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Italia: ancora una frammentazione da Medioevo

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Le manovre della borghesia meneghina in vista delle prossime politiche

Lo scorso 29 marzo sulle pagine del Corriere della Sera è uscito quello che può sembrare un articolo ma, in realtà, è la chiamata alle armi della borghesia meneghina che guida quella di tutto il Paese.

L’articolo porta la firma di Paolo Mieli, già direttore dello stesso quotidiano ai tempi di Tangentopoli poi passato ad altri importanti incarichi tra cui quello di dirigere il programma di storia della Rai.

Qualcuno potrebbe osservare che le pagine di storia sono unidirezionali ma questo è in linea col personaggio e con l’intellighenzia nostrana che ha il cuore a sinistra ma il portafogli ben piantato a destra.

Il Corriere della Sera, come tutto il gruppo RCS è della Cairo Communication, società per azioni presieduta da Urbano Cairo che è anche proprietario de La7 Spa.

Il direttore Mieli in questo articolo annuncia che la sinistra (dov’è?) deve discutere sì di programma ma, soprattutto, designare il candidato premier (avverto i lettori che in Italia la figura giuridica del premier non esiste, bensì c’è quella abbastanza vuota di poteri della presidenza del consiglio).

Dopo di che, entra a gamba tesa sull’unico interesse del Mieli e dell’illuminata e ricca intellighenzia milanese e si interroga alludendo chiaramente alle primarie “Una volta redatto e controfirmato il programma si pone il problema dei problemi: che senso ha porre in competizione, Schlein e Conte, i principali sottoscrittori di quel documento?”.

A questo punto, non stabilendo quali sarebbero i contenuti di questa presunta sinistra italiana, sfodera la decisione a cui fa da portavoce: le primarie tra Schlein e Conte sarebbero di esito incerto e non avrebbero un effetto rasserenante sull’elettorato del centrosinistra.

L’incertezza del voto gli fa compiere l’ultimo strappo, affermando, sempre a riguardo del fantomatico centrosinistra nostrano, che ha mostrato di gradire maggiormente le «primarie di incoronazione», quelle in cui ci si reca ai gazebo per consacrare un candidato precedentemente individuato dai leader.

Alla fine di questo “democratico ragionamento” afferma che, fermo restando che negli altri Paesi si usa che il candidato premier sia, per vie naturali, il leader del partito più forte della coalizione, se primarie devono essere, a nostro avviso, Schlein e il suo partito farebbero bene a tener duro sui punti più qualificanti del programma e lasciare a Conte il ruolo di competitore contro Giorgia Meloni.

La conclusione è fantastica; infatti, con nonchalance afferma che Conte appare in grado di stabilire una miglior connessione con l’elettorato moderato e con il ceto delle competenze.

Schlein, cedendogli lo scettro, eviterebbe una contesa insidiosa, dai probabili risvolti destabilizzanti. Sarebbe prova di saggezza da parte sua cedere il passo a un leader che ha vent’anni più di lei.

L’alta borghesia meneghina e italica attraverso la Cairo Communication che già ha concesso, da anni a La7, il ruolo di porta bandiera dei 5 Stelle con un’infinita serie di trasmissioni ora ripropone il Conte bis, che distinse la sua vasta opera di indebitamento pubblico attraverso superbonus, reddito di cittadinanza e tante altre amenità.

Come per magia pochi giorni dopo avviene una seconda incoronazione Giuseppi Conte è stato beccato dal quotidiano Libero a pranzo, martedì a Roma, con Paolo Zampolli, imprenditore italo americano uomo di Donald Trump, una sorta di ambasciatore privato con la carica di “inviato speciale per le partnership globali”.

Come è possibile che Conte, leader di un movimento che definisce Trump “bullo e gangster”, si incontra con l’ambasciatore per l’Italia di Trump? Forse come faceva il PCI che urlava nelle piazze il suo anticapitalismo ed antiamericanismo ma si faceva affiancare dal colonnello dell’MI6 Ralph Merryl? Così fa Giuseppi per cui non si comprende quale sia il motivo di silenzio della Schlein e del PD.

Sommessamente ci permettiamo di fare alcune semplici considerazioni. La prima è quella nella quale si nota il fatto che gli americani, intelligentemente, si stanno preparando ad un eventuale cambio nel caso ci dovesse essere.

Una seconda considerazione è che siamo, come paese, lontano anni luce da tutti gli altri. Infatti, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania tengono una loro precisa posizione in uno spirito unitario nazionale in cui dalle opposizioni interne non ci sono contrapposizioni.

Da noi, purtroppo, prevale ancora una volta la folle ricerca di volere la benedizione
straniera. Siamo ancora nel tardo Medioevo dove il rapporto tra i principi italiani e i regnanti europei faceva emergere una profonda divergenza strutturale: mentre l’Europa occidentale si avviava verso monarchie nazionali centralizzate (Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Germania), l’Italia medievale si caratterizzava per una frammentazione politica, dominata da comuni, signorie e principati territoriali che chiedevano la benedizione dei regnanti europei.

E siamo ancora a quel punto!

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