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IL SOL DELL’AVVENIRE

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di Shabbat Menkaura

Nel mio gradito compito di ruotino di scorta dell’amico Silvano che continua magistralmente ad esplorare le implicazioni religiose dei sommovimenti geopolitici, mi preme sottolineare quanto difficile sia riconciliare posizioni che ormai sono lontanissime e che, purtroppo per i piani concepiti dagli uomini, condurranno inevitabilmente ad aspri conflitti.

Ad esempio di ciò, leggo sull’Avvenire, organo della sontuosa CEI di Zuppi il seguente articolo che mi ha suscitato molte perplessità per i suoi toni molto blandi nei confronti di una notizia proveniente da un paese europeo e cattolico, notizia che avrebbe dovuto condurre ad un fortissimo moto di ripulsa e di riparazione da parte dei cristiani di ogni colore.

“Siska, 26 anni, depressa: avrà l’eutanasia, ma denuncia il sistema sanitario”

di Francesco Ognibene

“I media belgi stanno raccontando la drammatica storia di una ragazza fiamminga che dalla preadolescenza accusa gravi sintomi depressivi e ha più volte tentato il suicidio. Ora che la fine a cura dello Stato si avvicina racconta una scomoda verità

Siska De Ruysscher è una bella ragazza fiamminga, ha 26 anni, compiuti il 17 ottobre. E da 13 avverte l’impulso di togliersi la vita, tanto da averci già provato più volte. Ora si sente arrivata al capolinea, non ce la fa più: ha chiesto e ottenuto di poter morire con l’eutanasia, legale in Belgio dal 2012, ed è in attesa di poter ricevere la sostanza letale con un’iniezione, a cura dello Stato, nelle prossime settimane. Ma intanto sui media del suo Paese, rilanciati da Genthique.org, racconta la sua storia. Con la speranza – dice – di una presa di coscienza collettiva e di un miglioramento dell’assistenza agli altri pazienti.

Vittima di atti di bullismo fin dall’asilo, Siska soffre di una profonda depressione dalla preadolescenza, con il primo tentativo di suicidio a 14 anni, al quale ne sono seguiti molti altri. «Il mio corpo ­– racconta – non ce la fa più, come la mia psiche. Sono esausta. Non riesco più a lavorare, le piccole cose della vita quotidiana, come alzarmi, vestirmi, aprire le persiane, sono ostacoli insormontabili». E dopo anni di cure dei suoi disturbi mentali, rivelatesi inutili, oggi, alla vigilia ormai della sua eutanasia, lancia un atto di accusa contro le carenze nella gestione dei disturbi psichiatrici in Belgio. Molti pazienti – è la sua protesta – devono aspettare mesi prima di poter iniziare un percorso di cura, i ricoveri di lunga durata in psichiatria presentano numerose lacune. La giovane racconta di aver dovuto convivere con altre persone affette da gravi disturbi depressivi, patologie comportamentali, tossicodipendenza, o che uscivano da centri di detenzione per minori. E spiega che i pazienti «si influenzano a vicenda, alcuni di loro prendono una cattiva strada».

A 17 anni Siska ha dovuto trascorrere alcune settimane in una cella di isolamento: non c’è personale sufficiente per garantire la sicurezza del paziente, che viene quindi messo nella condizione di non poter nuocere a sé stesso. Ma Siska ha sofferto terribilmente la solitudine proprio nel momento in cui aveva più bisogno di sostegno: «La porta era chiusa a chiave, devi aspettare che vengano a prenderti, non hanno tempo di venire a occuparsi di te». Oggi, non vedendo più alcuna via d’uscita e dopo un ultimo viaggio in India documentato dal suo profilo Instagram, quasi un addio alla vita, ha voluto ottenere l’eutanasia, ma desidera lanciare un messaggio per una migliore assistenza ai pazienti affetti da malattie psichiatriche: «A prescindere dal mio percorso, molte cose potrebbero essere diverse. La situazione «è molto difficile, soprattutto per chi mi sta vicino. Uso la poca energia che mi resta per incoraggiare gli altri a raccontare la loro storia. Spero così che il movimento prenda piede e segni l’inizio di un cambiamento».

