
di Paolo Falconio*
Premesso che da Cattolico praticante confido nella divina provvidenza; non sono un vaticanista tanto da poter avere alcuna certezza e che soprattutto non intendo inoltrarmi in questioni teologiche, la domanda che mi sto ponendo in questi giorni di “vacatio” è quale modello di Chiesa costituisca l’eredità di Papa Francesco. La cosa che a me preoccupa è la riforma del conclave operata dal Santo Padre. Mi spiego meglio: Papa Francesco ha elevato al rango di cardinali elettori i Presidenti e i Segretari Generali delle locali conferenze episcopali (la costituzione apostolica Episcopalis Communio). Di fatto ha dato un enorme potere in capo alle stesse conferenze episcopali perché, se il criterio venisse confermato, i cardinali non guarderanno più alla sede elettiva scelta dal Papa, ma alla Presidenza (o alla Segretaria Generale) delle rispettive Conferenze Episcopali. Ruolo che si assume per elezione dei vescovi locali.
È bene ricordare le origini per cui sono sorte le Conferenze Episcopali. Dopo il Concilio Vaticano II, nascono come una azione pastorale per incarnare nella vita locale le scelte del concilio e successive decisioni. E infatti nelle intenzioni iniziali non si sarebbe mai pensato a trasformarle in organo legislativo e non più consultivo. Con il “Sinodo” dei vescovi, non si è fatto nient’altro che sostituire con un termine greco il termine latino “Concilio”. E se il documento finale redatto dal dicastero della fede lo firmasse anche il papa, ecco che avremo un documento pari a quello di un concilio perché viene dai vescovi e dal Papa.
Bellissimo in termini democratici, ma il Papa non è il Presidente di una democrazia parlamentare, è il Vicario di Cristo. È su questo assioma che si regge il primato di Pietro e a mio modo di vedere in prospettiva geopolitica l’Unità della Chiesa.
In ogni caso il passaggio di potere, molto (a mio giudizio troppo) democratico, però ha anche delle conseguenze dottrinali
Da un punto di vista Geopolitico Papa Francesco sembra aver privilegiato a visione internazionale a quella tradizionalmente universale e come come sappiamo l’universalità è un messaggio che parte dal centro e si irradia all’ esterno, assimilando le periferie. Al contrario l’internazionalità porta con sé il rischio di avere tante periferie portatrici di un messaggio con differenti “sfumature”, condizionato dalla realtà locale tanto da diluire e rendere quasi irriconoscibile la dottrina ufficiale della Chiesa di Roma.
La possibile frammentazione della dottrina dovuta alle riforme sopra indicate è un qualcosa di concreto
In questo senso la Dichiarazione dottrinale “Fiducia supplicans” che ha aperto alle benedizioni per coppie “irregolari”, comprese le coppie omosessuali (Un testo del Dicastero per la dottrina della fede, approvato dal Papa),si è portato dietro reazioni di Conferenze episcopali e vescovi in tutto il mondo, tanto da spingere il cardinale prefetto Víctor Manuel Fernández e il segretario per la Sezione dottrinale monsignor Armando Matteo a scrivere una Nota stampa a loro firma che chiariva una serie di punti. «Evidentemente, non ci sarebbe lo spazio per prendere le distanze dottrinali da questa Dichiarazione o per considerarla eretica, contraria alla tradizione della Chiesa o blasfema». Nella stessa Nota si spiegava che la dottrina sul matrimonio non cambia, che i vescovi possono discernere l’applicazione a seconda dei contesti, che le benedizioni pastorali non sono paragonabili a quelle liturgiche e ritualizzate.
Tuttavia, la potente conferenza episcopale africana, in vita Papa Francesco, aveva fatto sapere che non avrebbe benedetto le fedi dei matrimoni omosessuali. Non è importante se siate d’accordo o meno. Questo fatto è un campanello d’allarme. Il nuovo meccanismo, se confermato, potrebbe portare a un modello di Chiesa più simile al modello Ortodosso dove il Papa sarebbe un “Primum Inter Pares”. Se questo sviluppo possa avere delle fondamenta, non saprei, ma laddove esista potrebbe minare alla base l’unità della Chiesa di Roma e il primato assoluto del Papa che vuol dire anche unità dottrinale.
In altri termini potremmo assistere a una frammentazione della dottrina e della Chiesa cattolica a livello globale con conseguenze imprevedibili.
Questo non toglie nulla alla grandezza di Papa Francesco, ma a me, da Cattolico Romano qualche preoccupazione la suscita.
Ovviamente, potrei sbagliarmi e per capire se l’ipotesi abbia qualche fondamento e nel caso se l’indirizzo potrà considerarsi consolidato, dovremo attendere il successore al Trono di Pietro.
*Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)





