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Trump, torna dalla Cina con quale risultato?

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USA - Cina

Lo “strappo” con l’Europa è transitato anche intorno alla vicenda iraniana

La formula usata era: CVD. Al termine dei processo logico che serviva per dimostrare, in un teorema, la veridicità della tesi di partenza, si inseriva quella sigla: Come Volevasi Dimostrare. Ognuno di noi ha avuto modo, almeno un volta, di incontrarla.

Trump torna a casa. Qualcuno, tra essi “il Giornale”, dice che ha vinto.

Non credo. È stato ricevuto da chi, in questo momento, esprime la forza vincente in ogni campo. È stato trattato da ospite graziosamente ammesso a partecipare a qualcosa. Che si sia discusso di quello che Trump voleva, e come voleva, è a mio parere una fola. Ma c’è tempo per capire meglio cosa è successo.

Quello che invece è chiaro è che lo “strappo” con l’Europa è transitato anche intorno alla vicenda iraniana. Che aveva tre focus: no l’atomica, la libertà dello Stretto di Hormuz, il contrasto all’allargarsi della rilevanza di Israele sullo scacchiere medio orientale ed africano.

L’ho già scritto: in realtà a Trump interessava solo il primo “quesito”. Delle difficoltà o rincaro dei costi per transitare sullo stretto non gliene fregava nulla o quasi. Sulla sicurezza di Israele anche: si è sostenuto che Netanyahu avesse “costretto” Trump a seguirlo in una guerra.

Io non credo: ma anche fosse, a questo punto Trump si ritira. E la cosa è chiara come il sole. L’attacco alle posizioni di Israele è venuto dall’Iran ed ha coinvolto nello scontro tutti i Paesi arabi che “reggevano” un’ipotesi di presenza occidentale in medio oriente.

Dopo l’incontro non è previsto un ridimensionamento dell’Iran; e, anzi, se davvero si pagherà per attraversare lo Stretto di Hormuz, l’Iran ne uscirà rafforzato. Lui ed i suoi alleati.

E con lui Hezbollah, gli Houti, i Pasaradan…

Trump ha fatto i suoi affari. Forse. D’altronde, la guerra era sua e non nostra. Ed ora tutto il resto è sulle nostra spalle: mica possiamo lamentarci.

Dopo aver preso atto che se non si diventa Europa in prospettiva breve, si farà la vita da mendicanti, perché Cina + alleati e USA tra loro un accordo lo trovano, si stanno dividendo l’egemonia sul mondo e a noi toccherebbe solo scegliere chi ossequiare, nell’immediato vivremo una crisi economica che, tra approvvigionamenti, inflazione importata e cambio di destinazione di capitali e prestiti finanziari, ci farà vedere i sorci verdi.

Argomento questo che, essendo di economia, come già detto, non intendo trattare avendo verificato l’impossibilità di confronti: ma ci sarebbe da discutere molto seriamente.

In più dovremo decidere anche come riconfigurare la gestione dei rapporti con Israele. Perché quel Paese sarà attaccato più di prima, la sua sicurezza di vita sarà più ridotta di prima e risponderà agli attacchi con la forza più di adesso.

Il “come” è per me una certezza, che mi spaventa ma che non so condannare del tutto: risponderà sino alle estreme conseguenze. E l’antisemitismo, ormai tutt’altro che strisciante in Europa, sarà di grande ostacolo a ragionare pacatamente.

Dunque, se il problema di crisi economica sarà grande, quello politico sarà immenso.
Limitarsi a dare scomuniche a Netanyahu è un modo comodo per ignorare cosa ci aspetta.

Continuiamo pure a parlare di genocidi, peraltro esclusi dalla Corte Penale Internazionale ma ancora ripetuti perché utili per alcuni a fare un po’ di sciacallaggio politico, ed avremo da dimostrare il teorema che alla fine, “morto” Netanyahu, tutto si sistemerà.

Io propendo per la tesi opposta. Ho il terrore di dover ripetere su questo un tristissimo: “come volevasi dimostrare”.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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