di Salvino Paternò
Evidentemente la situazione della criminalità a Foggia non deve essere così preoccupante.
Probabilmente non è vero che è la provincia meno sicura e più problematica a livello nazionale.
In caso contrario non si spiegherebbe come i magistrati della locale Procura abbiano avuto tutto il tempo di imbastire, per primi in assoluto, articolate questioni di legittimità costituzionale sul Decreto Sicurezza.
Ciò nondimeno l’hanno fatto.
Ma a quali norme ci si riferisce?
In verità, quelle norme sono ben poca cosa se rapportate al disagio che quotidianamente gli Agenti vivono su strade sempre più impazzite, aggrediti da una criminalità sempre più spavalda.
Il Decreto Sicurezza, infatti, nel vano tentativo di creare deterrenza, si limita ad introdurre un blando aumento delle pene nei reati di Violenza e Resistenza a Pubblico Ufficiale.
Stabilisce, infatti, che, nei casi in cui il Pubblico Ufficiale aggredito o minacciato, sia un componente della “Polizia Giudiziaria o della Polizia si Sicurezza”, la “pena è aumentata fino alla metà”.
Ne consegue che la pena da 6 mesi a 5 anni, ora arriva ad un massimo di 7 anni.
Ma in realtà cambia ben poco.
L’arresto in flagranza dell’aggressore, infatti, continuerà ad essere facoltativo e non obbligatorio (come invece lo è per i delitti ritenuti veramente gravi dal legislatore).
E sarà facoltativo anche se l’autore del reato nell’esercitare la violenza ha causato delle lesioni gravi al poliziotto.
Per cui, gli Agenti, per poter mettere le manette all’aggressore, dovranno convincere il Pubblico Ministero che il soggetto è oggettivamente “pericoloso” o ha commesso il reato con “estrema gravità”.
Ma se il magistrato è di diversa opinione, come spesso accade, non essendo l’arresto obbligatorio, l’aggressore sarà liberato seduta stante.
Per cui, dove sta la deterrenza?
Forse qualche ingenuo può ritenere che, però, in sede di condanna quell’aggressore sconterà una pena maggiore in carcere.
Ma non è così.
Con tutte le attenuanti previste dal codice di procedura penale, alla prima condanna beneficerà della sospensione condizionale della pena.
Se dovesse essere condannato una seconda volta, delle misure alternative al carcere…e così via.
Insomma, per scontare non dico tutta, ma almeno una parte della pena nelle patrie galere, deve gonfiare di botte un poliziotto almeno 3 o 4 volte.
Sapete invece qual era l’unica norma originariamente prevista dal Pacchetto Sicurezza dotata di una certa efficacia e in grado di creare deterrenza?
Un articolo che prevedeva in caso di Violenza o Resistenza ad un Agente di Polizia, l’eliminazione di qualsivoglia attenuante, ad eccezione della minore età, da prendere in considerazione nel determinare la pena.
Questo sì che sarebbe stato efficace, poiché avrebbe inciso sulla certezza della pena e non sugli inutili aumenti di pena.
Perché solo con la certezza della pena si può sperare di ridare sicurezza a questo paese in declino.
Ma questo articolo non è piaciuto al nostro austero Presidente della Repubblica… ed è finito nell’oblio.
Allora cosa va cercando ora la procura di Foggia?
Dove si ravviserebbe l’illegittimità costituzionale?
Secondo loro si viola il principio di uguaglianza.
Nei reati di Violenza e Resistenza a Pubblico Ufficiale, non è giusto, nell’ottica dei dotti magistrati Foggiani, che l’aumento di pena sia previsto solo per i componenti della Polizia Giudiziaria e… non per tutti gli altri Pubblici Ufficiali!
Allora, che fai ai Notai non li tuteli quando vanno a fare i posti blocco?
Il personale delle prefetture lo lasciamo senza protezione quando va ad ispezionare i campi rom?
Gli addetti delle province e delle regioni li lasciamo scoperti quando irrompono nelle piazze di spaccio?
Ai funzionari delle soprintendenze che si imbattono nelle baby gang non gliela vogliamo dare una tutela legale?
Cosa avranno mai di particolare questi Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri?
Che faranno mai di speciale gli Agenti di Polizia Penitenziaria o della Polizia Locale rispetto alla nutrita schiera di Pubblici Ufficiali che popola il nostro Bel Paese?
Perché mai devono godere di una tutela (più farlocca che reale) rispetto agli altri?
Se sono questi i quesiti che assillano le menti dei magistrati di Foggia, se hanno tempo per concentrarsi su tali dilemmi giuridici, evidentemente quella provincia è divenuta un’oasi felice.
E mi rallegro per i Foggiani non più stretti nella morsa della criminalità e finalmente liberi dalle agguerrite organizzazioni criminali di stampo mafioso che infestavano il territorio.
Finalmente liberi di dedicare il loro tempo alle futilità, alle frivolezze, alle fatuità e …alle “minchiate”.




