in rigoroso dialetto, “come a pensà mal sa fa pecat, ma s’enduina”.
Ed allora quale meraviglioso prologo all’archiviazione la valoroso cavalcata del prode Amato nella suggestione di un pensiero buono nell’attesa della fine?
Se tutte le prove, tutti gli accertamenti e le verifiche, persino tutte le sentenze delle corti penali che faticosamente hanno analizzato milioni di carte e fatti concreti, effettuato rigorosi confronti dibattimentali e sentito 4000 testimoni giungono alla granitica convinzione che non vi è stato alcun missile ed alcuna battaglia aerea… ecco nel mistero della sua buona sensazione di Amato che annullando tutte le certezze delle prove documentali e dei rigorosi accertamenti giudiziari, si consente di archiviare affermando quello di cui si è convinti per parte di appartenenza.
La perfida abilità dei colpevoli ha magistralmente occultato le prove rendendo vano il temerario e valoroso lavoro di chi ha cercato giudizialmente la verità del missile.
Per essere chiari una simile giustizia la verità non la cerca, ma la impone.
In compenso per la sua intuizione Amato il premio lo riceve in terra dai suoi sodali.
Attendiamo riscontri… sperando di aver pensato male.
A renderci dubbiosi sono la genesi e lo svolgimento di questa azione.
Preparata con un fuoco oltre le linee nemiche, realizzata con un potente strumento di attacco, rimodulata concedendo soddisfazione a chi dietro le linee ha preparato il campo, riaffermata e rilanciata in un prestigioso luogo.
Apre il fuoco Il Tempo che è da sempre schierato nel rigoroso rispetto delle sentenze delle corti penali,.
Immediatamente si riposiziona, accortosi di aver concesso con leggerezza una occasione incomprensibile, non tanto ad una opinione diversa e sarebbe nel caso nulla di deleterio, ma ad una falsità ben sorretta e reiterata dalla maggioranza dei suoi colleghi dell’informazione.
Riposizionamento ben chiaro che tocca corde sensibili alla parte avversa: ”Chissà perché, poi, la sentenza definitiva sulla strage di Bologna, che sancisce la colpevolezza degli ex Nar Mambro e Fioravanti, è sacra, intoccabile e incontestabile, mentre quella penale sulla strage di Ustica, che esclude l’ipotesi del missile, sarebbe frutto di chissà quale errore, depistaggio o malafede. E chissà perché, infine, l’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga diventa una sorta di santo se afferma, come effettivamente fece nel 2008, che a buttare giù il Dc9 fu un missile a risonanza francese, mentre torna ad essere Kossiga con la kappa se sostiene, come fece, che la strage fu causata «fortuitamente e non volontariamente da una o due valigie di esplosivo che attivisti della resistenza o del terrorismo palestinese trasportavano per compiere attentati fuori dell’Italia”.
In ulteriore appoggio compare la Verità, un altro foglio che da sempre ha condiviso la linea del rispetto delle sentenze delle corti penali.
Articolo particolarmente rancoroso verso l’on. Giovanardi accusato di aver scritto cose ignominiose e false.
All’on. Giovanardi era stato concesso di scrivere il suo pensiero sul medesimo giornale il 27 giugno e la incredulità di scoprirle così contestate a fine agosto è stata forte.
Non serve essere giornalisti da Premio Pulitzer per comprendere una certa assenza di logica per un simile virulento e, per spazio editoriale, corposo attacco senza evidenze che la materia avesse una qualche novità o che qualsivoglia evento attuale ne avesse comportato la necessaria attenzione.
Potrebbe essere stato un gran fiuto.
Si è capito poi che cosa sarebbe successo proprio subito dopo.
Mi sono permesso di evidenziare il mio sconcerto perché con la Verità ho avuto diverse occasioni di collaborazione su vari argomenti e soprattutto sulla vicenda di Ustica (oltre ad articoli ed interviste mi è stato concesso un inserto di 8 pagine).
Non racconto l’incredibile succedersi degli eventi che mi hanno visto per fortuna risparmiato da conseguenze peggiori perché i messaggi, provenienti dal giornale, trasportano solo parole.
Comunque sia è stato negato all’on. Giovanardi il classico diritto di replica, ed a me interdetta ogni possibile affermazione documentale di quanto di sbagliato avevano scritto.
Ma ovviamente tutto ha una spiegazione.
Se alle rimostranze si fosse dato seguito, si sarebbe forse impedita la ricompensa generosa, ovviamente in termini di risonanza mediatica, che l’on Amato ha poi concesso a tale giornale.
Certo è una interpretazione delle coincidenze.
Finalmente per Amato e per la sua missione una momentanea conclusione nella più prestigiosa delle collocazioni: la sala stampa estera.
Purtroppo è andata in scena ancora una volta la fiera del nulla riguardo alle cose serie che per dignità Amato avrebbe dovuto far conoscere, ma non potendo avere la concretezza della serietà, perché un fatto che non è accaduto esiste solo nella fantasia, abbiamo visto che già così va bene per lo scopo che con malizia abbiamo immaginato… noi senza fantasia.
*l’onorevole Eugenio Baresi è stato segretario della Commissione stragi.





