
di Bruno Chiavazzo
Svegliarsi al mattino e sentire la prima notizia: 5 operai morti sulla linea ferroviaria Torino-Milano. E pensi che mentre tu dormivi cinque persone lavoravano di notte per sostituire dei binari per consentire a te che dormi di viaggiare in sicurezza. Ma alla loro sicurezza chi ci pensa? Nessuno. Si chiamavano Michael Zanera, 34 anni, di Vercelli; Giuseppe Sorvillo, 43 anni, di Brandizzo; Saverio Giuseppe Lombardo, 52 anni, di Vercelli; Giuseppe Aversa, 49 anni, di Chivasso; Kevin Laganà, 22 anni di Vercelli. Travolti da un locomotore che viaggiava a 160 Km/k. Non riesco ad immaginare la scena. Adesso ricomincerà la sarabanda dello scarico di responsabilità, l’apertura di un’inchiesta giudiziaria che si concluderà tra qualche anno, quando nessuno si ricorderà più dei 5 disgraziati la cui unica colpa era quella di lavorare di notte, al buio per permettere a noi di viaggiare sicuri e non perdere un minuto di tempo per portare avanti i nostri affari, le nostre paranoie, gli impegni, le scadenze. Loro non ci sono più, forse come diceva un vecchio film sono in paradiso a sistemare qualche altro binario. Le loro famiglie, i loro figli, resteranno per sempre traumatizzati nel ricordare la triste fine dei loro cari mentre gli andava addosso un treno lanciato a tutta velocità. Ma non è la locomotiva anarchica e proletaria cantata da Guccini che si scagliava contro l’ingiustizia, no semplicemente un locomotore ignorante che manco sapeva che sul quel binario c’erano cinque operai al lavoro. Un banale difetto di comunicazione che però ha tranciato cinque vite. Per qualche giorno ne parleranno i giornali, le televisioni, si andranno a spulciare i contratti, sindacalisti che grideranno contro le “morti bianche”, la ditta appaltatrice che sicuramente avrà qualche scheletro nell’armadio, le Ferrovie dello Stato, i cui vertici nominati dal governo, faranno la faccia compunta davanti alle telecamere ed esprimeranno il loro cordoglio per poi passare a quello che più gli interessa: consolidare la propria posizione e il lauto stipendio. Insomma il vecchio proverbio: chi muore giace e chi vive si dà pace. Anche noi prenderemo un altro caffè, accenderemo il computer e scriveremo qualche altra cosa perlopiù inutile. The show must go one, lo spettacolo d’arte varia della vita deve proseguire per noi, per loro no. Per loro cinque lo spettacolo è finito, il treno è arrivato alla stazione.





