
di Antonio Foccillo
Uno dei temi poco dibattuti è la scarsa salute della funzione dello Stato e dei suoi servizi della Pubblica Amministrazione che si disgregherà ancora di più con l’attuazione della legge sull’Autonomia Differenziata.
Mentre Trump pone il problema di un ritorno alla sovranità dello Stato che dovrebbe far riflettere su come chiudere con la globalizzazione, da noi si va avanti come sempre con grandissimi danni per i cittadini.
Gli esecutivi, infatti, che si sono susseguiti negli anni hanno agito smarrendo il senso e la ragion d’essere della funzione e del ruolo dello Stato e, così, disinvestendo nella Pubblica Amministrazione e nelle sue risorse, non hanno fatto altro che impoverire tutti.
Sì perché troppe volte la Pubblica Amministrazione è stata vista come una grande borsa da cui attingere nei momenti di difficoltà, dimenticando, però, il ruolo che ricopre per il benessere del Paese e dei suoi cittadini.
Ne hanno fatto le spese sia i lavoratori sia i cittadini, che si sono trovati con l’incedere della crisi di fronte a istituzioni sempre meno in grado di rispondere alle loro esigenze e sempre più inermi.
Revisione di spesa e razionalizzazione sono state le parole d’ordine che nei fatti si sono manifestate sotto forma di tagli lineari e indiscriminati con ovvie e pesantissime conseguenze per lavoratori, cittadini e tutto il sistema dei pubblici servizi.
Il sindacato in questo frangente si è trovato a dover far fronte a controparti governative che, oltre a essere molto restie ad ascoltarlo, non avevano alcuna intenzione di investire nella macchina pubblica, nei suoi occupati né tanto meno nelle sue strutture mano a mano sempre più fatiscenti.
In questo giorni si è votato contemporaneamente in tutto il settore del pubblico impiego, sulla rappresentatività dei diversi sindacati, eleggendo le Rappresentanze Sindacali Unitarie. Al di là dei risultati che saranno certificati ufficialmente fra circa un anno, il dato importante è che, ancora una volta, circa l’80% dei dipendenti sono andati a votare.
Che differenza con la politica!
Questo dato dimostra che la democrazia rappresentativa non è morta del tutto. C’è una speranza per il futuro, nonostante tutto. Vuol dire che dove si è presenti e vicini alle persone si viene riconosciuti e anche che le persone, in questo caso i lavoratori, hanno ancora bisogno di essere rappresentati, in settori che sono troppo importanti per i cittadini.
Da moltissimi anni è in corso in Italia, come in tutto il mondo, un processo di trasformazione e redistribuzione della ricchezza e del potere politico ed economico con una crisi politico-economica, sommata alla incontrastata ripresa di idee conservatrici e liberiste che hanno eliminati i valori e ridotto le conquiste di un lungo e faticoso processo di politica riformatrice.
Le politiche neo liberiste hanno chiesto allo Stato di ritirare il suo perimetro di intervento, senza considerare che facendo così si è contribuito all’impoverimento dei cittadini.
È opportuno ricordare che nel nostro Paese per seguire queste politiche nei documenti economici e finanziari e nelle leggi di stabilità si è continuato ogni volta a tagliare le spese della Pubblica Amministrazione, invece che investire, e ciò si è riverbera sull’offerta dei servizi pubblici che in Italia sono ridotti al minimo.
Da quando il debito pubblico è diventato la priorità delle priorità, la politica economica ha risparmiato sistematicamente sulla manutenzione delle infrastrutture fisiche e ha dilapidato le poche risorse disponibili in spese improduttive.
Va aggiunto anche che in quasi tutti i settori della Pubblica Amministrazione la maggior parte delle spese vengono finanziate – da trent’anni a questa parte – per coprire le spese della intera macchina e solo una minima parte è destinata agli investimenti.
Contestualmente, lo stesso processo di integrazione europea si è modulato esclusivamente sui parametri monetari e ha rappresentato il passaggio verso un nuovo modello politico fondato sull’austerity. Puntuale nell’osservazione dell’oscillazione dei cambi, dello spread, dell’abbattimento dell’inflazione, della tenuta dei parametri e disinteressato nei confronti dell’esercito dei disoccupati, dei sottoccupati, dei deboli e degli anziani.
Per cui al modello economico che ha imperato in questi anni ha corrisposto la crescente disoccupazione di massa, i cui dati vengono usati come grimaldello per violare i principi di solidarietà che ancora resistono nello stato sociale.
Quel Welfare State contro cui quotidianamente in questi anni si sono scagliati liberisti e monetaristi, in un movimento divenuto trasversale a quasi tutti gli schieramenti politici.
Come se ciò non bastasse, come dicevo, l’Autonomia differenziata rischia di vanificare ancora di più il ruolo unificante dello Stato e di produttore di benessere per tutti i cittadini, rinnegando la solidarietà e affermando l’egoismo.
Non si tratta di un problema di poco conto, anzi se ne parla troppo poco!
Riguarda tutti noi, perché si stanno sgretolando goccia a goccia i pilastri su cui si è costruito il nostro modello di società, statuito nella Costituzione.
L’Amministrazione Pubblica ha sempre mutuato il suo potere dallo Stato che, in quanto tale, è per antonomasia un soggetto autoreferente. Ma se il suo ruolo si restringe e si praticano solo politiche economiche di tagli, addirittura lineari, alla P.A vengono a mancare i mezzi umani, culturali e finanziari con cui lavorare.
Oggi le difficoltà sono tutte figlie del fatto che senza un rilancio dell’autorità dello Stato, di cui i pubblici dipendenti sono un elemento fondamentale, non è possibile recuperare l’immagine o ancor meglio il senso della funzione pubblica.
La Pubblica Amministrazione, i servizi pubblici devono essere una priorità del Paese su cui investire per creare benessere collettivo, non qualcosa su cui continuare a tagliare a cuor leggero.
In conclusione, il lavoro pubblico e la funzione dello Stato rivestono un’importanza strategica come volano per la crescita del Paese, ma la sfida si riuscirà a vincere solo se ci sarà una nuova volontà politica di cambiamento che riconosca questa essenzialità e se si coinvolgerà su questa scelta la partecipazione del sindacato e degli operatori, che garantiscono i servizi essenziali per l’intera comunità.





