
di Carlo Di Stanislao
“Chi è capace non discute, chi discute non è capace”
Confucio
Fa discutere la scelta di papa Francesco di omaggiare in Vaticano un presepe proveniente da Betlemme in cui il bambin Gesù riposa in un drappo evocativo della kefiah palestinese. “Sconcerto e inquietudine nel mondo ebraico italiano”, scrive non a caso “pagine ebraiche”, il portale dell’ebraismo italiano.
La “palestinizzazione” dell’ebreo Gesù non è una novità in ambito ecclesiastico. L’ultimo episodio assume però una tinta «particolarmente inquietante» perché il protagonista è il papa e perché si inserisce «in un momento in cui registriamo difficoltà su tanti fronti nelle relazioni», sostiene sempre su “pagine ebraiche” il rabbino capo di Genova Giuseppe Momigliano, assessore al culto dell’Ucei.
«Sconcerto» è il termine usato anche da Marco Cassuto Morselli, il presidente della Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane in Italia. Cassuto Morselli è colpito perché «la riscoperta dell’ebraicità di Gesù è una delle grandi novità del dialogo ebraico-cristiano» degli ultimi anni.
Si avvicina intanto una nuova edizione della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio), quest’anno dedicata al Giubileo nelle due tradizioni religiose. «Come rabbini italiani, dovremo fare una riflessione su come approcciare al meglio questa giornata», dichiara Momigliano. «Il canale di dialogo con la Conferenza episcopale italiana resta aperto. Certo gli atteggiamenti assunti dal papa non contribuiscono. Sia quelli più espliciti, sia quelli più simbolici».
Perché la Chiesa cattolica ha avvertito la necessità di affermare questo punto? Perché, viene spiegato nella scheda Cei-Ucei, «per secoli Gesù è stato degiudaizzato, grecizzato, latinizzato, europeizzato, destoricizzato e quindi in tempi recenti si è sentito il bisogno di farlo ritornare alle sue origini». Origini oggi messe di nuovo in discussione, nel segno della kefiah.
Non meno degno di discussione la lettera firmata da oltre 75 vincitori di Nobel che esorta i senatori a non confermare la nomina di Robert F. Kennedy Jr., sostenendo che la scelta del presidente eletto Donald Trump per guidare il dipartimento della sanità è dannosa per la salute pubblica.
La missiva, ottenuta dal New York Times, segna la prima volta in tempi recenti che i premi Nobel si sono uniti contro un ‘nominee’ del governo, secondo uno di loro, Richard Roberts, vincitore del prestigioso riconoscimento per la medicina del 1993, che ha contribuito a redigere la lettera. “Questi attacchi politici alla scienza sono molto dannosi”, ha detto. “Bisogna prendere posizione e proteggerla”, ha aggiunto.
I firmatari della lettera hanno messo in dubbio che Kennedy, a loro dire “privo di credenziali” in medicina, scienza o amministrazione, sia adatto a guidare il dipartimento che tutela la salute pubblica e da cui dipende il finanziamento della ricerca biomedica. “Mettere Kennedy a capo del dipartimento metterà a repentaglio la salute pubblica e comprometterà la leadership globale dell’ America nelle scienze della salute”, si legge nella lettera.
Se confermata, l’opposizione di Rfk a strumenti di salute pubblica consolidati, come i vaccini e la fluorizzazione dell’acqua potabile, rappresenterebbe un rischio per il benessere del Paese, prosegue la missiva. I premi Nobel hanno anche criticato la promozione di teorie cospirative da parte di Kennedy, che ha falsamente collegato i vaccini all’autismo, ha respinto la scienza consolidata che dimostra come l’Hiv causi l’Aids e ha suggerito, senza prove, che il coronavirus ha preso di mira o, a seconda, risparmiato alcuni gruppi etnici. I firmatari hanno inoltre notato che il Kennedy è stato un “critico belligerante” delle agenzie che rientrerebbero nella sua competenza, tra cui la Food and Drug Administration, i Centers for Disease Control and Prevention e i National Institutes of Health.
È ben comprensibile che Big Pharma chiami a raccolta e schieri i suoi pezzi migliori contro il pericolo di una nuova lucidità circa certe pratiche e procedure.
Lo aveva già fatto in epoca Covid con Fauci ed epigoni minori in tutto il mondo, ridicolizzato un Nobel di parere contrario:Luc Montagner, definito allora “senescente e fantasioso”.
Lo aveva già fatto in epoca Covid con Fauci ed epigoni minori in tutto il mondo, ridicolizzato un Nobel di parere contrario:Luc Montagner, definito allora “senescente e fantasioso”.
Ciò che sarà più importante comunque sarà ora, vedere quanti liberi e capaci di pensare saranno i senatori di Capitol Hill e quanti invece proni a quella nuova fede che chiamiano scienza.





