
di Sergio Ansuini
In un tempo molto breve, circa quattro anni, i riferimenti sociali, politici, economici e morali sono cambiati.
I nuovi paradigmi sono ancora in evoluzione e non sappiamo quando e come si stabilizzeranno.
La pandemia, con i relativi e controversi provvedimenti, ha inciso sulla struttura mentale di molti.
L’ampia guerra Russo- Ucraina ha travolto tutte le linee rosse e accelerato lo sviluppo del Brics con le manovre per un nuovo ordine mondiale.
L’asse Russo Tedesco è stato spezzato e l’Europa mostra il suo declino.
La globalizzazione è un concetto divenuto obsoleto e si assiste al tramonto della religione woke, bibbia del credo delle circoscritte élite occidentali.
Il confine tra queste e larga parte del resto del mondo è sempre più netto; la differenza tra le morali ed i costumi sempre più ampia.
Quella che Papa Francesco chiama la” terza guerra mondiale a pezzi” ha tuttavia un convitato di pietra: l’arma nucleare di cui si evita di parlare, ma che sedimenta nell’angoscia del profondo.
Questi nuovi paradigmi e soprattutto le loro proiezioni riguardano anche il mondo dell’arte, della gioielleria, della moda e del design, cosa che può sembrare relativa, ma non lo è più di tanto. L’industria del lusso è emblematica dell’occidente, oltre che esse una espressione ed anche un indice del contesto finanziario.
I Brands non sono più manifestazione di arte e creatività, ma entità che con la pubblicità e la persuasione occulta riescono a decontestualizzare il prodotto, aumentandone il prezzo al consumo in un contesto che oggi è un qualcosa che fa pensare all’orchestra che suonava durante la tragedia del Titanic.
La globalizzazione e non solo, ha portato alla demolizione della borghesia allargando la forbice tra chi ha troppo e chi ha troppo poco.
Il resto del corpo sociale è stato compresso verso il basso. I risultati si vedono: sempre riferndoci al mondo dell’arte e prodotti di lusso, le gioiellerie appaiono ridotte drasticamente, peraltro, osservando le vetrine, si vede un impoverimento sostanziale. Il rapporto tra materia prima, mano d’opera, creatività e prezzo è saltato. La gioielleria sta omologandosi velocemente a quanto avviene nel settore della moda, nel cui ambito si chiede quale è il valore della stoffa in un abito di brand.
Per tornare a logiche più scientifiche, gli attuali drammatici avvenimenti mondiali, nei tempi passati, avrebbero provocato un’ impennata del valore dei beni rifugio ed invece osserviamo una diminuzione del prezzo dei diamanti e di quello dei brands nelle aste internazionali.
Osserviamo la flessione delle grandi marche di orologi, anche di di secondo polso, e gli invenduti dei top lot nell’ultima asta di gioielleria di Sotheby’s ad Hong Kong, ed una impennata del prezzo dell’oro.
Quest’ultima sostenuta dai grandi investitori internazionali nella prospettiva di un nuovo ordine economico e valutario mondiale.
E’ difficile capire dove stiamo andando ed è difficile analizzare tutti i sensori del cambiamento, tuttavia è certo che, con una accelerazione straordinaria, nulla sarà come prima.
Tutto cambia, però il fondo dell’animo resta sempre lo stesso ed il bello e l’arte appagano non solo i sensi, ma avvicinano all’infinito.
Se il dominio della finanza, che si è impossessata dell’arte e della creatività, deflagrerà con tutte le entità e religioni create, non vuol dire che la vera arte e creatività finirà.
Anzi potrà risorgere come una Fenice. L’artigiano, l’artista, il designer, il couturier che assimilano il mondo e lo trasformano con i pennelli dell’anima, non più vincolati da un capitale famelico, potranno essere finalmente liberi.
Tornare alla centralità dell’Uomo e non del denaro vorrà dire entrare in una nuova stagione. Sarà una rivoluzione…. Se ne avremo il tempo.
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