
di Alessandro Roazzi
La marea di gente vicina a Papa Francesco ha spiegato con chiarezza che la Chiesa non è un comitato politico, ma un qualcosa che si muove nel mondo con una sua presenza religiosa e con un umanesimo solidale del tutto particolari.
Siamo comunque di fronte a una eredità importante, che qualcuno definisce anche divisiva. Ma divisiva di cosa?
Il mondo si è stretto intorno ai resti mortali di quel Papa con l’unita’ dello spirito e di una commovente partecipazione umana.
Adesso con l’avvicinarsi del Conclave questo messaggio potente e indiscutibile rischia di essere nuovamente piegato a logiche politiche che non tengono in alcun conto il fatto che la Chiesa dovrà affidare l’annuncio del Vangelo e la guida della sua complessa realtà in un mondo, quello si, diviso e tormentato.
E nel quale non possiamo dimenticare che la Chiesa è in competizione, in ascolto e in discussione, mentre il rapporto con le altre confessioni religiose continua a essere una priorità ineludibile e quanto mai difficile.
La politica come la intendiamo noi non c’entra quasi nulla. Del resto fin dalla prima comunità’ in Gerusalemme le discussioni sugli orientamenti da prendere non sono mancate e quanto è’ stata faticoso il farsi strada della convinzione di San Paolo che si doveva annunciare il Vangelo a tutti senza distinzioni.
Perciò’ facciamo fare allo…Spirito Santo, del resto le chiacchiere…non votano.





