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GIUSTIZIA, CASTA E POLITICA

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di Vito Schepisi 
S’immagini un ladro di polli che, pur non potendosi definire un pericoloso criminale, renda difficile la vita a chi ha un’azienda che commercia in polli.
Il ladro, infatti, per liberarsi della “refurtiva”, venderà sottocosto i polli sottratti agli avicoltori.
I risultati? La produzione di polli diminuirebbe, ma la richiesta nel mercato resterebbe costante.


Il danno diverrebbe globale. Chiuse le aziende, come s’andrebbe a risolvere una situazione del genere?
Importando polli! Cioè importando (naturalmente con costi superiori) i polli che gli avicoltori italiani producevano invece in Italia.
Gli occupati nel settore perderebbero il lavoro e l’erario italiano il gettito delle aziende e dei lavoratori del settore.
Un danno per tutto il Paese!
Mutatis mutandis … la stessa cosa accadrebbe per ogni cosa: commerci, imprese, professioni.
La stessa cosa accadrebbe anche qualora l’eccessivo potere di alcuni e l’uso discriminato delle loro facoltà determinassero situazioni avventate, irresponsabili, poco trasparenti o addirittura opache.
Se, ad esempio, nel campo della Giustizia, un Pubblico Ministero condizionasse la libertà d’un cittadino, senza che si sia rilevata una sua responsabilità o che sia stata provata una sua colpa, eserciterebbe la stessa azione del ladro di polli che, al solo contrario, ruba materialità.
Il Pubblico Ministero ruberebbe così la libertà di alcuni esseri umani, ne mortificherebbe l’onore, ne sottrarrebbe la credibilità (si sa che avrebbe persino la forza di cancellare le amicizie e di distruggere la vita sociale dei malcapitati), e danneggerebbe, dopo il singolo e/o l’impresa, anche l’intero Paese.
Proprio come s’è detto per le conseguenze delle azioni deprecabili d’un ladro di polli.
Ancor più grave del danno al solo individuo, quello all’intero Paese, perché taglierebbe il sistema delle scelte democratiche, perché modificherebbe il corso naturale della storia, perché metterebbe in discussione la fiducia per il pluralismo e per la democrazia.
Un danno sociale, perché, a vantaggio di altri, innescherebbe quel fenomeno che in sociologia è definito come “massa critica”, cioè la creazione d’un “punto di svolta in cui un sistema subisce un cambiamento significativo e irreversibile”.
Ed il sistema che subirebbe il maggior danno sarebbe quello che è articolato nella Costituzione Italiana.
L’uso smodato d’un potere trasformato in ferocia, se capace di motivare sentimenti ostili, ad esempio contro un politico con grande visibilità, sarebbe inaccettabile.
L’uso della “massa critica”, pertanto, come s’è detto, produrrebbe effetti incontrollabili sui più manovrabili, fino all’invocazione della violenza fisica.
Una professione che si rivolga all’esercizio del rispetto della legalità, pertanto, non può svolgersi senza dover dar conto ad un GIUDICE terzo che non sia, però, il suo collega d’associazione, o un membro della sua cordata (corrente), ovvero un signore legato alla sua futura carriera.
Tutte le attività, in democrazia, sono soggette al controllo di parti terze, non contigue, non cointeressate e non influenzabili.
Nella gestione della Giustizia, non si può consentire il pericolo della presenza d’un interesse di casta o politico … o addirittura d’un pregiudizio!
Una giustizia senza “Giustizia” cosa infatti sarebbe?
La “riforma Vassalli” del 1988, con il passaggio dal sistema inquisitorio – che implicava per il PM anche la raccolta delle prove a discarico dell’imputato – a quello accusatorio, ha modificato la “funzione” del Pubblico Ministero.
L’art 111 della Costituzione, infatti, con la legge costituzionale del 23 novembre 1999 (Inserimento dei principi del giusto processo), è stato modificato: ” … Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. …”
“Giudice terzo e imparziale”.
Appunto basato su principi come “separazione tra accusa e giudizio e maggior centralità del contraddittorio”.
Ciò che duole è che si debba ancor oggi (dopo 37 anni dalla “Riforma Vassalli”) discutere della necessità d’un Giudice terzo.
In questi 37 anni, quanti ladri di libertà e di giustizia hanno agito indisturbati?

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