Home Opinioni C’È UN PREZZO DA PAGARE NEL TRADIMENTO DEL WELFARE EUROPEO

C’È UN PREZZO DA PAGARE NEL TRADIMENTO DEL WELFARE EUROPEO

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In Europa si balla su uno spartito che sembra scritto per sonnambuli che si agitano fuori da un contesto storico, dove gli ottimati cooptati hanno una sola nota di riferimento: quella del dirigismo burocratico .

Guardando al dramma produttivo delle grandi e piccole imprese si denota una depressione che va ben oltre il normale stato d’animo che una volta era salvaguardato dalla presenza di uno storico welfare.

In Italia oltre ai problemi comuni della crisi industriale europea di aggiunge l’esigenza di affermare l’idea di portare una linearità di comportamenti nella politica del Bel Paese. Comportamenti basati sulla storica liberale tripartizione dei poteri (che sarebbe un’aspirazione saggia), la quale in realtà cozza contro una cultura del trasformismo ideologico dove tutto viene contrattato molte (forse troppe) volte in modo carsico, snaturando così la sostanza dei ruoli e dei poteri a partire da quelli del Presidente della Repubblica.

La gestione del CSM è lì a testimoniarlo, giorno dopo giorno.

Questo dato di realtà ha portato a trasferire una lottizzazione dei poteri nel labirinto di un’informazione che non informa e troppe volte viene usata come sottile contropotere, se non addirittura come strumento di potenziale ricatto o condizionamento.

Per i meno ingenui c’è un elenco lunghissimo da cui si possono attingere notizie .

L’utilizzo degli strumenti di comunicazione – tv e giornali – come protezione o potenziale strumento di censura è tuttora una costante usata giornalmente da giornalisti e/o editori .

I nomi sono noti a tutti !

Una costante guerra in uno stagno torbido e fangoso si presenta ogni giorno creando danni di immagine e credibilità.

Per uscire da questa situazione tragica servirebbe avviare una vera riflessione su un progetto che abbia come obbiettivo una Costituzione europea vera, con basi federali e con un esclusione totale di soggetti tossici di ottimati cooptati.

Senza sanare preventivamente l’ambiente dai veleni e far funzionare regole condivise ogni sforzo è vano. Su questo orizzonte che non c’è la dovuta consapevolezza che è l’unica strada per salvare la cultura politica e giuridica di un paese democratico.

Le dinamiche pretestuose dei nostri giorni – produzione del nulla più assoluto – costringono ad un intervento del ministro della giustizia Nordio per dare un segnale di chiarezza sui singoli ruoli e sulle demenziali pretestuosità che vorrebbero colmare un vuoto ma mettono solo a nudo l’impotenza di una brand di presunta sinistra che scimmiotta le dinamiche degli influencer da marciapiede.

Marchette, marchette e solo marchette non fanno una politica: ieri Rossi, poi Green, dopodomani si sceglie secondo moda di giornata.

La regola di Elly Schlein come bussola non sembra che abbia una minima consistenza e possa avere radici che meritano di attecchire, nonostante appartenga alla mirabile scuderia di Soros, il teorico dell’abbattimento del welfare europeo.

Forse maggiore attenzione andrebbe posta su quello che sta emergendo, anche politicamente, in Germania dove c’è il rischio, dopo il tradimento e il suicidio politico dei PSE, espressione di Tiemmermans, di ritrovarsi in uno stato confusionale dopo le elezioni europee .

Sfasciata la concertazione, il welfare e la cogestione per l’effetto green, in Germania si rischia a sentire l’eco del vecchio passo l’oca.

Prestare attenzione a quello che bolle in pentola nei grandi agglomerati produttivi specialmente in Germania è un obbligo per capire bene giustizia e distinzione di ruoli che tendono a farsi confusi: la sfiducia nella burocrazia fa il resto.

Un contesto dove anche il sindacato (europeo e italiano) appare congiuntamente agli attuali gruppi dirigenti un po’ troppo spaesato .

Quello che si osserva e che più che un’azione efficace legata alle problematiche della cultura del lavoro, i gruppi dirigenti interagiscono solo sul piano di un percorso burocratico e parolaio, mentre servirebbe attualmente corpi intermedi della società impegnati a saper giocare un ruolo propositivo da veri protagonisti.

E il senso del green come cultura di propaganda stiracchiata, in realtà inizia a dare alla nausea in molti ambiti della società e proietta lo scontro tra chi punta al primato della finanza -anche a costo di sostenere dinamiche di guerra – e chi vuole un giusto e equo mercato nella gestione e sfruttamento delle materie prime e, in primis, la strada di una saggezza culturale e politica centrata sul riconoscimento geopolitico della multilateralità.

L’Europa per esistere deve dimostrarlo nei fatti concreti con una politica saggia che appoggi sulla sua storia e sulle sue radici, che sono basate su quello strumento decisivo che chiama welfare.

Oggi questa politica e stata tradita così come l’idea del socialismo liberale da un presunto leader europeo come Frans Timmermans .

Il risveglio politico dopo le elezioni europee sarà di certo un certificato molto ma molto duro da registrare.

Serve già oggi averne preventivamente consapevolezza .

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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