
di Giuseppe Augieri
Si chiama masochismo. E’ il piacere di farsi del male. C’è in tutti i campi. In politica assume connotazioni particolari, ma esiste come e più di ogni altra piega della vita.
Una sua forma più avanzata, ormai in vigore da anni, è quella di stracciarsi le vesti perché qualche tempo prima ci si è già stracciate le vesti quando e dove non era necessario. Con conseguenze negative e talvolta aberranti.
Lo vediamo nella rivalutazione di periodi “storici” della politica, di personaggi politici, di decisioni assunte con semplicioneria. La trama della manfrina è sempre la stessa: si fanno cose e si ignorano altre, si danno giudizi apocalittici su persone ed avvenimenti. Si dorme su altri accusando chi solleva interrogativi di faziosità. Poi un più o meno lungo silenzio ed infine la “sorpresa”: ma lo sai che avevamo sbagliato?. E giù nuovi giudizi apocalittici. E vesti stracciate.
Non succede solo in Italia. Biden avverte: «In USA sta prendendo forma una pericolosa oligarchia, di estrema ricchezza e influenza». Scusa, Biden: ma non sei tu ad essere stato il Presidente USA? E come hai fatto ad accorgerti solo ora di qualcosa che «minaccia la nostra democrazia, i nostri diritti e le libertà fondamentali»? Domanda finale: quando i tuoi predecessori, tutti in fila, hanno lasciato mano libera a Vanguard ed a BlachRock, Bezos, Soros, Musk, Ballmer, Page, Buffett e qualche altro di appropriarsi dei social, delle tecnologie strategiche – ma anche, a tempo perso, di inficiare pesantemente la vita politica di altri Paesi, compresa l’Ucraina – mentre tutto questo succedeva, nessuno di loro e tu per ultimo si è posto il problema che bisognasse vigilare?
Se ci riflettiamo, con tutte le differenze del caso, anche da noi è già successo che ci sia stata qualche amnesia e tante, tantissimi decisioni sbagliate. Editorie interessate, vendita di asset, silenzio sull’esondazione di poteri, processi politici a gogò, neoliberismo spacciato per riformismo, un po’ di spago alla pancia che urla. E inutili vesti stracciate. Su qualcosa si comincia a riflettere: ma da noi l’esame delle realtà e delle criticità non affrontate è revisionismo: cioè è peccato.
Stavolta, essendo la posta in gioco ai massimi livelli, il giochetto può costarci davvero caro. Il rapporto con Musk che si va delineando é contemporaneamente un pericolo ed una opportunità. Entrambi molto grandi. Ed è anche, sempre contemporaneamente, impossibile da rifiutare ma anche da non potersi accettare esclusivo. Stracciarsi le vesti per paura di cosa può diventare Musk, non solo per l’Italia, e demonizzarlo non serve: che facciamo, dichiariamo guerra a lui ed agli USA? Sparare a zero sull’amicizia con Meloni senza guardare con equilibrio e senza propagande cosa si può realizzare con lui significa lasciare alla sola Meloni la responsabilità di scelte. Se vanno bene, poi magari si piangerà perché è stata fatta santa subito. Ma se vanno male, ci saremo gettati tutti noi, non Meloni, in una fornace ardente. No, il giochetto non può essere ripetuto.
Il tardivo riconoscimento di Biden dell’ingresso nel panorama politico di figure forti finanziariamente e nella tecnologia, la tecno-destra, non può essere strumentalizzato. Va preso come avviso ai naviganti: ci vuole la bussola perché, se anche volessimo non navigare, baie dal mare tranquillo intorno a noi non ve ne sono. E non ve ne saranno per molti anni.





