
Da Agenzia Nova* – Le prospettive dei negoziati con l’Ucraina e della caduta di Bashar al Assad in Siria, le critiche alle agenzie di sicurezza per l’assassinio del generale Igor Kirillov e un elogio a Silvio Berlusconi: la conferenza di fine anno di Vladimir Putin ha offerto come al solito un’ampia panoramica di temi di confronto. Dalla guerra in Ucraina al rafforzamento delle alleanze con Paesi come la Bielorussia e la Cina, fino alla situazione in Siria e all’evoluzione tecnologica in campo militare, il presidente russo ha cercato di tracciare un quadro di forza e resilienza per il suo Paese, pur riconoscendo alcune delle sfide che la Russia sta affrontando. La guerra in Ucraina rimane un tema centrale. Dopo quasi tre anni di conflitto, Putin ha ribadito la disponibilità della Russia a negoziare, ma con una chiara condizione: “Non abbiamo precondizioni per avviare negoziati, ma i documenti di pace saranno firmati solo con un leader legittimo”, ha dichiarato Putin, riferendosi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tuttavia, ha sottolineato che anche Kiev deve dimostrare una reale volontà di compromesso, evidenziando come, nel 2022, “l’ex premier britannico Boris Johnson abbia convinto Kiev a continuare a combattere”, prolungando così il conflitto.
Le affermazioni di Putin riflettono una narrativa che pone la Russia come attore disposto al dialogo, ma che accusa l’Occidente di ostacolare ogni iniziativa di pace. La situazione sul campo, tuttavia, resta complessa: le Forze armate russe continuano a condurre operazioni militari su larga scala, mentre l’Ucraina, sostenuta dai Paesi della Nato, resiste nonostante le difficoltà. Putin ha anche messo in guardia sull’esaurimento delle risorse umane e materiali ucraine, sostenendo che il tempo potrebbe giocare a favore della Russia. Un altro tema cruciale affrontato dal presidente è stato il ruolo delle nuove tecnologie militari. Putin ha dichiarato che il missile ipersonico Oreshnik è “praticamente impossibile da abbattere” e ha spiegato che i sistemi antimissile installati in Romania e Polonia “non sarebbero in grado di contrastarli nemmeno a una distanza di duemila chilometri”, sottolineando la superiorità tecnologica russa in questo ambito. Queste affermazioni sono parte di una strategia volta a rafforzare l’immagine di una Russia all’avanguardia nel campo militare, in grado di proteggersi dalle minacce esterne, specialmente quelle provenienti dall’Alleanza atlantica. “Quasi tutti i Paesi della Nato sono in guerra contro la Russia”, ha aggiunto Putin, segnalando l’aumento dei costi dei materiali bellici per l’Alleanza e mettendo in dubbio la sostenibilità economica di una spesa militare crescente.
Sul fronte delle alleanze strategiche, Putin ha ribadito l’importanza del legame con la Bielorussia, un alleato chiave nella regione. “Ogni minaccia alla Bielorussia sarà considerata come una minaccia alla stessa Russia”, ha dichiarato, sottolineando la stretta collaborazione con il leader Aleksandr Lukashenko. Questa partnership, secondo Putin, è parte integrante della strategia nucleare russa aggiornata, un chiaro segnale agli avversari occidentali della solidità dell’asse Mosca-Minsk. Anche la situazione in Siria è stata oggetto di riflessione. L’intervento russo, secondo Putin, ha avuto successo nel prevenire la creazione di un’enclave terroristica simile a quelle in altri Paesi, come l’Afghanistan. “Non si tratta di una sconfitta per la Russia, abbiamo raggiunto i nostri obiettivi”, ha affermato, respingendo le critiche occidentali. Tuttavia, ha riconosciuto che la situazione nel Paese mediorientale resta complessa, esprimendo la speranza che la Siria possa raggiungere pace e stabilità. Putin ha inoltre chiarito che la presenza militare russa è limitata a due basi – una aeronautica e una navale – e opera principalmente in supporto delle forze locali e di alcune formazioni filoiraniane. A tal proposito, il titolare del Cremlino ha confermato il trasferimento di 4 mila combattenti iraniani dalla Siria a Teheran, su richiesta delle autorità iraniane.
