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IL PAPA PROSSIMO VENTURO

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di Vito Sibilio

Ad oggi i Cardinali considerati papabili, almeno sul pregiato sito Collegeofcardinalsreport.com, sono ventidue. Cominciamo a vedere, sulla scorta di quanto colà riportato, i profili di sette tra queti porporati (i prossimi giorni pubblicheremo gli altri profili).

1. Fridolin Ambongo Besungu, OFM Cap. Nato il 24 gennaio 1960 a Boto, nella provincia rurale di Nord-Ubangi, nella Repubblica Democratica del Congo, in una numerosa famiglia cattolica di undici fratelli; suo padre era un raccoglitore di alberi della gomma. Fridolin ha studiato filosofia al seminario di Bwamanda e teologia all’Istituto Saint-Eugène-de-Mazenod in Congo, prima di entrare nei Frati Minori Cappuccini nel 1981 e di emettere i voti perpetui nel 1987. È stato ordinato sacerdote il 14 agosto 1988. Dopo l’ordinazione, è diventato professore presso le Facoltà Cattoliche di Kinshasa (oggi Université Catholique du Congo). Ha studiato teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma e nel 1995 ha discusso la sua tesi universitaria in teologia morale dal titolo “La réhabilitation de l’humain, base de développement vrai au Zaïre. Pour une éthique de développement integral” (Riabilitare l’essere umano come base per un vero sviluppo in Zaire. Per un’etica dello sviluppo integrale). Ha insegnato teologia morale all’Istituto Mazenod (dal 1995 al 2005). Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di Bokungu-Ikela nel 2004. Dodici anni dopo, nel 2016, è diventato arcivescovo di Mbandaka-Bikoro e poi arcivescovo coadiutore di Kinshasa nel 2018. È stato elevato al rango di arcivescovo di Kinshasa nel novembre dello stesso anno. L’arcivescovo Ambongo è stato creato cardinale da Papa Francesco durante il concistoro del 5 ottobre 2019. L’anno successivo, il Santo Padre lo ha nominato membro del Consiglio dei Cardinali. Dal febbraio 2023 è presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e Madagascar (SECAM). La sua posizione di rilievo nella Chiesa cattolica in Africa va di pari passo con il suo impegno politico in Congo, dove è visto anche come leader dell’opposizione politica al presidente Félix-Antoine Tshisekedi Tshilombo.

Il cardinale Ambongo combatte neocolonialismo, sfruttamento delle risorse naturali del Congo, diseguaglianza nella ricchezza, corruzione dell’ambiente. Difende fermamente la famiglia, il celibato sacerdotale e l’insegnamento morale della Chiesa. È noto per la sua resistenza, a nome della maggior parte dei vescovi africani, alla Fiducia Supplicans e ha abilmente negoziato con il Vaticano una deroga alla dichiarazione.

Difende l’identità cattolica e sottolinea l’importanza della missione, ma è contento che i protestanti rimangano protestanti e che i musulmani rimangano musulmani. Riconosce il declino della civiltà cristiana occidentale, ma non che l’attuale pontificato abbia troppo spesso abbracciato i valori secolari che hanno precipitato il declino dell’Occidente.

Ha scelto di concentrarsi principalmente sulla dignità umana, sulle questioni sociali e sulla cultura e non ha fatto riflessioni sulla vita interiore. Crede nella sinodalità, ma dimentica che il processo sinodale viene utilizzato da molti dei suoi protagonisti per promuovere gli stessi programmi a cui si è opposto. Il Cardinale Ambongo crede nell’Africa e in ciò che il continente può offrire alla Chiesa e al mondo. È un convinto sostenitore dell’inculturazione e del rito zairese, e considera l’evangelizzazione necessaria tanto per la sua patria quanto per i nuovi territori di missione occidentali, ormai regressivi. La sua arcidiocesi, tuttavia, ha una storia negativa nell’attrarre vocazioni in un continente in cui, a quanto si dice, la loro crescita è più rapida. Sotto la sua guida, il numero di sacerdoti e religiosi è crollato.

Il cardinale Ambongo ha molti punti di forza ed è stato spesso considerato papabile negli ultimi anni, ma i punti interrogativi abbondano.

