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UN GIORNALISMO CON LA LIVREA DEL MAGGIORDOMO

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di Pietro Imberti

Era il 3 maggio 2019 quando Federico Fubini vice direttore del Corriere della Sera faceva la seguente adultoide riflessione: “Faccio una confessione, c’è un articolo che non ho voluto scrivere. Guardando i dati della mortalità infantile in Grecia mi sono accorto che facendo tutti i calcoli con la crisi sono morti 700 bambini in più di quanti ne sarebbero morti se la mortalità fosse rimasta quella di prima della crisi. La crisi e il modo in cui è stata gestita ha avuto questo effetto drammatico e ci sono altri dati che confortano questa mia conclusione, come i bambini nati sottopeso“.

Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera, presentando su Tv2000 il suo libro, ha raccontato di aver scelto di “censurare” la notizia dell’impatto di crisi e misure imposte dalla Troika sulle morti infantili: “Ho deciso allora di non scrivere perché il dibattito in Italia è avvelenato da antieuropei pronti a usare qualsiasi materiale come una clava contro l’Europa e quello che rappresenta, cioè la democrazia fondata sulle istituzioni e sulle regole. Mi sono detto, se scrivo questo vengo strumentalizzato dagli antieuropei e ostracizzato dagli altri”.

Questa è la certificazione dell’attendibilità di un giornale sottoscritta dal suo vicedirettore.

C’è una forte propensione, da parte del Corriere della Sera, il maggior giornale italiano, ad essere nel permanente ruolo di “maggiordomo “ di un sistema clientelare la  cui base è storicamente impregnata per un pieno supporto al trasformismo servile, ancora una volta si conferma nella “sua mission” di racconta storie di pura genuflessione. Lo fa secondo tradizione, quando i vecchi padroni sono falliti e sono costretti dalla realtà dei fatti dell’economia a portare i libri in tribunale.

Green Deal, pandemia, ottimati in disgrazia, Europa disastrata e senza bussola, sono orai fattori evidenti di una disgrazia sostenuta, ma nel passato erano capisaldi fideistici che giornalisti tremebondi sostenevano senza grazia e senza il ben che minimo elemento di onestà professionale che contemplasse il ben che minimo elemento di capacità di dubbio o perlomeno di uno stimolo di criticità.

Oggi, gli stessi pretendono di vendersi “per una ballata“ che gli ridia una verginità perduta.

E’ il gioco perverso di una pantomima progressista che si è fatta regressione. Aspettare “le verifiche“ sarà un angoscia giornaliera anche per molti giornali garanti di un “pensiero unico” che ogni giorno di più mostra il volto di “una libertà“ artefatta, molto ideologizzata e pedagogica ,che opera con il pretesto di timbri, sotto cauzione istituzionale.

Una brutta storia giornalistica, qualla raccontata da Fubini, che ci impone di ricordare come questi giornalisti trattarono la questione della tremenda crisi della Grecia , non disdegnando, su ordine della Commissione europea, di applicare una ignobile censura sulle ripercussioni subite da quel popolo  e specialmente sull’effetto drammatico che ebbe sui bambini. Un cinismo che non può essere dimenticato.

Elon Musk che ha dichiarato che punterà a sottoporre a verifica l’efficienza della burocrazia europea. Sostanzialmente renderà nullo o inutile il ruolo e giochi di prestigio che hanno sconfinato fino ad oggi in un percorso dove con l’aiuto che comprendeva anche atti di autocensura di presunti autorevoli giornali e giornalisti.

Ecco perché serve sempre più oggi un nuovo paradigma centrato su cultura della trasparenza e della verifica costanti.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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