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MANOVRA DI BILANCIO, CI VUOLE SERIETA’ DA PARTE DI TUTTI

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di Giuseppe Augieri
 
Ho letto, con grande attenzione, l’articolo di Focillo su Nuovo Giornale Nazionale, riguardante un giudizio sulla manovra di bilancio. Focillo scrive: «quello che manca (per la verità non solo di questo governo) è la visione strategica, che rilanci la mission di un diverso modello economico, rispetto a quello attuale. Anche perché la finanza continua a imporre dogmaticamente le sue leggi, per cui non possono esserci prospettive con manovre diverse.» Non posso che essere d’accordo.
Per me, dunque, discendono da questa affermazione due considerazioni conseguenti.
La prima. La visione strategica per delineare un nuovo modello economico manca, è vero, e manca da tempo. Perché da tempo manca la Politica. Progettare il futuro è il compito principale della Politica: perché ciò che si propone deve «politicamente orientare e socialmente essere sostenibile» Si, la Politica è assente da tempo nelle persone e nelle idee. Noi possiamo dirlo con forza. Avvertiamo più di altri il vuoto di mancanze di idee, noi che abbiamo vissuto il tempo del rinnovamento culturale della politica riformista, con economisti come Francesco Forte, Franco Reviglio, Giorgio Ruffolo; giuristi come Giuliano Amato, Gino Giugni, Sabino Cassese, Ruggero Guarini, Tiziano Treu; storici e sociologi come Luciano Cafagna, Luciano Pellicani, Ernesto Galli della Loggia;…. Con una rivista – quella di Mondoperaio –divenuta un “laboratorio” sapiente di idee e stimoli al rinnovamento della politica. E abbiamo vissuto il tempo di una DC non certo tutta da buttare via. Di uomini e donne “di livello” oggi non vi è traccia. Ma soprattutto non vi è traccia di una elaborazione politica: semplicemente si rifiuta la stessa idea di progetto politico. E non vi sono i partiti che vadano al di là di solo contenitori, ma non di idee. Non nascono nuovi alberi nella politica italiana: nascono “cespugli” che sembrano giganti e durano invece pochi “giri” di luna. Le “esondazioni” degli altri poteri, senza capacità di difesa della politica che non siano polemiche scurrili per il livello della loro qualità, lo confermano.
La seconda. Su cosa contestare alla manovra di bilancio, va fatta una riflessione sui 5 numeri che spiegano, oltre alcune riuscite smentite di questo Governo al tracollo democratico ed all’isolamento internazionale che venivano prospettati con l’arrivo di Meloni (perplessità vinte con la linea atlantista, il sostegno all’Ucraina e anche allo stato di Israele dopo gli attacchi di Hamas, la capacità a Bruxelles di diventare un ponte tra i popolari e le forze euroscettiche senza che si venga sempe associati alle seconde, e – per ultimo – la vicenda Raffaele Fitto), 5 numeri dunque che dicono perché questo Governo gode ancora di buona fiducia.
I 5 numeri sono: 1) lo spread, oggi 120 punti in meno dell’insediamento ; 2) la discesa record dell’inflazione, oggi la più bassa di Europa; 3) la Borsa con + 62% in due anni; 4) il calo del tasso di disoccupazione e dell’indice Misery Index ; 5) il rating mantenuto ed anzi migliorato.
Ai numeri si accompagna la considerazione che questo è un “governo politico”. Non solo “non tecnico”, ma anche con una maggioranza magari litigiosa ma “coerente” e che dunque tiene. S&P e Fitch lo dicono esplicitamente. Infatti i 5 numeri e la considerazione finale sono numeri che vengono vissuti come ottimali dalla grande finanza internazionale. La tenuta della «dogmaticità delle sue leggi» come la chiama Focillo è stata garantita. Che questo non abbia dato luogo alla capacità di progettazione del futuro, per la finanza, è un aspetto minimale. Anzi….
Ma proprio per questo, lo ripeto da tempo, bisogna essere attenti su quale bersaglio rivolgere il lavoro dell’opposizione. NON alla contestazione che manchi una politica economica: è di destra, ma c’è. NON alla contestazione di una strage del welfare: elementi di spinta ad una distribuzione di ricchezza a vantaggio delle classi basse e medio-basse ci sono. NON alla contestazione sulle libertà coartate: certo non del tutto piacevoli, ma sono comunque in un ambito democratico i provvedimenti presi; e sono quelli che erano “silenziosamente” attesi da larghi strati dei cittadini. NON all’elenco delle criticità talvolta drammatiche che non vengono sanate: la lista delle cose che non vanno la può fare chiunque, ma chi fa politica deve dire cosa fare per sanarle.
Il punto di collisione è nel disegno del futuro. Asfittico, di corto respiro, con orizzonti limitati a mettere pezze a colori su buchi peraltro antichi (ed anche qui inutile far finta che non sia così) è il disegno del Governo. Se questo non viene percepito dal popolo, Meloni resterà lì per anni.
Per rendere possibile questa percezione, non si può solo contestare: non si può accusare la maggioranza di non avere idee e non riuscire a proporne di proprie. Anche esse assenti?
Capisco: è difficile allontanarsi dal populismo, condizione prioritaria per progettare futuri. Questo coraggio deve venir fuori. “Se non ora, quando” direbbe un sommo.
 

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