
di Vito Schepisi
Più che entrare nel merito della questione, tanto è subdola e vile quella forma d’ostacolare la memoria per impedire di sollecitare l’attenzione sul più infame dei delitti che si conoscano (privare della libertà e trascinare un innocente nelle aule di un tribunale), varrebbe la pena riflettere sui principi di libertà e di democrazia, perché sia indifferibile la necessità del Parlamento e della Giustizia d’attivarsi per tutelare la legalità e per garantire la sicurezza degli individui.
La Giustizia merita riconoscenza e rispetto, quando ha, a sua volta, rispetto delle persone e delle leggi varate dal Parlamento in nome del Popolo Italiano.
Non per altro!
Sono vincitori d’un concorso, e poi hanno una carriera quasi automatica e spesso arrivano nei ruoli apicali per il ritrovarsi nella cordata vincente. Non sono padreterni scesi tra gli umani.
L’autonomia, per la delicatezza della funzione da assolvere, dovrebbe essere a 360°, partendo anche dall’assoluta autonomia rispetto alla propria formazione e sensibilità politica.
Costringere un individuo a doversi difendere, contro chi possiede il potere d’incarcerarlo e di comprometterne l’onore e la rispettabilità, dovrebbe suscitare una sofferenza notevole sulla coscienza di un magistrato.
Non è, però, sempre così!
Non si può, però, non pensare che si stia esercitando un potere terribile!
Non è stato mai scritto un libro dei delitti e delle pene (neanche da Cesare Beccaria nel diciottesimo secolo) in cui l’individuo innocente esca integro dall’assedio infingardo di giudici e stampa.
Si perdono la testa, l’equilibrio, le forze, la speranza, la fiducia ed anche, quando ci sono, il coraggio e le capacità di reagire, perché il martellare del tempo, con l’avanzare della rassegnazione e con l’umana necessità di ritrovare la propria serenità e rilassarsi, conduce dritto allo sfinimento.
Quanta gente sfinita e senza risorse ha ceduto?!
Enzo Tortora, lottando, è arrivato alla fine. Ma ci è arrivato troppo tardi, perché alle sue parole “dove eravamo rimasti?” non c’è stato più il tempo della risposta.
Alcune sue parole, pronunciate durante il processo “Io sono innocente, spero con tutto il cuore che lo siate anche voi”, dovrebbero esser scritte sui muri della Aule di Giustizia.
In uno Stato democratico, inoltre, riconoscere gli errori dovrebbe essere una regola.
In maggior ragione nei casi in cui, per l’importanza e la responsabilità della funzione, i magistrati hanno anche il dovere d’essere e d’apparire giusti e credibili.
Sarebbe stata un’ottima iniziativa se la ricerca di soluzioni di maggior garanzia fosse partita dai magistrati. Avrebbero, infatti, la capacità e l’esperienza per studiare e proporre soluzioni adeguate.
Non si sa, però, se ci abbiano mai pensato, di certo non l’hanno mai fatto.
La soluzione che appare più adeguata dovrebbe essere quella della separazione delle carriere, tra la funzione giudicante e quella requirente, ma è una questione ferma sui tavoli da troppo tempo.
Ma se per il Presidente dell’ANM, già per proclamare “La giornata delle vittime degli errori giudiziari”, s’intravede «Il pericolo d’indurre sfiducia pubblica», figuriamoci se intendano rimediare ad un vero pericolo, come quello in cui, in un processo, i PM che inquisiscono ed i Giudici che sentenziano possano apparire troppo sodali tra loro.
Quella della Giustizia è una lotta impari e tormentosa tra le parti e, come spesso accade, chi ci rimette di più sono coloro che non hanno colpa.
Gli innocenti, però, hanno poche armi per difendersi.
Non tutti possono permettersi, per quanto costosa, una difesa autorevole ed adeguata.
I magistrati, pur nella diversificazione dei ruoli, appartengono invece ad un unico “corpo” e, come accade per ogni ufficio e funzione pubblica, spesso emergono casi di corporazione, in cui l’interesse più diffuso è quello di sostenersi a vicenda.
Ebbene, se questi sono i confini della questione, una giornata da dedicare alle vittime innocenti di tanti abusi e di tante sofferenze varrebbe molto di più della “Giornata Mondiale del Passero” (solitario o meno che sia) che è stata istituita e che si celebra il 20 marzo.
Se la magistratura non ci sta, a sua difesa, però, scendono i sodali di tante avventure politico-giudiziarie, non solo lo scontato M5S, ma anche il PD che, per somma di vergogna, prima distingue e poi si sfila.





