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CRONACHE DI UN SUICIDIO EUROPEO

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L’Europa si sta suicidando, grazie a politiche assurde, autolesioniste, ideologiche, prone alla follia della finanza internazionale e all’assurda postura Usa che, con l’intento di staccare i Paesi europei, e in particolare la Germania, da Russia e Cina, sta affossando l’economia e il welfare dell’intero Vecchio Continente.

I maggiori responsabili di questo suicidio ormai alle porte sono i verdi e i socialisti, con il risultato che la politica dell’Unione Europea, che vede il Ppe al carro del socialista Timmermans, sta alimentando una reazione che suscita un’ondata conservatrice, ma anche una forte presenza in crescita dell’estrema destra.

E questo è un indicatore di quanto potrebbe accadere in tempi assai prossimi, così come è all’orizzonte una tensione sociale che potrebbe sfociare in rivolte pesanti, delle quali la Francia ha già dato qualche esempio.

Credo sia ora di fare chiarezza su alcune questioni, mettendo a segno alcuni punti fermi.

Negli Usa ci sono i Rino (Repubblicans in name only), ossia i repubblicani che lo sono solo di nome ma, di fatto, sono simili ai Dem (vedi Bush e Clinton: porte girevoli).

In Europa ci sono i Sino (Socialists in name only), ossia i socialisti solo di nome, mentre di fatto sono gli agenti della finanza internazionale, del World Economic Forum e della cupola di oligarchi sedicenti filantropi che intendono governare l’intero mondo (ormai sconfitti dalla realtà di una gran parte del mondo che li sta mandando a quel paese).

Dopo la caduta del muro di Berlino, socialisti e socialdemocratici autentici sono stati in vario modo eliminati dalla scena politica, mentre sono rimasti in essere i loro marchi, acquistati sul mercato della politica dalle élite al servizio della finanza.

In Italia a chiudere la vicenda socialista è stata l’operazione Mani Pulite, che ha delegittimato Bettino Craxi e lo ha mandato in esilio.

L’operazione, partita come è ormai stato ampiamente appurato, con gli input degli Usa Dem e Rino, ha consegnato l’Italia al pateracchio ulivista, con il compito di svendere il Bel Paese, come è stato progettato sul Britannia ed eseguito successivamente con determinazione.

Svendita a tutto favore delle multinazionali e dei colossi finanziari.

Quel che è rimasto dei socialisti e dei partiti della Prima Repubblica si è trasformato in brand in vendita o in un cimitero di lapidi, con la conseguenza che qualche illuso si è accasato nell’Ulivo e nel Pd, rosicchiando gli ossi sotto il tavolo, e altri si sono collocati direttamente nel lapidarium delle nostalgie.

Sarebbe interessante se alcuni socialisti storici uscissero allo scoperto per sconfessare, sbugiardare, diffidare chi usa un brand che nulla ha a che fare con la storia della sinistra europea per fare la politica della sinistra democratica Usa, portatrice di disvalori come l’ideologia woke.

Fare chiarezza significa aiutare a sgomberare il campo dagli equivoci che ascrivono personaggi come Borrell o Timmermans alla sinistra, mentre non sono altro che esecutori di logiche di provenienza Dem Usa che stanno portando l’Europa al suicidio.

E qui si arriva al punto dolente di una situazione in atto e in rapido deterioramento.

Non amo particolarmente i gesuiti, per la loro tendenza alla dissimulazione e alla doppiezza, ma nell’ultimo numero di Domino (6/2023) ho trovato alcune considerazioni che sono perfette nel descrivere l’attuale pericolosa deriva del Vecchio Continente.

Il gesuita e teologo tedesco Erich Przywara, citato da Pietro Mattonai, afferma: “L’Europa è portatrice di frutti come Eurasia e come Eurafrica ma, da sola, è semplicemente un magazzino”.

L’attuale politica degli Usa di Biden, che ha tagliato i ponti con la proiezione euroasiatica, non solo ha messo in ginocchio la Germania, ma ha fatto del Vecchio Continente il magazzino della Nato, rendendo l’Unione Europea un cadavere ambulante.

La miopia di una visione Nato che guarda solo a pericoli a Est (vedi guerra Russia – Ucraina) e che fa leva sull’avversione alla Russia dei Paesi baltici e della Polonia, ha lasciato completamente scoperta la proiezione euroafricana, dove si stanno giocando le vere partite del controllo delle materie prime e dove la Russia e la Cina sono presenti in forma ormai egemone.