Ha mantenuto riserbo sul diaconato femminile, sulle restrizioni alla messa in latino e sulla via sinodale tedesca, mentre è ostile alle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, al clero uxorato; non si sa cosa pensi della possibile revisione della dottrina sulla contraccezione, sugli accordi con la Cina, sulla comunione ai divorziati risposati, mentre sostiene la lotta al cambiamento climatico.

2. Anders Arborelius OCD è  vescovo di Stoccolma,  unica diocesi cattolica in Svezia. Nato il 24 settembre 1949 a Sorengo, in Svizzera, è cresciuto come luterano a Lund, in Svezia. Si è convertito al cattolicesimo nel 1969, all’età di 20 anni, a Malmö ed è entrato nel monastero carmelitano di Norraby nel 1971, professando i voti perpetui a Bruges, in Belgio, sei anni dopo. È stato ordinato sacerdote a Malmö l’8 settembre 1979.

Arborelius è stato nominato Vescovo di Stoccolma da Papa Giovanni Paolo II nel dicembre 1998, diventando il primo vescovo svedese cattolico dopo la Riforma protestante.  Dal 2005 al 2015 è stato presidente della Conferenza Episcopale della Scandinavia, di cui è stato eletto vicepresidente nel 2015. È stato anche membro della Commissione di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia dal 2002 al 2009. Nel 2017, Papa Francesco lo ha elevato al cardinalato.

Il Cardinale Arborelius ha conseguito un Master in Lingue Moderne presso l’Università di Lund e ha studiato Teologia e Filosofia a Bruges e a Roma, dove ha conseguito la Licenza in Spiritualità presso la Pontificia Facoltà Teologica Carmelitana (Teresianum). È membro di diversi dicasteri vaticani, tra cui quelli per il Clero, i Vescovi, le Chiese Orientali, la Promozione dell’Unità dei Cristiani e il Consiglio per l’Economia. Nel giugno 2022, gli è stata conferita una medaglia dal Re di Svezia per il suo contributo alla vita della Chiesa. È autore di diversi libri in svedese, incentrati sulla spiritualità e sulle biografie di importanti figure religiose.

Prelato dai modi gentili e riflessivo, il Cardinale Arborelius nutre devozione per la Santa Eucaristia, è ortodosso negli insegnamenti e coltiva una sincera devozione alla Beata Vergine Maria. Sostiene gli insegnamenti della Chiesa sulla vita, difende il celibato sacerdotale e si oppone all’ordinazione delle donne. È stato anche schietto nelle sue critiche al Cammino Sinodale Tedesco e ha difeso con forza la natura universalmente applicabile e immutabile dell’insegnamento morale della Chiesa, in particolare per quanto riguarda l’etica sessuale e di genere. Il Cardinale promuove come il dialogo interreligioso e l’ecumenismo, che promuove, sebbene si opponga alla ricezione dell’Eucaristia da parte dei non cattolici. Come molti suoi connazionali, nutre una fervente preoccupazione per l’ambiente, arrivando a sostenere una legge internazionale contro l'”ecocidio”. Si allinea con Papa Francesco sull’immigrazione. In materia di liturgia, ha sorpreso molti con l’attuazione della Traditionis Custodes, sopprimendo il vetus ordo (la Messa in latino antico) in alcune parrocchie.

Nonostante il dilagante secolarismo in Svezia, la sua diocesi ha registrato una leggera crescita del numero di vocazioni durante il suo mandato episcopale e un aumento della frequenza alle funzioni religiose, in gran parte favorito dall’aumento dell’immigrazione nel Paese.

Arborelius è una persona genuinamente mite e umile. Questo gli ha fatto guadagnare il rispetto sia dei cattolici che dei non cattolici. La santa preferita del cardinale è Teresa di Gesù Bambino. Predilige la preghiera silenziosa e senza parole e ama i romanzi gialli e la cucina. E’ un linguista esperto, avendo conseguito un master in lingue moderne presso l’Università di Lund. Oltre allo svedese, sua lingua madre, parla fluentemente inglese, spagnolo, francese, tedesco e olandese.

Contrario all’ordinazione femminile e al clero uxorato, non si è espresso sulle benedizioni alle coppie dello stesso sesso. Favorevole al cammino sinodale e alle restrizioni al rito antico, ha una posizione riservata sugli accordi tra Vaticano e Cina.

