
di Valter Vecellio
Ha osato cantare ed esibirsi pubblicamente senza indossare il velo, la cantante iraniana Parastoo Ahmadi. Ha osato rivendicare, nel modo più semplice e insieme sovversivo, la sua libertà di essere donna, libera, autonoma: mostrando il viso non nascosto, e cantando: note che pur dolenti sono un inno alla libertà e alla liberazione. Un coraggioso “Va’ pensiero” che il regime iraniano ha immediatamente represso, arrestando Parastoo e i due non meno coraggiosi musicisti che l’hanno accompagnata nel concerto.
È immediatamente scattata una massiccia campagna di solidarietà nei confronti di Parastoo e i suoi due compagni, vero?
Giorgia Meloni ha immediatamente dato disposizione che il ministro degli esteri esprima all’ambasciatore iraniano in Italia il dissenso suo e del Governo, per questi arresti, vero?
Elly Schlein si è subito attivata per organizzare presidi, picchetti, manifestazioni in favore di Parastoo e dei suoi compagni, vero?
Tutti i leader delle opposizioni hanno già sollecitato il Governo a intraprendere tutte le azioni possibili perché Parastoo e i suoi due compagni siano liberati, vero?
I sindacati hanno già inserito, nelle piattaforme rivendicative dei prossimi scioperi anche un punto che chiede la libertà di Paarastoo e dei suoi due compagni, e in generale la libertà e il rispetto dei diritti civili e umani in Iran, vero?
I sindaci delle città italiane hanno già predisposto manifesti da affiggere nei municipi, con i quali si chiede libertà immediata per Parastoo e i suoi due compagni, vero?
Si stanno già organizzando grandi mobilitazioni in favore di Parastoo, e i suoi due compagni da parte di tutte le organizzazioni e i movimenti i diritti civili, a cominciare da Amnesty International, vero?
Editorialisti, commentatori, opinionisti, stanno già offrendo ai loro giornali e direttori, articoli, appelli, dichiarazioni a sostegno di Parastoo e i suoi due compagni arrestati, vero?
Lo stiamo tutti gridando: “Free Parastoo”, senza “se”, senza “ma”; e non solo lei: libertà per tutte le donne e le ragazze iraniane, per gli iraniani tutti, oppressi da anni da un regime teocratico di tagliagole: l’inalienabile diritto di tutti e di ciascuno di essere liberi di cantare, di esibire il proprio corpo come si crede; insomma, di essere liberi di sognare e determinare il proprio futuro e destino. Ora e subito, ci si sta mobilitando, vero? Ditemi che tutto ciò è vero…





