
I ribelli siriani che sono saliti al potere a Damasco hanno ricevuto droni e altro supporto da funzionari dell’intelligence ucraina che cercavano di indebolire la Russia e il regime di Bashar al Assad. Lo riferisce il quotidiano “Washington Post”, ripreso dai media di Kiev.
Nello specifico, l’intelligence ucraina avrebbe inviato circa 20 operatori di droni esperti e circa 150 droni con visuale in prima persona al quartier generale dei ribelli a Idlib, in Siria, già tra fine ottobre e inizio novembre, per sostenere le iniziative di Hayat Tahrir al-Sham (Hts), il principale gruppo coinvolto nel rovesciamento del regime di Bashir. Secondo fonti di intelligence occidentali menzionate dal “Washington Post”, l’assistenza ucraina avrebbe avuto un ruolo modesto nell’evoluzione della situazione in Siria.
I cittadini russi che si trovano in Siria dovrebbero evitare luoghi affollati e osservare le dovute precauzioni, ha affermato nel corso di una conferenza stampa la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Inoltre, la rappresentante del dicastero ha detto che la Russia osserva attentamente la situazione in Siria ed esprime solidarietà al popolo siriano. La portavoce ha poi evidenziato che “l’immunità delle infrastrutture diplomatiche e militari russe in Siria” sono una questione di priorità, aggiungendo che Mosca auspica che tali basi rimarranno al sicuro secondo le norme del diritto internazionale. “Chiediamo a tutte le parti coinvolte di adottare un approccio responsabile e promuovere il rapido ripristino della sicurezza e della stabilità nel Paese”, ha concluso Zakharova.
Come era del tutto pensabile, considerando che la regia del cambio rivoluzionario in Siria è la Turchia, Erdogan avrebbe garantito le basi russe di Tartus e Lattakia in cambio di una zona economica esclusiva e di un cuscinetto nella zona curda.
La Russia è da tempo che ha di fatto abbandonato l’idea di sostenere il regime di Assad, sempre più isolato e logorato dagli attacchi di Israele.
Abbandono resosi evidente durante l’avanzata dei ribelli, che ha visto le truppe russe ritirarsi nella zona delle due basi costiere senza intervenire. Ed è a questo punto pensabile, anzi probabile, che avesse già concordato con la Turchia il futuro delle sue basi.
L’accordo con tutta probabilità è stato concluso al vertice di Doha di sabato scorso, dove i russi hanno chiesto al sultano turco garanzie per poi togliersi di mezzo.
Ai russi interessa salvare la base navale di Tartus e quella aerea di Khmeimim e garantirsi il libero passaggio delle navi della flotta russa attraverso il Bosforo.
Sia l’una cosa che l’altra sono le condizioni per la presenza russa in Africa.
Senza la base aerea di Khmeimim alimentare l’Afrika Korp che staziona in Centrafrica, Niger e Mali, diventerebbe impossibile o costosissimo.
Anche in Libia, dove Mosca è presente in Cirenaica, il Cremlino si trova a fare i conti con Erdogan, che è presente e ben radicato in Tripolitania.
Le basi russe in Siria, per ora, infatti, non sono state attaccate.