3. Jean Marc Avelline, Il Cardinale Jean-Marc Noël Aveline è Arcivescovo di Marsiglia e presumibilmente il cardinale “preferito” di Papa Francesco per la sua successione, è un prelato affabile, di grande appeal, dedito alle questioni migratorie e al dialogo interreligioso.

Nacque nella città algerina di Sidi bel Abbès, un tempo sede del quartier generale della Legione Straniera francese, il 26 dicembre 1958. Nel 1962 lui e i suoi coetanei furono costretti all’esilio dopo che l’Algeria ottenne l’indipendenza. Lui e la sua famiglia vagarono di albergo in albergo, arrivando prima a Villejuif, vicino a Parigi, poi a Marsiglia, dove si stabilirono nel 1965.  Il padre di Aveline era un dipendente della SNCF (Ferrovie dello Stato francesi) e lui crebbe nei quartieri settentrionali di Marsiglia, i più poveri di questa metropoli cosmopolita che non avrebbe mai lasciato. Nel 1975 conseguì il baccalaureato a Marsiglia e due anni dopo entrò in seminario ad Avignone. Fu influenzato dal poeta e mistico Padre Jean Arnaud, cofondatore della Missione Operaia di Marsiglia.

Aveline ha completato gli studi seminariali a Parigi. Ha studiato all’Istituto Cattolico di Parigi e si è laureato in greco ed ebraico biblico e in teologia. Contemporaneamente, ha studiato filosofia alla Sorbona.

Aveline è stato ordinato sacerdote il 3 novembre 1984 per l’arcidiocesi di Marsiglia. In quel periodo, ha stretto amicizia con il cardinale Roger Etchegaray, che lo considerava suo “figlio spirituale”. Ha proseguito gli studi di teologia fino al dottorato nel 2000. Ha insegnato presso il seminario interdiocesano di Marsiglia, prima di assumerne la direzione degli studi. Nel 1992 ha fondato l’Institut de Science et Théologie des Religions (ISTR) a Marsiglia, che ha diretto fino al 2002.  Dal 1995 è stato direttore dell’Institut Saint-Jean, divenuto poi l’Institut Catholique de la Méditerranée, annesso all’Università Cattolica di Lione. Il suo profilo catturò l’attenzione di Benedetto XVI, che lo nominò membro del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso nel 2008. Dal 2008 al 2013 è stato vicario generale dell’arcidiocesi di Marsiglia. Il 26 gennaio 2014, è diventato vescovo ausiliare di Marsiglia. Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo metropolita della città l’8 agosto 2019.

Aveline è stato uno dei 21 cardinali creati da Papa Francesco nel concistoro del 27 agosto 2022. Nel settembre 2023, è riuscito a realizzare qualcosa che i suoi confratelli vescovi non erano riusciti a fare: convincere Papa Francesco a visitare la Francia per un incontro con i vescovi e i giovani del Mediterraneo a Marsiglia. La visita è stata di grande importanza per il cardinale, convinto che le questioni relative al bacino del Mediterraneo siano decisive per il futuro del mondo. Il 2 aprile 2025, il cardinale Aveline è stato eletto nuovo presidente della Conferenza episcopale francese (CEF).

Il cardinale Aveline è spesso descritto dalla stampa francese – cattolica o meno – come il prelato preferito di Papa Francesco, e si dice che sia il più “bergogliano” dei vescovi francesi. È particolarmente stimato dalla sinistra politica ed ecclesiastica.

Le sue opinioni sul dialogo tra le fedi rispecchiano da vicino quelle di Papa Francesco: evita gli sforzi di conversione e pone invece l’accento sul “mistero” della pluralità delle religioni, sull’esperienza e sull’amicizia, tutti elementi che prevalgono sulle formule teologiche. Su alcune delle questioni più controverse che potrebbero generare controversie all’interno della Chiesa – l’ordinazione delle donne, la messa in discussione del celibato sacerdotale, l’accesso alla Comunione per i divorziati risposati – il cardinale Aveline mantiene un atteggiamento cauto ed è riluttante a prendere una posizione netta in un senso o nell’altro. Preferisce non parlare di questioni delicate né rivelare le sue inclinazioni politiche.

Aveline è favorevole a un decentramento radicale nella Chiesa.

