
di Giuseppe Augieri
In un’Italia strangolata da controlli preventivi, che impongono iter burocratici da quarto mondo e correlativa lentezza asfissiante di ogni procedura; che determinano costi per la collettività che – se si volesse misurarli (perché è possibile farlo e lo si fa, ma nel silenzio generale) – spaventerebbero per quanto sono alti; che consentono (bisognerà pur dirlo con chiarezza) la salita su piedistalli del “potere della carte a posto” di personaggi che sarebbero omuncoli se non potessero vantare quel potere; in questa Italia i controlli su quello che si fa veramente, al di là delle carte, languono. Fossero almeno efficaci….
Parliamo anzitutto della sicurezza sul lavoro: per la quale, al netto di qualche mistificazione statistica, il numero degli incidenti è altissimo, quello dei morti è inaccettabile; e quello dei feriti gravi e con invalidità è poco pubblicizzato ma è da paura. Le indagini giudiziarie “post” non ridaranno vita e salute a chi subisce incidenti. Il verificare che, giuridicamente, “si sarebbe potuto evitare” a me da un senso di fastidio incredibile. Se si sarebbe potuto evitare e non lo si è fatto, un controllo serio l’avrebbe evitato ancor più ed ancor prima. Perché non farli?. Veri. Continui. A fondo.
Vorrei solo sommessamente osservare che questa attività potrebbe essere implementata da un impiego massiccio di persone della terza età, pratici di quegli stessi lavori che dovrebbero controllare, magari già in pensione e che spesso si trovano il loro da fare con lavori in nero. Un ragionamento su questo ed una acconcia programmazione potrebbe essere utilizzato per rivedere le strategie di pensionamento, oggi impantanate in una discussione fatta sulla base di una prospettiva che è lontana dalle nuove realtà. E avvierebbe un ragionamento nuovo, impellente, non più rinviabile, della cura di quella che è ormai la maggioranza della popolazione – appunto la terza età – e delle sue caratteristiche e prospettive di vita attiva. Un welfare tutto da reinventare.
Si potrebbe rilanciare un’attività di formazione, che dovrebbe essere preventiva all’impiego: ed un po’ di formazione in più – fosse anche solo tecnica – non è cosa cattiva.
Senza contare che l’esempio di controlli veri, a tappeto, non invasivi dell’attività produttiva e non frenanti della produzione, potrebbe essere poi estesa ad altre attività.
Che ne pensate di farlo, ad esempio, per stroncare l’evasione fiscale? Quale quota del ricavo aggiuntivo dello Stato si può pensare di indirizzare su questa operazione?
Qualsiasi essa fosse, sarebbe comunque un quota. Dunque….. dobbimo pensare alle tragedie quasi quotidiane come quella di ieri?





