
di Marco Sarli
Elkann vuole vendere Repubblica ma non si vedono compratori all’orizzonte.
In ben due comunicati dei CdR del Gruppo GEDI, fatta eccezione per il CdR de La Stampa, si protesta duramente contro l’intenzione della proprietà di vendere tutte le testate, fatta eccezione per il quotidiano torinese che per gli Elkhann è un po’ come la Juventus, ovvero un po’ come un gioiello della corona.
D’altra parte, la GEDI ha perso negli ultimi due esercizi qualcosa come 150 milioni di euro ma e forse soprattutto il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e Carlo De Benedetti si trova in aperta rotta di collisione con il Governo Meloni e a nulla sono valsi gli sforzi del nuovo direttore, Mario Orfeo, chiamato molto probabilmente come normalizzatore di una redazione piena zeppa di ex direttori, di editorialisti molto ben pagati e con un prezzo medio all’edicola pari al doppio di quotidiani confrontabili.
La tiratura del quotidiano è peraltro precipitata ad un sesto se non ad un settimo di quella che caratterizzava il giornale ai tempi del sorpasso di quel Corriere della Sera, allorquando è uscito, a suo tempo, alquanto ammaccato dalla vicenda della P2.
La stessa cessione alla famiglia erede di Gianni Agnelli era il frutto dei presumibili accordi di resa dell’ingegnere al termine della guerra dei trent’anni con Silvio Berlusconi e dalla scelta dello stesso di prendere la via dell’esilio, alquanto dorato nella Confederazione elvetica, lasciando ai figli quello che restava della CIR.
Escluso, quindi, un ritorno di fiamma dell’Ingegnere ed escluso un interesse di Caltagirone o, men che mai, di Angelucci, non resta che Milleri, scalatore di Mediobanca e a capo di un gruppo che capitalizza 150 miliardi di euro, a meno che non tornino in pista gli “amici” delle COOP in tandem con il gruppo Unipol.