I critici considerano parte di questo pensiero pericoloso, decisamente eterodosso e modernista. Le sue opinioni, affermano, virano verso l’indifferentismo, allontanandosi dalla comprensione tradizionale della fede cattolica, della rivelazione divina e della necessità della Chiesa per la salvezza. Nel 2021, Aveline si è adoperato per incoraggiare i cattolici tradizionalisti dopo la Traditionis Custodes, celebrando persino la Messa Antica dopo la pubblicazione del documento. Si è anche impegnato per appianare una controversia tra un vescovo francese tradizionalista, di cui è amico, e il Vaticano. La sua mediazione è fallita.

Dalla sua nomina ad arcivescovo di Marsiglia nel 2019, il numero di vocazioni è diminuito, ma non in modo significativo.

I suoi genitori sono ancora vivi e lui li aiuta a prendersi cura di loro e li vede regolarmente.

Il cardinale Aveline, insignito della prestigiosa Legion d’Onore dal presidente francese Emmanuel Macron nel 2022, probabilmente guiderebbe la Chiesa nella stessa direzione di Francesco, ma con un tocco più leggero, più accademico e meno ideologico.

La domanda è se, data la relativa giovane età di Aveline, i suoi confratelli cardinali vorranno continuare su questa strada per quello che probabilmente sarà un lungo pontificato.

Il Cardinale non si è espresso sul diaconato femminile, sul clero uxorato, non si sa cosa pensa degli accordi con la Cina ed è contrario alle benedizioni delle coppie gay e alle restrizioni al rito antico.

4. Angelo Bagnasco è nato il 14 gennaio del 1943. Il Cardinale Giuseppe Siri ordinò Bagnasco sacerdote il 29 giugno 1966. Per oltre vent’anni, Bagnasco servì come viceparroco a Genova, dieci dei quali trascorsi anche insegnando in seminario. Per molti anni, lavorò con studenti universitari e studenti delle scuole superiori, compresi gli Scout, aiutandoli a provvedere alle loro necessità pastorali. In seguito, ha continuato un lavoro simile, dirigendo l’ufficio catechistico della diocesi di Genova. Nel 1998 ha ricevuto la consacrazione episcopale dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Bagnasco ha acquisito una profonda conoscenza dell’Italia grazie alla sua nomina unica ad arcivescovo dell’Ordinariato Militare d’Italia nel 2003, incarico che ha ricoperto fino al suo trasferimento a Genova come arcivescovo nel 2006, e alla nomina da parte di Benedetto XVI a presidente della Conferenza Episcopale Italiana, carica che ha ricoperto per un decennio, dal 2007 al 2017.

Il diffuso rispetto di cui ha goduto tra i suoi confratelli vescovi si è manifestato nella sua elezione a presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, che ha guidato dal 2016 al 2021.

Il Papa ha accettato le dimissioni del cardinale Bagnasco da arcivescovo di Genova nel maggio 2020, all’età di settantasette anni. Il Cardinale Bagnasco è ampiamente stimato come uomo di acuta intelligenza, elevata cultura, profonda compassione e intensa spiritualità, capace di combinare queste qualità con amabilità e gentilezza. Felice difensore dell’insegnamento ortodosso della Chiesa nella pubblica piazza, Bagnasco si è battuto duramente per la fede e l’insegnamento morale della Chiesa nell’arena politica, arrivando a richiedere guardie del corpo per la sua protezione.

Il Cardinale Bagnasco ha fermamente difeso l’Humanae Vitae e nel 2014 si è opposto alla “Proposta Kasper” che permetteva la Santa Comunione ai divorziati “risposati” in alcuni casi. Si è fermamente opposto alle unioni civili omosessuali. Rifiuta l’universalismo, si oppone alla fine del celibato sacerdotale obbligatorio e all’ordinazione diaconale delle donne, e si è espresso contro la persecuzione dei cristiani. Ha a lungo difeso le radici cristiane dell’Europa e ha spesso affrontato la crisi degli abusi sessuali da parte del clero, sollecitando la fine degli insabbiamenti. Ha chiesto maggiore trasparenza nelle finanze della Chiesa. Il Cardinale Bagnasco ha sostenuto l’importanza dell’Eucaristia e della liturgia ed è un sostenitore della conservazione della Messa latina tradizionale. Sebbene ora ufficialmente in pensione, nel 2021 il Vaticano ha richiamato Bagnasco dal suo ritiro per indagare sulle accuse di abusi contro un alto prelato polacco.