Il dramma di Siska non è isolato: in Belgio, ma anche in Olanda e in Canada, la cronaca ha già registrato casi di eutanasia di persone depresse, persuase che la loro sofferenza sia ormai irreversibile e non più tollerabile, con i farmaci a costituire quelli che in Italia si definiscono “trattamenti di sostegno vitale”. Insieme alla maggiore età e alla capacità di intendere e volere che Siska manifesta, sono le condizioni che attualmente sono sul tavolo della discussione di una legge sul suicidio assistito in Italia. Mentre speriamo con tutto il cuore che questa storia possa avere un colpo di scena positivo, e osserviamo come per i media del Belgio quella di Siska sembri in fondo una morte come un’altra, siamo però di fronte anche a un monito per chi ha la responsabilità di stendere un sistema di regole sagge e umane per una possibile nuova norma sul “fine vita” nel nostro Paese.”

Oh Cassio! Oh Bruto e persino perdindirindina!

Si vede che c’è grande intesa tra la Zuppi di Cei e l’Inghilterra dopo la beneaugurante orazione congiunta tra Carlo e Leone.

Con quale aplomb britannico il pregevolissimo articolo di Francesco Ognibene ci narra un orribile atto di puro satanismo di stato, nei confronti di una ragazza giovanissima, fisicamente sana e abusata da quello stesso sistema sanitario che oggi la uccide invece di tentare con ogni mezzo, anche futuro in ipotesi, di migliorare la sua situazione.

Bisogna essere onesti, l’autore è un pochino inquietatello, qualcosuccia lo turba un pochetto.

Con coraggio che definirei “leonino” (pun intended) l’autore osa anche citare quelle nazioni illibate del progressismo globalista, che corrispondono all’Olanda e, soprattutto al Canada, che sono all’avanguardia mondiale nella macellazione di stato.

L’anno scorso in quel paese felice dello sciroppo d’acero, che fieramente si oppone alle nequizie trumpiste, gli omicidi pubblici sono arrivati quasi a toccare il 5% delle morti totali.

Spiego meglio per i più cattocomunisti. Ogni 100 morti in Canada, a qualsivoglia età e per qualsivoglia ragione, quasi 5 sono i decessi “assistiti.”

E i malati terminali sono una piccola minoranza, contrariamente alla retorica degli ingenui e dei manipolatori figli di battana che, utilizzando il caso limite vorrebbero aprire il mattatoio a trazione pubblica anche in Italia.

In Canada ad un sessantenne che chiedeva la sostituzione dell’apparecchio acustico la burocrazia ha offerto, in alternativa, un’iniezione letale.

Capito piccioni come va a finire?

In Canada ed in Olanda hanno stecchito minorenni, minorati e depressi per solitudine e povertà senza troppi problemi.

Sì anche i vecchi poveri e disperati hanno fatto questa scelta.

Capito piccioni come va a finire?

Pensate alla nostra pubblica amministrazione, sanità, magistratura, autorità locali che dovrebbero gestire la macchina della morte pubblica.

In Italia.

Capito piccioni che vi fanno allo spiedo?

Comunque torniamo all’egregio articolo che ci ha tanto ispirato.

Dopo l’ultimo ed ormai famoso documento approvato dalla CEI, Avvenire ci impartisce un’altra severissima lezione sui valori non negoziabili del Cristianesimo e, soprattutto, sulla santità della vita.

Questo scritto trasuda visibilmente un fortissimo sdegno al pensiero di questi morti che, addirittura, denunziano il povero trattamento ricevuto da quegli stessi che oggi stanno preparando l’iniezione letale. Scusate lironia …

Da un punto di vista prettamente giuridico, oltre che filosofico, proprio questa denunzia avrebbe dovuto rendere impossibile l’eutanasia, perché queste manchevolezze rendono questa morte un omicidio da parte di chi ha fatto precipitare la situazione della povera ragazza ed oggi, da complice, la uccide.

Ecco perché il tema del coinvolgimento dello stato in queste tristi occasioni è sempre delicatissimo.

Tornando al nostro articolo, l’indignazione dell’autore è chiaramente enorme, come assoluto è il rifiuto di introdurre nel paese cattolico per eccellenza pratiche siffatte … sì, magari, al massimo cogliamo il flebile suggerimentino finale a stare accuorti ai legislatori.

