
di Savino di Scanno
Nello slalom quotidiano tra le banalità giornalistiche delle prime pagine dei quotidiani a libro paga delle multinazionali, passando all’Ansa (15/12 c.a.), si è rimasti sorpresi da una nota……..”Israele cerca la salma della leggendaria Spia del Mossad, Eli Cohen”.
La storia di Eli Cohen è una storia da manuale, a cui sono dedicati libri e film.
E’ la storia di un personaggio straordinario che a cavallo tra la prima e seconda metà del ‘900 riesce ad infiltrarsi ai vertici del governo siriano, riuscendo ad acquisire informazioni politico militari tali sin da permettere ad Israele la vittoria nella Guerra dei 6 Giorni nel 1967 grazie agli alberi di eucalipto che Cohen, divenuto negli anni antecedenti vice ministro delle Difesa, aveva fatto piantare in prossimità delle linee difensive siriane per permetterne la individuazione.
Il Kgb all’inizio del 1965 intervenne su richiesta del governo siriano che era preoccupato per la fuga di notizie di “vertice”, ed in poco tempo individuò Cohen che fu arrestato e, dopo torture e sevizie, verrà impiccato in pubblica piazza a Damasco il 18 maggio 1965. Nulla erano valse le richieste diplomatiche delle cancellerie occidentali compreso il Vaticano per un suo rilascio. Per la Siria il danno era stato enorme e Cohen non solo fu giustiziato ma il suo corpo non fu mai restituito ad Israele come ulteriore segno di offesa.
La notizia di Ansa riporta, quindi, l’attività che sia il Mossad che l’IDF in queste ore e giorni stà realizzando nel ricercare il luogo, pur a distanza di oltre 50 anni, dove recuperare la salma del loro più capace agente mai vissuto tanto da renderlo un eroe nazionale.
Quella di Cohen si può associare ad un altra storia, che se pur diversa come genesi e cronologia, riporta un altro personaggio che potrebbe essere identificato come la “Spia Perfetta”, ovvero Kim Philby. Sull’ uomo agente doppio, reclutato da ragazzo nei prestigiosi college britannici di Cambridge, divenuto uno dei capi dei servizi segreti britannici, fuggito una volta scoperto in Russia ove fu dedicata una emissione filatelica, si invita a consultare il sito della nostra Sicurezza Nazionale ove alla sezione della “storia di spie” dedica alcuni articoli, in particolare si segnala lo scritto di Domenico Vecchione. Anche in questo caso ci si trova di fronte ad un altro personaggio da una personalità straordinaria se non unica in grado di realizzare un “qualcosa” che difficilmente potrebbe essere replicata.
Ma si potrebbe scrivere di Richard Sorge che permise a Stalin di stravolgere un intero fronte nel durante la Seconda Guerra mondiale.
Ma altri ancora.
Ma il tema dell’articolo è la capacità della memoria. Israele cerca a distanza di decenni un Suo agente.
L’altro tema è “cosa” possa determinare, in termini di scelte umane, sociali, professionali, il “divenire” od “essere” spie. Non si scrive dei”travet” ministeriali più volte citati dal Generale Mario Mori nelle sue varie interviste, nè tantomeno di simpaticissimi personaggi divenuti ormai tormentoni televisivi dai soprannomi gastronomici. Nè dello stupidario cinematografico dei vari James Bond o di recente novelle virago dello spionaggio di celluloide.
Si scrive di storie vere che trovano espressione , ad esempio, nel “muro costellato di stelle” a Langley, ove ogni “stella” rappresenta un agente caduto di cui non si potrà mai conoscere il nome. O come la storia, tutta russa, di trovare in giardini o parchi di città o villaggi, piccoli monumenti a forma di persona seduta su di una panchina od in piedi mentre riceve un fiore da un bambino, monumenti questi ove i personaggi sono senza volto ed il monumento non ha né nome né titolo.
Ma la domanda è sempre la stessa. “Perchè ?”. Per alcuni studiosi statunitensi la scelta potrebbe essere la solita, soldi/sesso/adrenalina. Oppure odio verso la propria classe sociale, come lo poté essere la vicenda dei “Five Cambridge”, odio verso il proprio sistema politico come in Italia durante la 2° Guerra Mondiale, revanscismo a causa di mancate promesse,promozione,
O pura avventura come Giacomo Casanova che tra un alcova ed un pranzo divenne la più capace spia della Serenissima.
Una “spia perfetta”, in definitiva, potrebbe essere chiunque, dal tassista di Beirut al giornalaio romano,dal croupier di Montecarlo al professore dal cognome importante, il tutto transitando tra gonne e collant di nobildonne più o meno nobili che veleggiano tra le varie capitali con tappe alberghi montani e barche a vela.
Si conclude con l’ultima vicenda, ovviamente tutta italiana, circa le dichiarazioni della nostra Autorità Delegata dottor Mantovano in occasione del conferimento dei premi a 7 giovani per lavori accademici sull’intelligence nella sede del DIS a Piazza Dante in Roma, ai cui giovani si porgono le più sentite congratulazioni. Nella sintesi il dottor Mantovano ha dichiarato che non sarebbe più necessario mantenere un profilo di elevata “segretezza” per gli appartenenti alle Agenzie, non più denominate né “comparto” né “servizi segreti” bensì esclusivamente “agenzie di intelligence” per il personale in esercizio di attività tipo “analisi”, giusta una riforma ulteriore in campo amministrativo che favorisce le varie amministrazioni pubbliche in termini di integrazione operativa e scambi informativi.
Lo si ritiene corretto in quanto di analisti si scrive, ed in fondo già si opera in tal senso in quasi tutti i paesi occidentali.
Per il resto, laddove ci fosse ancora qualcosa che possa considerarsi “il resto” cosa ulteriormente scrivere…..in fondo i “servizi segreti”, quelli veri, “non esistono” e quindi di cosa preoccuparsi ………….le spie, quelle vere, come Cohen, Philby non esistono,,,,,





