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LA SICUREZZA DEI CITTADINI E DELLO STATO NON PUO’ ESSERE CONDIZIONATE DALLE NORME EUROPEE

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di Lucio Leante

Si fa un bel parlare affermando come principio generale, illimitato ed assoluto quello della sovraordinazione delle normative (e delle sentenze) europee su quelle nazionali. Ma quella preminenza non può che trovare un limite invalicabile, ovvio e “naturale” nella sopravvivenza e nella sicurezza dello Stato-nazione e dei suoi cittadini. 

Si usa tacere (anche da parte degli esponenti dell’attuale governo) su un fatto incontrovertibile e cioé che la sopravvivenza dello Stato-nazione democratico (finché questo sussiste ed è anzi la fonte originaria della legittimità sovranazionale dell’UE e fino a quando l’UE non diventi uno Stato federale), la sua sicurezza e quella dei suoi cittadini sono una irrinunciabile ed inelienabile prerogativa dello Stato nazionale. Esse non possono essere demandate a burocrazie sovranazionali, (tra l’altro non elette, ma nominate, sia pure dagli stati membri), tra cui quelle giudiziarie. 

Se questo avvenisse significherebbe la fine dello Stato-nazione democratico e con essa la scomparsa della sua stessa ragion d’essere e quella della stessa Unione europea, nell’attuale sua forma inter-governativa (né federale, né propriamente confederale). 

La sopravvivenza dello Stato-nazione è infatti oggi minacciata dall’immigrazione illegale incontrollata e illimitata che tende a dissolvere i tre elementi essenziali dello Stato: il suo territorio (con la irrilevanza e scomparsa pratica dei suoi confini), il suo ordinamento giuridico (violato ogni giorno con varie forme di illegalità, tra cui in primo luogo la sistematica violazione dei suoi confini e con la pratica erosione dei diritti del cittadino in favore di presunti “diritti dell’uomo” assolutizzati, espansi e moltiplicati all’infinito) e la sua popolazione (sempre più diluita dalla massiccia immissione di stranieri illegali). Un quarto elemento dello Stato-nazione, non citato dai manuali giuridici, quello della cultura e delle tradizioni storiche della maggioranza della popolazione, scomparirebbe del tutto, senza (e contro) la volontà della maggioranza dei suoi cittadini.

La sicurezza dello stato – intimamente legata a quella dei suoi cittadini- è minacciata dalla diffusione di orde di immigrati clandestini liberi di circolare, bivaccare, esercitare attività illegali e di praticare la violenza, spesso impunemente, contro i cittadini dello Stato e persino dei tutori dell’ordine pubblico.

L’erosione dello Stato nazione, della sua sicurezza e di quella dei suoi cittadini, sta già avvenendo sotto i nostri occhi ad opera della sinistra politica ed intellettuale, (tra cui una parte politicizzata, ideologizzata e malata di protagomismo, della magistratura) che ha fatto della promozione dell’immigrazione illegale una parte importante della sua strategia di potere, opponendosi con tutti i mezzi a tutte le politiche di contrasto messe in atto dai governi, specie se di centro-destra. Si tratta di una politica anti-nazionale e anti-popolare che ha tra i suoi effetti, se non anche tra i suoi fini consapevoli, la scomparsa dello Stato-nazione democratico, della sua sicurezza e di quella dei suoi cittadini, della sua legalità, della sua popolazione e della sua identità culturale.

Tra le tattiche di questa politica c’è anche quella di considerare illimitata la subordinazione della legislazione e giurisdizione nazionale a quella europea, che invece deve trovare un limite insormontabile e “naturale” nella sopravvivenza e nella sicurezza dello Stato e nella sopravvivenza anche culturale e nella sicurezza della sua popolazione e cioé dei suoi cittadini. Altrimenti saremmo nella condizione assurda di “propter causam perdere causam”, la causa innegabile essendo (e non potende che essere per lo Stato-nazione democratico italiano) il bene comune dei cittadini italiani di qualsiasi origine etnica essi siano e degli stranieri legalmente residenti in Italia.

La conseguenza è che lo Stato italiano, in tutte le sue articolazioni, non può delegare alle istituzioni europee la sua sicurezza e quella dei suoi cittadini e, quindi, tra l’altro, le sue politiche sul contrasto alla immigrazione illegale, e, quindi, le sue valutazioni su quali siano i paesi sicuri a cui rinviare i migranti illegali. Sono materie queste irrinunciabili e riservate alla sovranità nazionale e popolare.

Domando quindi anche ad uso degli esponenti del nostro attuale governo: vogliamo dirle tutto questo chiaramente? O, per tema di apparire “anti europei”, dobbiamo rassegnarci alla scomparsa dello Stato liberale e democratico, dell’Italia e degli italiani.

Autore

  • Redazione

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