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IL “GOVERNO DI LIBERAZIONE” PER LA SICILIA DI CATENO DE LUCA

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E’ partita l’iniziativa del “Governo di Liberazione” per la Sicilia, del leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca.

Un’iniziativa opportuna, anzi necessaria, che vuole smuovere le acque stagnanti della politica siciliana, impantanata in tristi vicende giudiziarie, che, a ben vedere, non riguardano solo il cosiddetto “cuffarismo”, ma investono l’intero centro-destra, con un governo dell’Isola il cui modello economico è basato sull’inazione, con conseguente decadimento economico, perdita di slancio e opzioni deteriorate.

A fronte della palude della politica siciliana, in cui l’opposizione appare assente e, in alcuni casi, consociata nella spartizione di incarichi e prebende per i territori in chiave elettoralistica, Cateno De Luca rilancia l’Autonomia Siciliana, ma, si badi bene, non il vecchio autonomismo di tipo riparazionista e rivendicativo, che attraverso l’ascarismo politico ha consegnato i siciliani alla subalternità centralistica. La proposta, invece, è quella di rilettura dello Statuto speciale finalizzato, prima ancora che alla sua riforma, ad una attuazione al passo con i tempi, integrato nelle dinamiche politiche, economiche e sociali nazionali, europee e globali, come si suol dire con un efficace slogan “tra globale e locale”, guardando con attenzione all’ipotesi di Macroregione mediterranea.

Sull’asse globale-locale è possibile tracciare le coordinate sociologiche, economiche e di relazione di una nuova geografia dello sviluppo.  Si tratta di una “geografia variabile” che prescinde dai confini politici e amministrativi ed è invece definita dai rapporti sociali, economici e produttivi che caratterizzano i singoli territori. Sono, infatti, i territori, i sistemi locali ad entrare in competizione su un orizzonte globale, con l’emersione di nuovi assi di sviluppo; non si tratta di sostituire nuovi localismi a quelli di più antica data ma, al contrario, di trovare nello sviluppo e nell’apertura al “globale” le condizioni per rinsaldare la coesione sociale ed il tessuto relazionale dell’area, in cui la nostra Sicilia più diventare soggetto protagonista.

La proposta di Cateno De Luca è quella dell’autorganizzazione politica e sociale e della responsabilità dal basso, di un nuovo comunitarismo nel quale il termine “comunità” non è riducibile a un semplice fatto sociologico o geografico. Esso indica, piuttosto, un orizzonte etico, un contesto normativo nel quale le persone trovano significato, che, però, abbisogna di una classe dirigente credibile ma anche, e forse soprattutto, di consapevolezza della gente sul territori, che in Sicilia deve rivolgersi alla difesa delle radici storiche e delle identità culturali, al sostegno ai corpi intermedi sociali tra istituzioni pubbliche e mercato, al decentramento dell’economia, in primo luogo delle banche in funzione dell’accesso al credito dei singoli cittadini e delle piccole imprese, al welfare locale messo a rischio in termini di secessione sociale dal mercato globalizzato.

Vengono alla mente le teorie del pensatore canadese Charles Taylor, che integrano l’idea di giustizia distributiva dei “beni sociali” del filosofo americano Michael Walzer, con il rispetto simbolico, culturale e politico delle identità collettive.

La narrazione dei media è quella di una Sicilia sbracata, mafiosa, clientelare, che calpesta la legalità e che le cronache giudiziarie sembrano riscontrare.

Ma esiste anche una Sicilia che vuol cambiare ed è formata dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini, nei cui confronti la proposta di un “Governo di Liberazione” si rivolge, che rappresenta il contrario del campanilismo e del localismo e costituisce l’incontro tra globale e locale, tra una visione non provinciale e la riscoperta delle radici storiche e culturali dei luoghi: la visione di una regione baricentro del Mediterraneo, che crea prospettive di sviluppo attraverso il confronto e l’alleanza con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e un nuovo meridionalismo.

E’ la proposta di liberare le siciliane e i siciliani attraverso loro stessi, attraverso la creazione di un grande iniziativa politica, di lotta e di governo.

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  • Redazione

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