
di Francesco Pontelli
Emerge evidente e per di più inquietante, nella valutazione del gigante tedesco Volkswagen, la deleteria sintesi che mostra una incredibile inadeguatezza del management ed il delirio ideologico espresso, attraverso la propria politica, dalla Commissione Europea.
Una Commissione che ha trovato la propria massima espressione in tali “follie” e che sta causando degli effetti terribili per la casa germanica.
Dalle dichiarazioni del CdA, riportate qui sotto, emerge evidente la natura della crisi della casa di Wolfsburg, la quale nasce da una chiara volontà speculativa, clonata dal mondo finanziario ma applicata al settore industriale dell’automobile, che ha cercato di massimizzare i vantaggi futuri derivanti da una “opportunità politica europea”, “offerta” dalle scelte pseudoambientaliste nella politica europea.
Una volontà speculativa che ha trovato il limite e quindi le ragioni dell’inevitabile fallimento, in quanto non aveva tenuto in alcuna considerazione la eventuale disponibilità del mercato in relazione alla transizione elettrica nella mobilità privata.
In altre parole, questa scelta strategica operata dal management della Casa di Wolfsburg, i cui costi sono ora il problema principale dell’azienda, che intende peraltro ridurli attraverso la chiusura o la possibilità di vendita di questi stabilimenti di produzione di auto elettriche, era motivata dalla sola volontà speculativa offerta dal delirio politico della comunità europea. Tanto da illudere il CdA di andare verso un periodo caratterizzato da un mercato vergine per i prossimi decenni e relativo alla transizione verso le auto elettriche, che avrebbe assicurato oltre 300 milioni di autovetture da cambiare in Europa.
Proprio questa sintesi deleteria, tra ideologia ambientalista e desiderio speculativo, ha generato la crisi solo europea del settore Automotive e dell’intera filiera industriale, la quale si manifesta nelle sue terribili declinazioni solo ed esclusivamente nel continente europeo, come diretta conseguenza del divieto della produzione e vendita di auto a motore endotermico, rappresentando in tal caso un unicum al mondo.
Tornando alla volontà speculativa del management di Volkswagen, sicuramente i piani industriali di una grossa casa automobilistica non possono essere variati ogni 3-4 anni, come a propria giustificazione afferma il Ceo. Ma di fronte ad una scelta assolutamente disastrosa, in quanto basata solo su di una scommessa speculativa, andrebbe assolutamente ritirata, da parte degli azionisti, la fiducia al CDA. Come pure il management, i cui tempi di avvicendamento sono sicuramente inferiori, dovrebbe essere destituito immediatamente, per manifesta incompetenza ed inadeguatezza. (*)
La crisi Volkswagen non rappresenta una problematica evoluzione di un mercato globale, sempre più concorrenziale. La crisi nasce, invece, da una volontà speculativa che ha cercato di sfruttare una ideologica opportunità europea, senza avere alcuna conoscenza in relazione alla disponibilità del mercato in relazione alle auto elettriche.
Conseguentemente gli effetti di questa strategia, espressione di una sintesi tra ideologia ambientalista Europea, ispirati a una volontà speculativa, dovrebbero ricadere solo sugli azionisti della Volkswagen che hanno scelto il CdA ed a caduta il management.
Ciò nonostante, il perseverare nella medesima strategia finalizzata comunque a nascondere l’errore strategico, con in più il rinnovato sostegno al delirio irresponsabile ed ideologico assicurato dalla stessa Unione Europea, si trasformerà in un disastro economico sociale e politico senza precedenti dal dopoguerra ad oggi per l’intero continente europeo il quale diventerà la Terra di conquista delle “auto a carbone” (**) provenienti dalla Cina.
(**) Il 62% dell’energia necessaria alla realizzazione delle auto cinesi e viene dalle centrali centrali a Carbone attraverso l’importazione di 5 miliardi di tonnellate all’anno.