Dal carattere mite, affidabile, coraggioso e discreto, Angelo Bagnasco continua a essere considerato un potenziale papa, qualora i cardinali votanti desiderassero che il papato tornasse al suo tradizionale occupante italiano e preferissero un paio di mani sicure e conservatrici dopo le divisioni interne alla Chiesa durante gli anni di Francesco. Tuttavia egli non entrerà in conclave per la sua età. Oltre all’italiano, la sua lingua madre, il Cardinale Bagnasco non risulta padroneggiare altre lingue.

Non si è espresso sulle benedizioni alle coppie gay, sugli accordi con la Cina e sulle restrizioni al rito antico, mentre è equidistante tra le varie posizioni sulla sinodalità.

5. Charles Maung Bo SDB. Nato nel 1948 in Birmania, crebbe in una devota famiglia cattolica di dieci figli. Proviene da un ambiente umile e relativamente povero, ed è cresciuto in un villaggio. Suo padre era un contadino e morì quando Carlo aveva solo due anni, e cinque dei suoi fratelli morirono in tenera età. Fu sua madre a nutrire la sua fede, raccontandogli storie dei santi ogni sera prima di dormire, e questo ispirò la sua vocazione al sacerdozio. All’età di otto anni, Charles fu accolto in un collegio salesiano a Mandalay e studiò presso la Lafon Memorial School, gestita dai salesiani. Trasse ispirazione dal rettore, Padre Giacomin Fortunato, che gli insegnò filosofia e teologia e divenne il suo maestro dei novizi. Charles decise di voler diventare missionario e parroco. Essendo cattolico in un paese a maggioranza buddista, ha sempre avuto una profonda conoscenza di altri gruppi etnici e religiosi. Bo iniziò gli studi nel 1962, iscrivendosi all’Aspirantato di Nazareth, un seminario salesiano nel villaggio di Anisakan, vicino a Pyin Oo Lwin (formalmente noto come Maymyo). Fu ordinato sacerdote salesiano il 9 aprile 1976. Dopo l’ordinazione, fu nominato parroco di Loihkam, vicino a Lashio. Nel 1981 fu trasferito a Lashio, dove ricoprì l’incarico di parroco fino al 1983, e poi di formatore ad Anisakan dal 1983 al 1985. Nel 1985 Charles Bo fu nominato Amministratore Apostolico a Lashio per un anno e poi Prefetto Apostolico dal 1986 al 1990. Quando la prefettura divenne la diocesi di Lashio nel 1990, ne divenne il primo vescovo e fu consacrato il 16 dicembre 1990.

Nello stesso anno fondò un nuovo ordine religioso, la Congregazione dei Fratelli e delle Sorelle di San Paolo, con “l’unica visione di condividere la Buona Novella di Gesù Cristo con coloro che non hanno sentito parlare di lui”. Oggi la congregazione conta oltre 100 suore e circa 30 frati e sacerdoti che operano in sei diocesi in alcune delle zone più remote del Paese. Dopo sei anni come vescovo di Lashio, Papa Giovanni Paolo II nominò il vescovo Bo vescovo di Pathein il 13 marzo 1996. Ha prestato servizio a Pathein fino alla sua nomina a Arcivescovo di Yangon, allora capitale e città più grande del Myanmar, il 24 maggio 2003, incarico che ricopre tuttora. È stato anche Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica del Myanmar dal 2000 al 2006, e di nuovo dal 2020 a oggi, e Presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche dal 2018 al 2024. Dal 2020, pur continuando a svolgere le sue responsabilità di Cardinale Arcivescovo di Yangon, il Cardinale Bo è diventato Amministratore Apostolico della diocesi di Myitkyina, nello Stato settentrionale di Kachin, in Myanmar. Nel concistoro del 14 febbraio 2015, Papa Francesco ha creato e proclamato Mons. Bo Cardinale. Da allora ha svolto un ruolo di primo piano venendo nominato membro di diversi dicasteri vaticani.

