Il Cristo, percepito come nemico dell’Impero, fu condannato per reati di tipo politico
E’ tempo di Santa Pasqua e a volte ripenso a un parroco della mia città che durante la sua omelia ha stigmatizzato che il genere umano è volubile e cambia idea molto in fretta, sempre pronto a seguire il pifferaio magico di turno.
Gesù fu accolto a Gerusalemme con le palme da una folla che lo acclamava con gioia e sette giorni dopo fu condannato alla crocefissione dalla stessa.
Mi sono chiesto, ascoltando quelle parole, come fosse possibile un simile comportamento, ma non ho trovato subito una risposta.
I Vangeli sinottici sono stati depurati da ogni tipo di motivazione politica, come a voler additare come unici responsabili della morte di Gesù gli ebrei.
Il processo di Gesù è stato il più ingiusto della storia dell’umanità condotto dall’amministrazione romana di Gerusalemme.
Il Salvatore nei Vangeli rimase coperto di sangue rassegnato in attesa della decisione della folla accanto a Pilato che domandava: “chi volete libero Gesù o Barabba?”
La folla, com’è noto, rispose: “Barabba”.
Per alcuni iniziò un tremendo dramma rappresentato dalla Passione, ma, in realtà, cominciò la più grande avventura che l’umanità si sarebbe trovata a intraprendere, che avrebbe dato speranza a tutti gli uomini e donne di buona volontà.
I romani videro nel Cristo una figura politica, un nemico politico dell’Impero, nonostante la sua predicazione di carattere spirituale e religioso; non avrebbero infatti mai messo a morte un uomo per aver diffuso messaggi di pace. La realtà è che Gesù fu appunto condannato per reati di tipo politico e, proclamandosi re dei giudei, violò la legge romana1.
Inoltre, i due ladroni crocefissi insieme a lui e descritti come Zeloti erano rivoluzionari politici.
In molti pensano che l’ingresso di Gesù a Gerusalemme fosse una vera sfida verso il governo di Roma. Secondo la versione classica il suo arresto nell’orto del Getsemani fu eseguito da una turba di uomini, circa venti.
Nel testo Greco originale si legge il termine “Speiran”, una corte romana che, in genere, è condotta da un decimo della legione romana, ovvero da cinquecento soldati2.
Nei Vangeli ci è sembrato di percepire il tentativo di scagionare Roma e, dunque Pilato, da ogni responsabilità per la sua morte. Ad esempio, molti studiosi hanno asserito che, a quel tempo, non esistesse alcuna consuetudine per la Pasqua di liberare un prigioniero scelto dalla folla 3.
Personalmente, mi sono fatto un’idea precisa, che il Nazareno non rappresenti una leggenda, perché è il personaggio più documentato della storia.
Non vale nemmeno la tesi diffusa che siamo tutti come San Tommaso, ovvero che crediamo solo in ciò che vediamo, perché, pur non avendo visto nemmeno personaggi del passato come Giulio Cesare, Alessandro Magno o Lorenzo il Magnifico, non li mettiamo in discussione.
Gesù ci ha promesso che saremmo resuscitati e saremmo vissuti felici e giovani dinanzi a Dio, insieme ai nostri cari; allora perché non provare a seguirlo per vedere se tutto ciò è vero?
1 Baigent, R. Leight, H. Lincoln, l’eredità messianica, cit. pag. 59.
2 Ibidem, pag. 62.
3 Baigent, R. Leight, H. Lincoln, il Santo Graal, cit; L. Manglaviti, Cerco il figlio, cit. capitolo “Excursus un po’ per gioco e un po’ no”, 2011.





