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IL CASO PELICOT

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di Carlo Di Stanislao

“L’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza”

Joseph Conrad
 
Mercoledì 23 ottobre Gisèle Pelicot ha testimoniato per la seconda volta in uno dei processi più seguiti degli ultimi anni in Francia: gli imputati sono 51 uomini accusati di averla stuprata mentre era priva di sensi, con la complicità del suo ormai ex marito, Dominique Pelicot.
 
L’uomo  per dieci anni avrebbe sedato la moglie somministrandole un farmaco ansiolitico, si sarebbe accordato con gli altri uomini consentendo loro di stuprarla e avrebbe  filmato  tutto.
 
 Nonostante la legge francese consenta nei casi di violenza sessuale, di  chiedere di mantenere l’anonimato e la privacy, Gisèle   Pelicot ha scelto un processo a porte aperte, per dare a tutte le donne vittime di stupro il coraggio di denunciare.  
 
È riferendosi anche a queste ultime che durante la sua testimonianza la signora Pelicot ha dichiarato: “Non voglio più che provino vergogna. La vergogna non dobbiamo provarla noi, sono loro che devono provarla”.
 
La donna denuncia così la cultura dello stupro e l’urgenza di eradicarla e prosegue: “Esprimo qui soprattutto la mia volontà e la mia determinazione a cambiare questa società”.
 
Il processo, che sta avendo luogo nel tribunale penale di Vaucluse,  dovrebbe concludersi il 20 dicembre. Dominique Pelicot, ha già confessato i crimini agli investigatori e come gli altri 50 imputati rischia, se condannato, fino a 20 anni di carcere.
 
Una famiglia devastata”: Florian, David e Caroline, i tre figli dei coniugi Pelicot, hanno parlato per la prima volta del decennio di stupri orchestrati contro la madre dal padre, al quale hanno chiesto di ‘dire finalmente la verità’. “Per me (questo processo per stupro di Mazan) è il processo di un’intera famiglia, che è stata completamente distrutta”, ha detto il maggiore dei fratelli, David, 50 anni, con fermezza davanti al tribunale penale di Vaucluse.
 
Gisèle Pelicot , 72 anni, ex responsabile della logistica, è diventata un’eroina femminista dopo aver insistito affinché il processo per stupro del suo ex marito e degli altri uomini si tenesse in pubblico per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso di droghe e sedativi per stuprare le donne. “Non spetta a noi vergognarci, spetta a loro”, ha affermato. Dominique è sotto processo anche per aver scattato fotografie della figlia adulta, Darian, e delle mogli dei figli, quando erano nude senza che loro ne fossero a conoscenza. Le fotografie delle mogli dei figli, scoperte durante le indagini, sarebbero state scattate con telecamere nascoste nei bagni e in altre stanze.
 
Florian Pelicot, 38 anni, ha raccontanto di un episodio avvenuto durante una vacanza estiva, durante una cena con un bicchiere di rosé, “ho visto mia madre spegnersi, ho sentito che non era più con noi – era completamente intontita, fissava davanti a sé… Ho detto, ‘Mamma, stai bene? Papà, c’è un problema?’ Si è alzato velocemente e ha detto ‘La metto a letto’. Siamo andati a casa. Ma immagina se avessi dimenticato qualcosa e fossi tornato a casa, cosa avrei trovato? Aveva pianificato di farle quello che ora sappiamo che ha fatto.”
 
È interessante l’utilizzo del termine “vergogna” al posto di “colpa”. Nei processi, nei reati, si cerca di stabilire la seconda, non la prima. Se la colpa è giuridicamente rilevante perché investe un’azione, la vergogna investe l’intera persona. La colpa, poi, a differenza della vergogna, richiede la consapevolezza del significato e dell’effetto delle proprie azioni.
 
La vergogna no. Il senso di vergogna si internalizza da bambini come norma sociale implicita. I genitori ci dicono di non fare una certa cosa che sarebbe socialmente sconveniente. La prima cosa che mi viene in mente: indossare il pezzo di sopra del costume è un ordine che i genitori danno alle figlie quando cresce loro il seno, rendendole implicitamente edotte del fatto che il loro corpo, da quel momento, ha un potere erotico sconveniente, pericoloso. La vergogna dunque ha come funzione principale quella di mantenere ordine nella società, appoggiandosi a postulati ontologici sull’essere umano. Gli uomini non potranno fare a meno di guardare un seno, quindi il seno va coperto. 
 
La Ferrari è irresistibile e quindi va nascosta sennò è normale sia rubata
 
Se si fa un piccolo esperimento di genere (è stato fatto) e si chiede a uomini e donne di dire quali sono le cose che suscitano in loro vergogna, la differenza di genere della vergogna è evidente. Le donne ne provano di più e per ragioni legate alle aspettative sul ruolo sociale femminile: il corpo, la maternità, la sessualità, l’esposizione, la compostezza e via dicendo. Per gli uomini la vergogna è legata all’inadeguatezza e alla debolezza in determinati contesti che ne definiscono il ruolo in società. (Mi chiedo, a latere, se non sia l’assenza di aspettative sulla loro riuscita scolastica, lavorativa ed economica a far sì che le donne stiano un poco alla volta superando gli uomini in questi campi). 
 
Ad ogni modo, la vergogna è un sentimento che non richiede una consapevolezza di tipo morale delle proprie azioni. Le ragazzine si vergognano di avere i pantaloni macchiati durante il ciclo o di non indossare il reggiseno, attirando gli sguardi maschili, ma difficilmente sapranno spiegare perché provano quel sentimento. La vergogna è interiorizzata come struttura sentimentale paralizzante e non espressa, ed è spesso alla base di un certo tipo di educazione piuttosto repressiva. Lo stesso varrebbe per gli uomini, se solo fossero educati allo stesso modo.
 
Durante il processo Pelicot, molti degli imputati si sono dichiarati innocenti, sostenendo di essere stati ingannati dal signor Pelicot, che gli avrebbe fatto credere che la moglie addormentata (e che addirittura nei video russa!) era in realtà consenziente. Che si trattasse, insomma, di un gioco erotico, non di una violenza sessuale. Alcuni uomini (non imputati) contattati dal signor Pelicot per prendere parte agli stupri hanno rifiutato ma non per questo denunciato alle autorità la condotta dell’uomo. Questa forma di meschina solidarietà maschile da parte di chi si è tirato indietro pur rimanendo omertoso sta indignando molti. Come si può essere così indifferenti? Stanno mentendo oppure davvero non si rendevano conto? 
Che cosa è più grave?
 

Autore

  • Redazione

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