
Conclusioni di Giorgia Meloni, tra ironia e politica, strategia e polemica al gran finale di Atreju.
Lo scontro dialettico è con Elly Schlein che attacca il governo sulla sanità “come un disco rotto” e con “argomenti falsi” (“La calcolatrice serve a voi”) e che a pronunciare la parola Stellantis “si inceppa la lingua”. Ma alla kermesse di Atreju (“Un’edizione splendida”, dice dal palco ringraziando anche la sorella Arianna, perché – sottolinea in maniera ironica – “in questa sua foga di dover piazzare amici e parenti e gente che non conosce ha trovato il tempo per organizzarla…”) Giorgia Meloni per la prima volta affonda il colpo soprattutto su Maurizio Landini e su Romano Prodi. Il primo è reo di “aver utilizzato toni senza precedenti” che “se li avessimo usati noi sarebbero arrivati i caschi blu dell’Onu”, perché l’invito del segretario della Cigl alla rivolta sociale, spiega il presidente del Consiglio, “è solo perché ha argomenti deboli” per “aiutare la sinistra, non certo i lavoratori”.
L’ex presidente del Consiglio, invece, è tirato in ballo perché, secondo il Capo dell’esecutivo, al pari della segretaria dem ha pronosticato l’isolamento dell’Italia. “Ai suoi improperi – replica – ho aperto una bottiglia di vino migliore e brindato alla mia salute. Ogni patriota deve essere fiero” di ricevere le critiche di chi ha svenduto l’Iri e facilitato l’ingresso della Cina nel Wto, la dimostrazione “che di obbedienza se ne intende parecchio…”.
La festa di Fdi resta per Giorgia Meloni l’occasione per ricordare pure il passato della destra, quella sfida vinta “di una generazione che ha combattuto “per superare tutti i pregiudizi” e abbattere “i cancelli ideologici sbarrati dal palazzo”. Ma è anche il momento in cui il presidente del Consiglio si toglie qualche sassolino dalle scarpe, contro chi ha remato contro il nostro Paese che “da osservato è diventato modello”, cercando – per esempio – “di azzoppare la nomina di Fitto” in Europa, “noi siamo antitetici alla sinistra, esistiamo per smentirvi e stupirvi”.
Il presidente del Consiglio spazia dai temi europei (serve un cambio di rotta”) – annunciando le sue dimissioni dalla presidenza del partito dei conservatori per sostenere l’ex primo ministro polacco Morawiecki – a quelli italiani.
Il 2025 sarà l’anno delle riforme (“Spaventano molti ma andremo avanti”), dal premierato all’autonomia differenziata alla separazione delle carriere. E sarà l’anno in cui si continuerà la lotta alla burocrazia, per tagliare gli sprechi (“Uno Stato efficiente vuol dire meno tasse e clientelismo. Uno scenario del genere può preoccupare la sinistra ma non i cittadini”). Un accenno alla manovra, “sulle pensioni minime avremmo potuto fare di più” ma certamente “abbiamo fatto meglio della sinistra”, in futuro “arriveremo a cento euro”. E anche alle polemiche sul ddl sicurezza contro il quale si sono schierati anche cantanti e attori, finirà come con Hollywood con Trump.
“Rispondiamo con i fatti ai tanti uccelli del malaugurio”, tutti quelli “che sperano che metteremo il nostro personale destino prima di quello della nazione rimarrà ancora una volta deluso. E deludere la sinistra è il nostro sport preferito”, dice la premier Meloni che torna a citare i risultati raggiunti dall’esecutivo, anche a livello internazionale, per “un’Italia che “è tornata a correre”.
Infine, il discorso motivazionale, l’invito rivolto ai ministri, ai militanti a mettersi “ai remi”: “La nostra è una missione. Quando la posta è alta non c’è spazio per l’egoismo dei singoli. Siate concentrati, ambiziosi, coraggiosi, coltivate desiderio di riscatto e passione per la giustizia. Siate all’altezza della grande nazione che rappresentate e dell’enorme responsabilità che comporta”. “Non tornerà” – l’input della premier – un’occasione come quella di adesso, “l’occasione è ora e non permette passi incerti e tentennamenti, perché ha bisogno di certezze, cuori puri e gambe ferme. Ma io sono certo che siamo all’altezza del compito, l’Italia è all’altezza”.





