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PENSIERI, PAROLE E POESIE

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di Carlo Di Stanislao

La verità è che scriviamo solo per noi stessi”
Umberto Eco 
 
“Distenditi cupo e silenzioso Oceano”
Edgar Lee Master
 
Esistono due grandi forze nell’universo: il silenzio e la parola. Il silenzio prepara, la parola crea. Il silenzio agisce, la parola dà impulso all’azione. Il silenzio costringe, la parola persuade.
 
Gli immensi, imperscrutabili processi del mondo si perfezionano in un profondo, regale silenzio, ammantati dalla fastidiosa e fuorviante coltre del rumore – il movimento di innumerevoli onde sopra, l’insondabile ed esatta massa delle acque oceaniche sotto. Gli uomini vedono soltanto le onde, ascoltano il rumore delle onde e le sue mille voci: da queste, giudicano il corso dell’avvenire e il cuore delle intenzioni di Dio; in nove casi su dieci, fraintendono.
 
Ha ragione Moravia: di poeti ce ne sono troppo pochi  e quei pochi sono inascoltati, persi come siano  dietro liti finte fra politici interessati solo.a sussistere e fatalone ammiccanti con  metri di epidermide scoperta.
 
Come ieri certe opere intellettualistiche e decadentistiche erano la prova patente di un depotenziamento ideologico, oggi certe opere all’insegna dell’erotismo sono la prova di una impotenza o di una deviazione sessuale, e l’una e l’altra sono la riprova di una carenza plenaria e unitaria dell’uomo. 
 
Ma esiste un altro tipo di poesia: la poesia di ciò che è a portata di mano: la poesia dell’immediato presente. In questo immediato presente non c’è perfezione, niente si consuma, nulla è finito né definitivo. La materia vibra in modo indicibile, inala il futuro, esala il passato, vive in entrambi eppure da entrambi non è interamente posseduta.
 
Mi viene, pensando a  questa poesia,  come  nascosti artefici di arninia: Bellezza, Morselli, Pecora e pochi altri.
 
Il caso di Guido Morselli è un «destino», e nessuno si meraviglia che ciò non sia stato detto. Gli elogi post mortem che coprono la bara di questo grande rifiutato dall’industria culturale danno spesso, per la verità, suono ipocrita e sinistro.  
 
Ma serve a capire la gabbia/mondo che gli arconti hanno costruito per noi.
 
Nell’agosto del 1955, a Parigi, sotto una copertina verde con trame bianche e nere, veniva pubblicato in due volumi, in inglese, un romanzo destinato alla celebrità – Lolita. Vladimir Nabokov è uno scrittore aspro e barocco, crudo e raffinato, di cui si disse che era un Voltaire in lotta  con Dostoevskij.
 
In meno di 60 anni nessuno ne parla, nessuno lo legge.
Quale è il vero scandalo che fa così  paura?
 
Questi libro contiene un’idea scottante e perfino minacciosa, vale a dire una concezione individualistica secondo la quale ciascun uomo possiede una realtà distinta ed il mondo si riflette in ognuno di noi in modo differente.
 
È questo lo scandalo che non si può dire è che hanno impedito di dire a molti, a partire da Pasolini.
 
Nessuno sa che odio il mio mare fanciullo quando è ingombro di zombie alla ricerca del piacere della feria sudata; ma vado a trovarlo in inverno e lui mi parla,  fra marosi e silenzi e mi racconta la sua poesia. 
 
Ogni volta però tremo, che non voglia più farlo. 
 

Autore

  • Redazione

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