La Natura si autoregola a perfezione
Un altro argomento che irrita i timorati del clima è l’impressionante rinverdimento del pianeta.
Scoperto tardivamente grazie ai rilievi satellitari dell’ultima decade del secolo, ha fatto cadere dal pero gli sbigottiti scienziati dall’Armageddon antropico.
La “mortifera cioddue” – come diceva, ancora prima delle rilevazioni satellitari, il ‘vituperato’ Prof. Zichichi – ha fertilizzato la vegetazione e prodotto un aumento netto della superficie verde dell’equivalente di due Nordamerica.
Smentendo, così, le Cassandre climatiche – come Al Gore – che preconizzavano un futuro a breve termine di desertificazione incombente.
E il presidente trombato ci ha guadagnato pure un Nobel per le sue profezie da Mago Otelma, come l’imminente scomparsa dei ghiacci estivi nell’Artico, che stavano ancora là a bloccare il passaggio di Nord Ovest, a luglio inoltrato.
Per maggior insulto dei climalterati, livelli alti di anidride carbonica fanno chiudere anche gli stomi delle foglie, riducendo traspirazione e fabbisogno idrico.
Non solo – aggiunge la NASA – ma il greening frena il riscaldamento del pianeta. Insomma, la Natura si autoregola molto meglio delle draconiane agende climatiche che promettono improbabili benefici per l’ambiente ma sicuri danni per l’economia.
Come l’utopico progetto di mettere al bando i concimi azotati (secondi alla CO₂ nella hate list dei climalterati), indispensabili per i volumi di produzione agricola, che servono a sfamare il pianeta, gravandoli di tasse ecologiche e pretendendo di sostituirli con scarse o costosissime alternative.
Quanto i concimi azotati siano importanti per il ciclo economico dell’agroalimentare è dimostrato dal pesante aumento dei prezzi causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, da cui passa oltre 1/3 di essi.
Come per la cosmetica, la deindustrializzazione green che ha solo spostato verso Oriente produzione ed emissioni, i diktat climatici – soprattutto nel vecchio continente stanno mettendo a repentaglio il settore agricolo e la sicurezza alimentare.
Stanno distruggendo tessuto economico e industriale in cambio di un ipotetico salvataggio da un’altrettanto ipotetica Apocalisse climatica.
Non è un caso che i primi ad abboccare a questa narrazione siano quei fessi che si incollano all’asfalto delle nostre strade e lanciano zuppe sui dipinti nei musei. Il tutto sotto il benevole e condiscendente sguardo dei sacerdoti della climatologia antropica.





