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LA SPECIE ALIENA

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Da un tempo indefinito, l’uomo coltiva dentro di sé il “sogno” (Veda) di una forma o specie aliena, cioè altra da se stessa.
Ma, si tratta essenzialmente (Heidegger) di ciò che (κατὰ τὸ χρεών), anticamente, attiene al “sub-strato” o, in Aristotele, la “sostanza” della cosa in sé e per sé.
Almeno dal “tempo” di Purusha, seguiamo lo schema, la tesi, in vero ciò che è il sogno di una specie aliena capace di completare, alla maniera stessa di Kurt Godel, il computo dell’esistente.
In breve, una sintesi completa di tutti gli essenti che sarebbero e non potrebbero non essere tali.
Da tempo indefinito, questo più antico sogno attraversa il substrato della specie che diciamo umana, assumendo diverse forme; e, per ultima, quella del cyborg.
Nell’attualità, possiamo dire che soltanto l’essere – di Parmenide, “Il Vegliardo” (Veda) – resta, rappresenta ed “è” sin-tesi (synthesis) unitaria di sostanza (substrato) e forma, sia nel tempo – secondo la dizione di “fato antico” in Giorgio de Santillana – che nello spazio – secondo la dizione di “fato moderno” sempre nello stesso Autore.
A tale proposito, insieme a Hertha von Dechend, gli Autori di “Il mulino di Amleto” dicono che, rispetto al linguaggio degli antichi, “Parmenide ha scoperto o inventato lo spazio”.
Nell’attualità abbiamo intrapreso la costruzione di una nuova forma di linguaggio, sempre binario, che è quello dell’Intelligenza cosiddetta “Artificiale”. Siamo cioè alle prese con un nuovo sogno.
L’IA si basa su enti virtuali e arbitrari, sempre alfa-numerici, privi quindi in sé stessi di ciò che abbiamo detto sia il substrato o sostanza della cosa in sé e per sé. E cioè enti soltanto formali, e purtuttavia, mediante specifici processi di fabbricazione, percepiti da noi utenti in modo sostanziale. Ma si tratta ancora di una specie, la nostra, che li percepisce mediante le forme che opportunamente vengono create.
Al termine della loro monumentale opera, gli stessi Autori si chiedono se sia possibile una nuova sin-tesi. Questa nuova sintesi non costituirebbe altro che una nuova specie, capace di realizzare il sogno della completezza, che permane, almeno dai tempi di Purusha.
Che sia il cyborg, che verrà, codesta nuova specie, o la Lucy di Luc Besson (2014) o anche la coscienza, localizzata o non, di Dan Brown (2025) o altro? Esattamente come, ad esempio e in passato, angelo, demone o dio.
E tuttavia, nell’attesa che il sogno possa diventare realtà, vale ancora ciò che sempre gli stessi Autori ci dicono: se esistono nuove sintesi possibili, esse sono oltre il nostro attuale orizzonte spazio-temporale.

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  • Redazione

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