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SCIASCIA, UN RICORDO INDELEBILE

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di Valter Vecellio

Il 20 novembre del 1989 ci lasciava Leonardo Sciascia, Quattro riflessioni tra le mille…
 
UNA CONTRADDIZIONE IN NOME DELLA SPERANZA
Accettando di essere candidato del Partito Radicale nelle prossime elezioni per il Parlamento Nazionale e Europeo, so di contraddirmi, rispetto a dichiarazioni che anche recentemente ho fatto sulla mia vocazione e decisione di essere soltanto scrittore. Ma un uomo vivo ha diritto alla contraddizione. Mi piacerebbe anzi che l’epigrafe sulla mia vita fosse semplicemente questa: “Contraddisse e si contraddisse”. Una contraddizione, appunto, in nome della vita, in nome della speranza.
NO ALL’INDIFFERENZA, NO ALL’IGNAVIA
Per quel che il Partito Radicale nella sua nonviolenza, vuole e tenta di fare e fa, credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà: rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte che sembra stia per stabilirsi nel mondo; rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata; e così via… Come dice il titolo del recente libro di Jean Daniel, questa è l’età della rottura – o soltanto l’ora. Non bisogna lasciarla scivolare sulla nostra indifferenza, sulla nostra ignavia.
PENSANDO A BORIS PASTERNAK
È stata una decisione improvvisa e sorprendente anche per me. Ero fermamente deciso a non entrare in nessuna competizione elettorale, con nessun partito, con nessuno dei partiti che potevano interessarmi, che sono una ristrettissima area, per altro. Poi mi sono incontrato con Pannella ed è accaduto questo fatto imprevisto della mia accettazione. Ecco, non so se è una spiegazione, ma comunque posso dire quello che pensavo; mentre Pannella mi parlava, io pensavo per esempio a quel dialogo di Pasternak con Stalin per perorare la causa di Mandelstam, il poeta che era stato arrestato. E una sera suona il telefono. Pasternak va a rispondere ed era Stalin. Parlano di Mandelstam, molto duramente da parte di Stalin, e poi ad un certo punto Pasternak dice: “Vorrei incontrarvi”. “E perché?”, domanda Stalin. “Ma – dice Pasternak – per parlare della vita, della morte”, e a questo punto sente il telefono che si chiude. Stalin non voleva parlare della vita e della morte, si capisce. Ecco, io ho pensato che bisognava parlare della vita e della morte in questo Paese, e che ne parlassi io come scrittore la cui pagina è la più vicina all’azione che si possa immaginare. Io so di essere questo tipo di scrittore, la cui pagina è proprio al limite dell’azione. E allora la tentazione di entrare nell’azione diretta, per me è forte”.
POLITICA E ETICA
Parlando di politica., Borges diceva – in un’intervista di quindici anni addietro – che se ne era occupato il meno possibile, tranne che nel periodo della dittatura. Ma quella – aggiungeva – non era politica, era etica. Al contrario, io mi sono sempre occupato di politica: e sempre nel senso etico. Qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore: il voler scambiare la politica con l’etica. Ma sarebbe una ben salutare confusione e un ben felice errore se gli italiani, e specialmente in questo momento, vi cadessero. Io mi sono deciso, improvvisamente, a testimoniare questa confusione e questo errore nel modo più esplicito e diretto di far politica: e col partito che, a questo momento, meglio degli altri, e forse unicamente, lo consente.

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  • Redazione

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