di Sergio Pizzolante
L’architrave Meloni
E la casa che scricchiola. Nonostante i fasti di Atreju.
Il cardinale Camillo Ruini (per trovare un po’ di sapienza politica occorre andare fra gli ottanta novantenni ancora in vita), sul Corriere, ha sostenuto che Giorgia Meloni è l’architrave della politica italiana.
Oggi, per un Paese europeo, la politica, nel mondo, si misura su tre cose: l’Ucraina, cioè la consapevolezza del pericolo Putin per la democrazia in Europa e per l’Occidente; l’Europa, cioè la necessità di stare in asse con le forze di governo in Europa (leggasi Fitto); la nuova sfida americana, cioè avere una capacità di interlocuzione privilegiata ma senza subalternità.
Sono i tre piloni di una architrave.
E la Meloni sta lì. Chi non lo vede è cieco.
Non è poco. E’ moltissimo.
In un mondo in cui le potenze e le culture autoritarie avanzano.
E’ l’architrave che ci tiene in Occidente.
Poi c’è l’Italia.E qui la casa è senza architravi.
O, comunque, ci sono architravi instabili. Rischiose.
Si può fare quasi tutto bene nel mondo e quasi tutto male in patria? Nella Nazione, come direbbe Giorgia. Che non sa che Nazione e Patria sono termini e valori nati a sinistra. Li hanno inventati gente come Garibaldi e Mazzini. Non Fazzolari. Per dire.
Bene.
Attenzione, il dramma, l’assenza di architravi robuste in Italia, sta non solo sui limiti in patria di Giorgia Meloni, ma, anche, nell’assenza di alternativa dall’altra parte, sta, anche, nel dramma di una alternativa inguardabile, fatta di piazze violente, subalternità ai poteri giudiziari, propositi di rivolte sociali, totale assenza di cultura di governo, dall’attacco al job act in giù.
Ma parliamo di Meloni in patria.
Con questi avversari/nemici sarebbe una passeggiata.
Ma lei anziché viaggiare sulle Frecce, perde tempo ed occasioni sui treni di campagna, per scampagnate nei territori del come eravamo.
Sui treni nostalgia. E sui treni sempre in ritardo. E sui treni su binari ciechi.
Cioè, vuoi far tacere i Del Mastro? Ogni volta che parlano sporcano i vestiti pastello della Meloni.
Cioè, vuoi, con l’autorevolezza acquisita, spegnere l’orgoglio diffuso per la fiamma? A che serve?
E’ la fiamma che ti fa prendere almeno il 20/25 per cento dei voti di coloro che dalla fiamma sono lontanissimi?
Cioè, il governo della complessità dei fenomeni dell’immigrazione e della sicurezza si affronta con un proluvio di nuovi reati e con la moltiplicazione degli anni di carcere?
E che credibilità ha il proposito (con passi timidi e lentissimi) della riforma della giustizia, come riequilibrio dei poteri, se accumuli leggi che mettono al centro Procure, caserme e carceri?
Si combatte il giustizialismo col pangiustizialismo?
E poi, se dici che bisogna guardare (giustamente!) ad un sovranismo europeo, che senso ha la riforma sull’Autonomia Differenziata, che sta sul treno dei binari ciechi della Lega?
Aspetti che un referendum ti travolga?
E un presidenzialismo che sembra un succedaneo del presidenzialismo, a che serve?
Un pastrocchio. Che non fa la storia. Perché non è nemmeno nella cronaca.
Va costruita una architrave anche in Italia, Giorgia.
E per me sta su quest’asse.
Massima apertura politica verso intelligenze che non arrivano dal cortile di casa.
Fitto e’ un grande esempio. Ma è il solo.
Riforma della giustizia, per il riequilibrio dei poteri. Sarebbe questo il viaggio più veloce verso la storia. Una freccia.
Governo politico e non carcerario dell’immigrazione.
Va bene l’asse con Von der leyen, vanno bene gli accordi in Africa, un boomerang l’Albania.
Una politica fiscale e industriale liberale. Dura.
Da destra liberale anche, se necessario. Comunque sicuramente riformista.
Il fisco non solo costa troppo ma è anche sommamente ingiusto. Hai detto “pizzo di stato”? Devi essere conseguente.
E si deve sostenere l’industria italiana più alla Calenda (per il quale non ho simpatia ma ha ragione) che alla Urso. Che gioisce se l’Alfa si chiama junior e non Milano, mentre mette i tabelloni sul prezzo medio nelle stazioni di benzina.
Senza il pilone italiano l’architrave va giù.
Auguri.




