
di Giorgio Cattaeneo
E dunque siamo ancora quelli che avrebbero bisogno dell’autorità, morale e istituzionale. L’immensa piazza tracimante e i porporati, la plebe e gli officianti. E i vigilanti, gli elicotteri, i jet pronti al decollo, l’incrociatore lanciamissili ormeggiato in rada. Saper tenere a bada il male, almeno per un giorno, celebrando la finta perfezione e la magnificenza del potere più longevo, quello dei pontifex. Spettacolo, la loro cerchia che s’infervora. Mantelli e gonne medievali: si vestono da donna e adorano l’effigie dell’uomo denudato, in agonia.
Visti in Tv, dal drone, ricordano legioni antiche: quasi fossero ancora il baricentro del pianeta, l’augusto crocevia dei continenti, con quella corte di sovrani e principi questuanti, quello sprecarsi di silenziosi inchini. Ipocrisie dolenti: il caro estinto la recitò soltanto, la sua assistenza francescana, ligio com’era ai desideri della peggiore oligarchia (la vera fabbrica di povertà infinite).
Ipocriti anche i media, e ipocriti i politici: indaffarati con le loro guerre, eppure chini sulla bara del pontefice che, almeno stando alle parole, s’era battuto comunque per la pace.
Rabbiosa guerra anche dalla concorrenza, l’amara curva dei tradizionalisti: pronti a bocciare e insolentire il morto, colpevole di aver tradito la vocazione antica alla tristezza.
La Chiesa che si adatta al mondo? Oh no, giammai: è il popolo che deve inginocchiarsi. Lo dicono senza timore di essere ridicoli.
E in fondo hanno ragione, visti i numeri. Hanno ragione loro, ma anche i modernisti, anche i politici e i potenti, anche i poteri oscuri, i cardinali e i papi riformisti, i cardinali e i papi reazionari.
Hanno ragione tutti quanti, se siamo ancora qui a ragionar di loro.





