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IL NUCLEARE NELLA TASSONOMIA SOSTENIBILE

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di Franco Torchia

Molto interessante l’articolo della scienziata Laura Luigia Martini pubblicato sul “Nuovo Giornale Nazionale” che ripropone un tema a me caro.
La questione della tassonomia sostenibile la cui normativa è stata approvata dalla Commissione europea a gennaio dello scorso anno.
La scienziata, ingegnere nucleare, pur non citando mai la parola nucleare offre a me l’occasione di farlo.
L’ho fatto già in passato, proprio in occasione del varo della norma europea, ed oggi a distanza di 20 mesi, mi sono veramente convinto che il nostro Paese si può dire, in qualche modo, fortunato perché quando la Commissione europea ha deciso di inserire tra gli investimenti sostenibili il gas e il nucleare, la guida del governo italiano era ancora saldamente nelle mani di #MarioDraghi ed il ministro dell’Ambiente era #RobertoCingolani.
Eppure anche in quelle condizioni favorevoli molti politici italiani hanno assunto posizioni avvilenti, intrisi di provincialismo, lottando contro la proposta della Commissione di includere il nucleare e il gas nella tassonomia, senza sapere che si trattava di una semplice classificazione delle tecnologie, delle fonti energetiche, che veniva indicata agli investitori per realizzare gli obiettivi del green deal europeo.
In genere a parole sull’inquinamento zero fissato dall’Unione europea sembriamo essere tutti favorevoli ma quando si tratta di scegliere, di decidere ecco allora che iniziano i distinguo e si mettono in moto tutte le autodifese ed a spron battuto si ripetono le stesse frasi come una cantilena, ovvero quelle di utilizzare solo le fonti rinnovabili, la cui produzione nonostante negli ultimi anni sia stata continuamente in crescita si aggira attorno al 35% , in particolare il fotovoltaico, destinatario di enormi risorse finanziarie, altro che bonus 110, riesce a malapena a coprire il 10 % del nostro fabbisogno energetico nazionale.
Senza nemmeno ragionare quindi ma soltanto con fini ideologici come è successo quando in seguito all’incidente nucleare di Chernobyl nel 1986 l’Italia con un errore clamoroso votò un referendum per rinunciare alla costruzione di centrali elettronucleari la cui progettualità era già in stato avanzato.
Quella data per il nostro Paese ha segnato un punto di non ritorno.
L’Italia in quel periodo era all’avanguardia nella ricerca nel settore dell’energia nucleare a fini domestici e aveva raggiunto dei primati invidiabili in tutta Europa.
Tutti i partiti, per paura di essere attaccati dai cittadini, si schierarono a favore del referendum. Tutti tranne i Repubblicani che, purtroppo, essendo una minoranza persero la battaglia.
Quella battaglia, tuttavia, la persero tutti gli italiani che, da quel momento, sono stati costretti a importare energia elettrica dalla vicina Francia, paradossalmente prodotta da centrali nucleari per le quali continuano a lavorare eminenti scienziati italiani, costretti dopo il referendum ad abbandonare il proprio Paese.

 

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  • Redazione

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