Considerato da alcuni “solidamente ortodosso”, il Cardinale Bo è stato profondamente ispirato e fedele a Papa Benedetto XVI e ha sviluppato una lealtà analoga e uno stretto rapporto con Papa Francesco. In particolare, sostiene la sinodalità, l’enfasi di Francesco sulla misericordia e la sua attenzione alle questioni ambientali e al cambiamento climatico. Ha fortemente criticato il Partito Comunista Cinese, ma non è arrivato a criticare il Papa per il suo accordo con Pechino sulla nomina dei vescovi. Bo è stato talvolta criticato per essere troppo diplomatico e per essere apparentemente sceso a compromessi su alcune questioni.

Chi conosce bene Bo afferma che non è favorevole all’ordinazione sacerdotale delle donne, alla possibilità di rendere facoltativo il celibato sacerdotale e alla benedizione delle coppie dello stesso sesso. Tuttavia, ha parlato poco, se non per niente, di queste questioni, poiché non sono generalmente questioni che interessano la Chiesa in Myanmar e perché preferisce concentrarsi sulla giustizia e la pace in una nazione così tormentata da conflitti e repressione – tutte questioni che sono prioritarie per le sue dichiarazioni pubbliche.

In quanto uno dei cardinali più anziani e di alto profilo in Asia, il Cardinale Bo si è guadagnato un notevole rispetto a livello mondiale per la sua guida della Chiesa in Myanmar, attraverso decenni di conflitto e repressione, nonché durante un decennio – dal 2011 al colpo di stato del 2021 – di limitata apertura e riforma.

Grazie alla sua esperienza alla guida della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche, alcuni lo considerano un valido candidato se i cardinali dovessero scegliere un pontefice asiatico.

6. Stephen Brislin è nato a Welkom il 24 settembre 1956, ha ricevuto la sua prima educazione presso il Convento di Sant’Agnese e le scuole dei Fratelli Cristiani di Welkom. Brislin ha proseguito gli studi universitari presso diverse istituzioni, studiando psicologia all’Università di Città del Capo, filosofia al Seminario di San Giovanni Vianney a Pretoria e teologia presso il progressista e ora chiuso Istituto Missionario di Mill Hill a Londra.

Fu ordinato sacerdote il 19 novembre 1983, dopo aver completato gli studi presso l’Università di Lovanio. Papa Benedetto XVI lo nominò vescovo di Kroonstad il 28 gennaio 2007 e arcivescovo di Città del Capo il 18 dicembre 2009. Fu Presidente della Conferenza episcopale cattolica dell’Africa meridionale dal 2013 al 2019. Papa Francesco elevò Brislin al rango di cardinale nel 2023. È stato nominato Arcivescovo di Johannesburg il 28 ottobre 2024 e insediato il 25 gennaio 2025. Il Cardinale Brislin è stato eletto Presidente della Conferenza Episcopale dell’Africa Meridionale il 7 agosto 2024.

Durante il suo ministero, Brislin si è dimostrato un esponente dell’ala classicamente liberale della Chiesa, impegnato nelle questioni sociali. Accoglie con favore i gruppi che soffrono di tendenze omosessuali e, dopo averli banditi per alcuni anni, ha permesso a un gruppo dissidente che promuove il sacerdozio femminile e il clero sposato di essere ammesso nell’arcidiocesi.

Sotto la guida di Brislin, nel 2022 l’arcidiocesi ha pubblicato un rapporto di sintesi nell’ambito del suo contributo al Sinodo sulla sinodalità, che chiedeva un cambiamento nella struttura gerarchica della Chiesa; l’esplorazione “quantomeno” del diaconato femminile; ampliamento della definizione di famiglia, una rivisitazione dell’Humanae Vitae e l’inclusione LGBTQ+.

Brislin ha parlato apertamente delle sfide che il Sudafrica deve affrontare, tra cui povertà, corruzione e la necessità di una leadership etica. Ha sottolineato l’importanza del ruolo della Chiesa nell’affrontare queste questioni e nel promuovere la dignità umana. Nel gennaio 2018 ha visitato la Striscia di Gaza nell’ambito dell’annuale Holy Land Coordination, un’iniziativa internazionale di vescovi a sostegno della pace e della comunicazione. Ha inoltre dimostrato una particolare attenzione per i migranti, in particolare per il popolo Basotho, a cui ha prestato servizio durante il suo primo sacerdozio e la sua episcopato. Il 5 maggio 2023, Brislin ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Leadership Pastorale dalla Oblate School of Theology di San Antonio, in Texas.

