
Quando l’industria dell’auto sostituisce le logiche del mercato alle leggi Europee e accetta supinamente il Wto senza una consultazione democratica vera e partecipata dal basso, di fatto sceglie un atto di fede ideologico della cultura del green deal – voluto e sostenuto dalla tecno finanza internazionale –
accettando una pianificazione “di stampo sovietico “e subendo ai vertici delle istituzioni ottimati cooptatiti, funzionali a tali assurdi e perversi obbiettivi .
Tale assurda impostazione strategica ha visto partecipi i vertici sindacali.
Resta visibile la mancanza di una cultura adeguata che ponesse in primo piano un’analisi sugli effetti a lungo termine, sul piano produttivo, economico, sociale e politico. Un’analisi che fosse in grado di fare l’opportuna tara a tale fantasiosa avventura economica di un settore strategico come quello della produzione dell’auto che dà lavoro a milioni di lavoratori.
Il compito di cambiare un paradigma pilastro, decisivo del motore dell’economia, non può essere assunto con scorciatoie imposte da emergenze senza una preventiva e consolidata strategia energetica verificata sul campo: fu la tesi principale di Sergio Marchionne enunciata nel 2018.
Abbiamo assistito a presunti leader sindacali, tifosi dichiarati di tali fantasiosi orizzonti, assecondare furbastri industriali “in fuga” con un silenzio a dir poco allucinante .
Oggi, di questi obbiettivi fantasiosi l’amministratore di Stellantis in Parlamento ha dovuto esporre la trama fallimentare, esponendosi al ridicolo di fronte ad una banda di creduloni illusionisti che gli hanno fatto da tempo da spalla di sostegno.
Ora “l’esame di realtà ”, che non nessuno voleva fare, sta travolgendo tutta la struttura istituzionale dell’economia europea, a partire dalla presidente della Commissione, la stralunata Baronessa Ursula Von der Leyen, il cui gioco fantasioso le e sicuramente sfuggito di mano, complice la drammatica situazione economica produttiva della sua Germania .
Dando uno sguardo alla realtà di oggi non si possono non osservare le molteplici svasature di ruoli che si pongono oggettivamente in conflitto fra di loro ,sia nel mondo della finanza ,sia nel mondo imprenditoriale ,sia nel mondo sindacale ,sia nel mondo delle istituzioni. Istituzioni che hanno assecondato una strategia del Green Deal, sfornandoo leggi di supporto prevalentemente spalmate sul portafoglio dei cittadini con una superficialità degna di Greta Thunberg.
Poi gli effetti si vedono ad occhio nudo e pesano in modo significativo.
Le azioni ex Fiat in borsa hanno perso negli ultimi mesi il 44% del loro valore. L’affare lo ha fatto chi è scappato con grande anticipo, con un atto di furbo egoismo, lasciando con il cerino in mano ai lavoratori di quei siti produttivi che oggi formulano richieste contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro e adeguati e sostanziosi aumenti salariali .





