Home Opinioni SUPERBONUS, UN PAESE DI SANTI, FURBACCHIONI HONESTI E DI NAVIGATOR

SUPERBONUS, UN PAESE DI SANTI, FURBACCHIONI HONESTI E DI NAVIGATOR

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L’introduzione del superbonus, che in astratto, al di là della ricerca del “consenso”, obiettivo primario del nostro sistema partitocratico, è stata giustificata indicando un un duplice obiettivo:
far emergere il sommerso, in termini più spicci l’evasione fiscale di massa e  rilanciare l’industria edile e, con essa, tutto l’indotto.
Ora, dalle evidenza empirica fattuale, come era del tutto prevedibile, si rileva in modo inconfutabile che i materiali necessari per i lavori di efficientemento non erano prodotti in Italia, e, per la maggior parte (dal 60 al 70% dei costi) neanche in Europa. Quindi anche uno studente di economia al primo anno avrebbe saputo che l’indotto non ne avrebbe beneficiato.
Tanto per cominciare le aziende, per poter usare il bonus accumulato, avrebbero dovuto fatturare di più.
Come ovvio il sistema politico, il cui obiettivo è la sua autoperpetuazione e quindi la ricerca del consenso, non ha tenuto conto della resilienza del sistema Italia, nel quale le furbesche e consolidate brutte abitudini non sono facilmente eliminabili.
In concreto le cose sono andate come dovevano andare, visto che le aziende edili lavoravano (lavorano) molto in nero, con un conseguente e correlato ricorso alla finanza molto limitato, che ha consolidato evidentemente un vero e proprio limite alla crescita economica ed aziendale.
Pertanto come si poteva pensare che gli “specialisti del lavoro in nero” allorchè prendono un nuovo lavoro, paghino il 50% delle forniture in anticipo, quando, per di più, se gli stessi vengono pagati con un credito fiscale esauriscono la loro liquidità, atteso, altresì,  che il sistema bancario non può concedere ulteriori finanziamenti, in quanto lavorando al nero le imprese sono sottocapitalizzate e quindi hanno un merito creditizio molto limitato. Non raccontiamo poi che si poteva pensare realmente che si sarebbe utiilizzato – se non in minima parte – il nero accumulato per pagare gli anticipi dei cantieri. Allora… si cede il credito, in cambio di cash, rigorosamente in nero. Infatti si continua come prima, con il nero accumulato che non verrà mai fuori.
Inoltre chi compra il credito fiscale? Chi già paga le tasse. Quindi la compravendita si traduce in una perdita secca per lo Stato,  neppure compensata dall’emersione del nero e dall’aumento del fatturato, che poteva rendere conveniente l’utilizzo del credito per detassare gli utili.
Naturalmente gli elettori si lamentano, dimenticando anche chi hanno votato, come pure dimenticano che il provvedimento è stato votato oltre che dai 5 Stelle, anche dalla Lega e a suo tempo avversato peraltro dal PD e FDI. Ma su questo stendiamo un pietoso velo.

 

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  • Redazione

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