Miopia e astigmatismo degli Usa di Biden si riflettono nella miopia e nell’astigmatismo della Nato e nell’impotenza dell’Unione Europea, ridotta a mercato e magazzino dell’Alleanza Atlantica.

Non è un caso che Biden voglia la Von der Leyen alla segretaria generale della Nato, in quanto la signora Ursula si è dimostrata una perfetta esecutrice di tutte le politiche e le ideologie giunte da oltreoceano ed elaborate nei pensatoi guidati dalla cupola finanziaria.

Un altro gesuita, in questo caso Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, sempre su Domino (6/2023) ci ricorda alcuni fondamentali, ossia che “capire le cause di un evento non significa giustificarlo, ma semmai porre le basi per risolverlo” e che “la storia della seconda guerra mondiale dimostra che è impossibile costruire un ordine mondiale con una potenza umiliata e in cerca di rivalsa”.

La prima questione riguarda l’insieme di idioti che  invece di capire cosa sta accadendo, cercandone le cause e tentando di prevederne gli effetti, chiede solamente di schierarsi nella solita logica di Buoni e Cattivi, nota come “schema di Cappuccetto Rosso”.

La seconda, molto più grave, riguarda sia la Russia, sia l’Europa.

George Kennan aveva avvertito della necessità di contenere la Russia, ma non di umiliarla, cosa che la squadra delle “porte girevoli” (Dem e Rino) ha ignorato, andando con la Nato, come ha riferito Francesco a proposito di quanto gli aveva detto un capo di Stato, “ad abbaiare alle porte della Russia”.

Il tema dell’umiliazione, tuttavia, non riguarda tanto la Russia, quanto la Vecchia Europa.

L’attuale politica Usa di Biden & Co. sta umiliando gli Stati europei e, mettendo in ginocchio economie e welfare, sta innescando una bomba sociale che è pronta ad esplodere. La Francia ha già dato segnali preoccupanti proprio in questi giorni, ma un ulteriore impoverimento delle popolazioni potrebbe dare adito a rivolte incontrollabili.

In ogni caso, visto che i Dem Usa sono fautori della cancel culture, dovrebbero, al contrario, studiare attentamente la storia, perché il nazismo è nato dall’umiliazione della Germania dopo la prima guerra mondiale e non è un caso che proprio in Germania stia crescendo a ritmi sostenuti il partito di estrema destra, che nei sondaggi ha ormai superato il 21 per cento.

Una delle follie della sedicente sinistra, di fatto lacché del pensiero unico politicamente corretto, è stata quella di fare dei nazisti ucraini (vedi Azov) degli eroi combattenti per la democrazia e la libertà, aprendo le porte ad un revisionismo utilitarista che ora presenta il conto, perché se non sono nazisti quelli della Azov non lo sono nemmeno quelli delle formazioni di estrema destra presenti nei vari paesi e questo grazie alla folle narrazione dei media asserviti alla logica in base alla quale, pur di schierarsi, si dimentica di guardare la realtà.

L’Europa deve decidere se vuole essere un magazzino, un mercato di consumatori poveri o vuole continuare ad essere una realtà industriale, produttiva, capace di sviluppare benessere.

Se chi ci ha condotto sin qui è identificato benissimo, a cominciare dai sedicenti socialisti europei, è ovvio che la prima questione che si pone è metterli da parte, per cambiare radicalmente politica.

Questo è compito, in primo luogo, del Ppe, che deve superare le sue ambiguità.

C’è poi una questione che riguarda l’Alleato principale, ossia gli Usa.

Solo una vittoria dei repubblicani può interrompere una deriva ideologica che sta facendo disastri in tutto il mondo e sta regalando l’egemonia mondiale a Cina e Russia.

I prossimi mesi saranno decisivi, sia in Europa, sia negli Usa.

L’Ucraina, in tutto questo scenario, non è la barriera contro le autocrazie a difesa della libertà, ma l’agnello sacrificale di una deriva ideologica che ha corroso gli Usa e che è metastatizzata in Europa grazie all’acquisto dei brand socialisti da parte della cupola finanziaria che, dietro le quinte, manovra la politica americana.

La Russia ha le sue indubbie colpe, ma non è esente da colpe anche chi ha abbaiato alle porte di Mosca.

La colpa principale delle leadership europee è di non avere una propria politica, una visione, una capacità prospettica.

Chiusa la porta ad Est, per un tempo indefinito, ma lungo, rimane apertissima e strategica la porta del continente africano. Qui l’Italia ha molto da dire e molto da fare, ma per avere una politica euroafricana europea è necessario cambiare la governance dell’Unione, perché quella odierna è fallimentare.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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