Durante il suo lungo mandato a Città del Capo, iniziato nel 2009, le vocazioni sacerdotali sono rimaste pressoché invariate, mentre il numero di religiosi e religiose è diminuito di circa un terzo. La sua conoscenza linguistica non è stata specificata, ma oltre all’inglese, si prevede che parli afrikaans e forse abbia una certa familiarità con il sesotho. Non si è espresso né sugli accordi con la Cina, ne’ sulle restrizioni al rito antico, mentre è equidistante sul tema delle benedizioni alle coppie gay e favorevole alla Chiesa sinodale.

7. Raymond Leo Burke è l’ultimo di sei figli in una famiglia profondamente legata alle sue radici di immigrati irlandesi ed è cresciuto in una fattoria rurale nel Midwest americano.

Dopo un periodo come seminarista presso la Catholic University of America negli Stati Uniti, fu mandato a Roma, dove studiò alla Pontificia Università Gregoriana dei Gesuiti. Nel 1975, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, fu ordinato sacerdote da Paolo VI. Dopo alcuni anni di lavoro pastorale e insegnamento, fu rimandato alla Gregoriana, dove conseguì un dottorato in diritto canonico, prima di tornare nel 1983 nella diocesi di La Crosse, nel Wisconsin, dove ricoprì l’incarico di moderatore della Curia e vice cancelliere. Giovanni Paolo II richiamò Burke a Roma per la terza volta nel 1989 per servire la Segnatura Apostolica come primo difensore del vincolo nominato da un americano. In quel periodo, Burke insegnò anche diritto canonico.

Nel 1995 Burke fu ordinato vescovo da Giovanni Paolo II e nominato vescovo di La Crosse. Durante il suo mandato, il vescovo Burke concepì l’idea di costruire un grande santuario dedicato a Nostra Signora di Guadalupe, patrona delle Americhe. La dedicazione avvenne infine nel 2008, quando era già arcivescovo di Saint Louis, nel Missouri, da cinque anni. Oltre ai suoi numerosi incarichi pastorali, continuò a pubblicare opere accademiche. Ampiamente riconosciuto come esperto di diritto canonico, Burke è stato richiamato a Roma per la quarta volta quando Benedetto XVI lo ha nominato prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. È stato creato cardinale nel 2010. Nel 2014 Papa Francesco lo ha nominato patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 2017 Papa Francesco lo ha restituito alla Segnatura Apostolica, nominandolo membro della corte suprema della Chiesa per consentirgli di servire come uno dei giudici della corte in caso di necessità. Una settimana prima di compiere 75 anni, nel giugno 2023, Papa Francesco ha sostituito il Cardinale Burke come cardinale patrono dell’Ordine di Malta, sebbene ricoprisse tale ruolo senza responsabilità dal 2017.

Ampiamente riconosciuto come uno dei massimi esperti di diritto canonico della Chiesa, Raymond Burke è noto in tutto il mondo anche per il suo lavoro apostolico internazionale, che include il suo sostegno alle cause per il diritto alla vita, la liturgia tradizionale, la sua devozione alla Santa Eucaristia, alla Beata Vergine Maria e al Sacro Cuore. Come vescovo diocesano, ha promosso la crescita della vita religiosa nella sua diocesi e ha imposto la disciplina quando necessario. È stato particolarmente fermo nel difendere sia la sacralità dei sacramenti che l’inviolabilità di ogni vita umana, in particolare negando la Santa Comunione ai legislatori cattolici che promuovono l’aborto.

E nonostante sia stato privato di quasi ogni incarico ecclesiastico, ad eccezione di quello di vescovo e cardinale, spesso i fedeli si rivolgono al Cardinale Burke quando visitano Roma – un segno, secondo alcuni, sia della sua santità personale che del sensus fidelium in azione. Trova il tempo di incontrare i visitatori se disponibile e dispensa volentieri i suoi consigli. Sempre desideroso di promuovere il bene delle anime e della società, ha dato il suo nome a numerosi gruppi, associazioni, istituti educativi e progetti cattolici che operano per raggiungere tali obiettivi. Ultimamente ha utilizzato i media digitali per promuovere il suo insegnamento. Oltre alla sua lingua madre, l’inglese, il Cardinale Burke parla correntemente il latino.