Non c’è un Cassio da ridere! Pensate al povero Papa Leone che si deve sorbire una chiesa piena di questi soggetti e deve pure sorridere.

Ma come si esce da questa situazione, se la CEI e il suo giornale affrontano temi così centrali per la Fede e tanto delicati in perfetta sintonia con il piddino medio dal cervello shackerato?

Quanta pauretta di irritare i sinistrati filo eutanasici che si legge tra le righe, perché il credente  à la page è molto aperto su queste tematiche, come su quelle LGBTQ+, anzi apertissimo.

Certo che se la battaglia per l’eutanasia la facesse la Meloni, sicuramente si griderebbe allo stupro del Bene e della Fede, ma capisco che questa sia una mia perfidia anti cattocomunista, perché certo non ci sono esempi di doppiopesismo provenienti dalla sinistra, sia quella laica che quella ecclesiatica.

Nooooooooo!

Credo che su questi temi ci aspetterebbe una parola più decisa, una reazione più ferma e invece … ricordiamo i silenzi omissivi di Bergoglio nella sua visita canadese e le parole di scusa che sono suonate assai stridenti in uno stato che in tema di aborto, eutanasia, gender rappresenta l’avanguardia demoniaca nel mondo.

A riprova di ciò prendiamo uno dei vangeli dei sinistrati shakerati, il New York Times.

Questo già prestigioso giornale ha pubblicato un articolo preoccupatissimo perché Papa Leone ha concesso ad un legittimo Cardinale (Burke) di dir Messa in Vaticano con il rito tradizionale.

Apriti Cielo (pun intended)! Burke ha detto la Messa in … latinoooooo!

Come si è permesso! Come ha fatto Leone a permetterglielo! Hanno pure parlato male dei comunistiiii!

E ciò in aperto contrasto con il Bergoglio-pensiero, per cui questo evento risulta molto più scandaloso dell’eutanasia praticata nel cuore dell’Europa a una ragazza giovane, depressa e mal curata.

Per proseguire nella narrazione delle cose importanti, viste le polemiche degli ultimi giorni, i cattocomunisti più in voga si salutano ad alta voce dandosi del cortigiano l’un l’altro.

“Ciao cortigiano!” “Buongiorno a te cortigiano!” “L’altra sera sono andato a cena da quella simpatica cortigiana di Marya Gioseffa.” “Davvero? Hai mangiato bene?” “Sì, ma cortigiana eva, dopo sono stato sul cesso tutta la notte!”

Ecco la prova regina che, malgrado le becere proteste dei fascisti, il lessico moderno si sia evoluto in forme che i cervellini di destra, notoriamente sottosviluppati e ignoranti, non comprendono appieno.

I sinistrati, invece, avendo occupato la grande maggioranza delle cattedre a tutti i livelli, capiscono tutto e sanno tutto e se non ti va bene puoi sempre trasferirti in Florida o in Ungheria.

Per giustificare la superiorità culturale dei cattocomunisti basta osservare la gran parte delle loro analisi geopolitiche sui media mainstream, analisi profonde sofisticate e che si possono così riassumere:

“I russi non hanno i calzini, rubano i chip dalle lavatrici, combattono con le pale”

“Mamma bella, Trump cacca!” ovvero “Mamma bella, Putin cacca!”

“Trump è scemo gnè gnè gnè!”

Politica interna:

“Mamma bella, Meloni cacca!”

“Meloni cortigiana di Trump, che è scemo e cacca!”

“Berlusconi mafioso, colluso con la mafia, amico della mafia, capo della mafia, incinto di un mafioso etc.”

Malgrado i decisivi successi di Trump e della Meloni raccontino il contrario,  i cattocomunisti e i loro sodali nella chiesa contunano con le loro crociate, invece di combattere quelle giuste a tutela dei nascituri, dei vecchi, dei malati che finiscono triturati in nome del “bene” versione Lucifero 2.0.

Con questi soggetti ancora saldamente al timone di tante narrative, grazie anche al gran numero di media collusi, siamo in una botte di ferro, come disse Attilio Regolo rotolando giù dalla collina.

   

  

 

 

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  • Redazione

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