Infine, le relazioni con la Cina rappresentano un pilastro della politica estera russa. Putin ha elogiato il livello di cooperazione tra i due Paesi, descrivendo la loro alleanza come basata su “completa fiducia reciproca”. Il presidente russo ha evidenziato il volume degli scambi commerciali, che ha raggiunto tra i 220 e i 240 miliardi di dollari, sottolineando l’importanza di un partenariato economico forte per affrontare le sfide globali. “Agiamo seguendo i nostri interessi nazionali”, ha dichiarato, definendo il presidente cinese Xi Jinping un amico personale. Un amico come lo era anche l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che “ha fatto molto” per lo sviluppo delle relazioni italo-russe. Putin ha menzionato Berlusconi fra i “leader mondiali scomparsi” che hanno contribuito all’avanzamento dei rapporti con la Russia. Oltre all’ex presidente del Consiglio italiano, il titolare del Cremlino ha nominato l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl e l’ex presidente francese Jacques Chirac. Ma Putin si è soffermato, soprattutto, sull’Italia, dichiarando che la Russia sente che la società italiana prova “una certa simpatia” per il suo Paese e che tale “sentimento è reciproco”. “Nonostante quello che sta accadendo oggi, sentiamo che all’interno della società italiana c’è una certa simpatia per la Russia, proprio come noi proviamo una certa simpatia per l’Italia”, ha affermato Putin.
Nel corso della conferenza, Putin ha anche affrontato speculazioni sul suo stato di salute, liquidandole con ironia e citando Mark Twain: “Le notizie sulla mia morte sono notevolmente esagerate”. Questo intervento, seppur apparentemente marginale, si inserisce in un contesto più ampio di consolidamento dell’immagine di un leader forte e in controllo, nonostante le difficoltà interne ed esterne. In sintesi, il discorso di Vladimir Putin rappresenta un’affermazione di resilienza e ambizione strategica da parte della Russia. Sebbene le sfide economiche, politiche e militari siano numerose, il presidente russo ha cercato di trasmettere un messaggio di fiducia nei confronti del futuro del Paese, rafforzando al contempo l’immagine di una Russia che continua a svolgere un ruolo centrale negli equilibri geopolitici mondiali.
La Difesa russa ha rivendicato il controllo di Zhovte, un insediamento rurale che prima della guerra contava poche decine di abitanti circa cinque chilometri a sud della città di Pokrovsk, uno dei principali obiettivi dell’offensiva di Mosca nella regione ucraina di Donetsk. Il progetto filo-ucraino Deep State conferma il controllo russo di questa località e in generale un’accelerazione, negli ultimi giorni, dell’avanzata in direzione di Pokrovsk.
Il Cremlino ha detto martedì che la guerra in Ucraina continuerà finché gli obiettivi fissati dal presidente Vladimir Putin non saranno raggiunti con azioni militari o con negoziati. Putin ha chiesto all’Ucraina di abbandonare la sua ambizione di entrare nella Nato e di ritirarsi completamente da quattro regioni del Paese che la Russia ha rivendicato come proprie – condizioni che Kyiv ha respinto come equivalenti alla resa. “L’operazione militare speciale terminerà quando tutti gli obiettivi fissati dal presidente e dal comandante in capo saranno stati raggiunti”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, usando il termine di Mosca per il conflitto. “Questi obiettivi possono essere raggiunti come risultato dell’operazione militare speciale o come risultato dei relativi negoziati”. Peskov ha dichiarato che al momento non sono in corso colloqui tra Mosca e Kiev perché “la parte ucraina rifiuta qualsiasi negoziato”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lunedì ha sostenuto la necessità di una soluzione diplomatica alla guerra e ha sollevato l’idea di un dispiegamento di truppe straniere in Ucraina fino all’adesione alla Nato.





