
di Angelo Riccardi
I dati sulla partecipazione elettorale in Umbria e in Emilia-Romagna segnano un minimo storico. Non si tratta solo di numeri, ma del sintomo di un problema ben più grave: il distacco sempre più profondo tra i cittadini e le istituzioni.
Mentre il dibattito politico si concentra su scontri e retorica, chi dovrebbe rappresentare il Paese sembra ignorare il messaggio più forte che gli elettori stanno inviando da tempo: la sfiducia. I partiti non godono di credibilità e le istituzioni repubblicane, nonostante le parole solenni, sono percepite come lontane e in perenne conflitto.
La democrazia non può sopravvivere senza la partecipazione attiva di chi la sostiene. Il calo della fiducia e dell’interesse non è un semplice dato statistico, ma un campanello d’allarme che richiede risposte concrete. Continuare a ignorare questo silenzio equivale a voltarsi dall’altra parte mentre le fondamenta del sistema si sgretolano.
Oggi più che mai è necessaria una politica che non si limiti a celebrarsi, ma che ascolti e risponda al bisogno di vicinanza, trasparenza e responsabilità. Il vero successo non si misura con i numeri di una vittoria momentanea, ma con la capacità di riportare la fiducia nei cuori di chi si è allontanato.