8. Willelm Jakobus Eijk è nato da un padre protestante e da una madre cattolica. Completò i primi studi di medicina nel 1978 presso l’Università di Amsterdam ed entrò subito nel seminario maggiore, concentrandosi sull’etica medica presso l’Università di Leida e lavorando come medico di medicina interna. Nel 1985 fu ordinato sacerdote e, mentre prestava servizio come cappellano, ottenne il dottorato in medicina, con una tesi sulle pratiche eutanasiche olandesi. Nel 1990, Eijk fu inviato dal suo vescovo a Roma, dove ottenne la licenza in teologia morale e il dottorato in filosofia presso l’Università di San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Conseguì anche una laurea in teologia presso l’Università Lateranense. Successivamente, Eijk insegnò teologia morale nei Paesi Bassi e in Svizzera; Ha anche co-fondato un’associazione che promuove l’etica medica e ha fatto parte della Commissione Teologica Internazionale (1997-2000).

Nel 1999, Eijk è stato ordinato vescovo di Groninga-Leeuwarden. Gran parte del lavoro di Eijk come vescovo è stato in risposta alla crescente secolarizzazione e perdita di fede nella società olandese, un lavoro stressante che ha probabilmente influito sulla sua salute. Nel 2001, ha subito un ematoma subdurale (emorragia cerebrale); dopo un periodo di riposo, si è ripreso e ha ripreso le sue funzioni. Benedetto XVI ha nominato Eijk arcivescovo metropolita di Utrecht nel 2007. Nel pieno del suo incarico episcopale, Eijk ha co-redatto un manuale di etica medica cattolica, pubblicato nel 2010, ed è stato eletto presidente della Conferenza Episcopale dei Paesi Bassi l’anno successivo. È stato membro stimato della Pontificia Accademia per la Vita ed è stato rieletto membro nel 2017. Nel 2012, Benedetto XVI lo ha creato cardinale.

Le vocazioni nell’arcidiocesi di Utrecht hanno inizialmente continuato la loro caduta libera dopo il suo insediamento come arcivescovo, ma nell’ultimo decennio i numeri sono rimasti stabili, nonostante le forti correnti laiciste che invadono i Paesi Bassi. È ampiamente considerato un fervente ortodosso e pro-vita, e nutre una spiccata devozione alla Madonna. Le sue iniziative apostoliche si sono concentrate sul ravvivare l’amore per l’Eucaristia e la Beata Vergine Maria, sulla catechesi familiare e sull’evangelizzazione personale. L’esperienza di Eijk come medico e teologo morale gli ha fornito gli strumenti per affrontare questioni di attualità che hanno conseguenze di vita o di morte, in particolare l’eutanasia e la fecondazione in vitro.

Chiaro e intransigente quando si tratta degli insegnamenti della Chiesa, Eijk manifesta un amore per la verità cattolica anche quando è impopolare, come dimostra la sua volontà di difendere l’Humanae Vitae e di sostenere l’indissolubilità del matrimonio come unico matrimonio tra un uomo e una donna e come luogo privilegiato per l’atto coniugale. Si è anche opposto alle benedizioni omosessuali, ma con il tatto e la diplomazia che lo caratterizzano.

La sua insistenza sull’insegnamento di Cristo riguardo a un sacerdozio celibe riservato esclusivamente agli uomini è stata per alcuni un segno di contraddizione. Pur nutrendo compassione per i rifugiati e sottolineando la necessità di prendersi cura di loro, soprattutto per i cristiani in fuga dalle persecuzioni, Eijk ha affermato che i migranti economici sono spesso obbligati a ricostruire i loro Paesi d’origine e hanno obblighi nei confronti del Paese in cui immigrano. Ha anche parlato con chiarezza delle differenze fondamentali tra Islam e Cristianesimo. Eijk apprezza la riverenza nella liturgia, ma finora si è tenuto fuori dalla controversa questione della limitazione della Messa latina tradizionale.

Durante la pandemia di Covid, il cardinale è stato un fervente sostenitore della vaccinazione contro il virus, attingendo alle sue conoscenze mediche. Nonostante le preoccupazioni sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini, e altre preoccupazioni morali al riguardo, ne considerava l’uso un “obbligo morale” per proteggere se stessi e gli altri dal virus. Oltre al suo nativo olandese, il cardinale Eijk conosce l’italiano e l’inglese.

 

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  • Redazione

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