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AFFAIRE ALMASRI, C’E’ QUALCOSA DIETRO LE QUINTE?

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di Nino Orlandi

La bomba giudiziaria lanciata dalla procura di Roma oltre al favoreggiamento punta a stabilire che mezzo esecutivo è colpevole di avere sperperato del denaro pubblico per avere rispedito il “macellaio” libico su un volo pagato dai contribuenti. «Vergogna», «scandalo», «la premier venga subito a riferire in Aula», è il ritornello delle opposizioni a cui non sembra vero di poter rialzare la testa grazie ai giudici sul piede di guerra perché la separazione delle carriere marcia verso il traguardo.
Francesco Lo Voi, il Procuratore della Repubblica di Roma che ha inviato l’avviso di garanzia a mezzo governo, dal 2017 al 2023 ha usufruito del “passaggio” di Stato per motivi di sicurezza. Lui, come altri magistrati o funzionari che per lavoro hanno subìto minacce era stato inserito dal ministero dell’Interno nella lista degli obiettivi a rischio e dunque dei soggetti che, «per motivi di servizio», avrebbero potuto usufruire dei mezzi Cai, previo via libera di Palazzo Chigi.
Nato a Palermo, con la famiglia residente nel capoluogo siciliano ma il lavoro nella Capitale, il magistrato fa spesso quella tratta che però può costare allo Stato anche 13mila euro a persona. Dal 2022, cioè da quando è in carica l’attuale governo, e fino all’8 marzo 2023, Lo Voi ha viaggiato sull’asse Roma-Palermo per quattro volte compiendo 8 tratte sull’aereo riservato.
Tralasciando la vicenda del libico, il tema degli aerei di Stato rappresenta un fronte aperto tra il numero uno della procura di Roma e gli attuali inquilini di Palazzo Chigi. C’è infatti un contenzioso che va avanti da tempo tra il dottor Lo Voi e la presidenza del Consiglio, nello specifico il sottosegretario Mantovano, autorità delegata a concedere o negare i voli di Stato.
Quando il 16 febbraio 2023 ha fatto richiesta per il volo, Mantovano ha detto no, motivando il tutto per iscritto. È cominciata una battaglia a suon di carte bollate, che non è ancora finita. La toga ritiene che viaggiare con la scorta su un volo di linea costi di più allo Stato, inoltre si riducono i tempi. Il sottosegretario in una missiva del 17 febbraio gli ha replicato che avrebbe chiesto una comparazione delle tariffe, cosa che è avvenuta e infatti l’8 marzo, dopo le informazioni assunte dall’Aeronautica militare e da fonti pubbliche, Mantovano fornisce il responso che non lascia scampo: mentre per un biglietto di andata su un aeromobile “normale” ce la si può cavare tra i 400 e i 700 euro, l’aereo blu è molto più esoso. Lo Voi, però, non ci sta e fa ricorso. La decisione è attesa. Intanto, però, lui ha “indagato” mezzo governo proprio per un volo di Stato.
Il magistrato, di fronte al diniego di utilizzo dell’aeromobile della compagnia aerea italiana (Cai) dei Servizi segreti, prima ha scritto lui direttamente a Mantovano, poi è andato dall’avvocato e ha presentato un «ricorso straordinario» al capo dello Stato. L’atto inoltrato al presidente della Repubblica è durissimo contro la presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno. Parla di «violazione e falsa applicazione dell’articolo 1 della legge 133 del 2022; violazione e falsa applicazione degli articoli 3, comma 2, 7 e 9 del Dpcm del 23 settembre 2011». Non solo. In stampatello nel ricorso si citano le accuse mosse a chi ha osato negare il volo privilegiato al procuratore usando i seguenti termini: «Incompetenza», «eccesso di potere per travisamento», «sviamento». E fa perfino sorridere che nel ricorso si accusi di «eccesso di potere» chi in fondo quel potere ce l’ha per legge.
Il resto è cronaca.

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  • Redazione

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