
di Vito Schepisi
Per argomentare sarebbe utile conoscere.
Se parlassimo della questione Israelo-palestinese, ad esempio, sarebbe utile conoscere la storia.
E capire come si sia arrivati a questo punto.
La storia, purtroppo, nessuno l’espone circostanziata ed in buona fede. Ciascuno ci mette del suo e quantomeno ciò che, per non sempre nobili ragioni, stabilisce di mettere.
L’Occidente democratico e liberale non si mostra sempre democratico e liberale.
In Italia, ad esempio, anche i nazisti si definiscono antifascisti.
Meglio dire, come faccio, ad essere democratico e liberale per non ingenerare confusioni, perché dichiararsi antifascisti, oggi genera confusione e si rischia di ritrovarsi in brutta compagnia.
L’ignoranza e l’inconsapevolezza, purtroppo, mischiate spesso alla malafede ed alle tare ideologiche (pericolosamente deformanti per il percorso della ragione), sono più diffuse della consapevolezza e del buonsenso.
L’argomento che oggi si ritiene di dover introdurre è quello di grande attualità storica e politica, ed è anche molto serio per le conseguenze che potrebbe innescare nel prossimo futuro, e con le possibili ripercussioni in Europa e nel Mondo.
Si sta parlando di un Medio Oriente in fiamme e di questioni legate ai sentimenti religiosi e, cosa non meno inquietante, dei due mondi contrapposti che guardano le cose solo in modo antagonistico.
E’ evidente che si è alla presenza di almeno 2 differenti percorsi di civiltà
Questi itinerari arricchiti dai fanatismi e dagli opportunismi (che sono anche biechi strumenti per dar diffusione all’ignoranza) diventano motivi e strumenti di distruzioni e di morte.
Per capire un po’ meglio le cose, e perché si sappiano anche le cose che non si dicono, basterebbe partire dall’assunto che Gesù Cristo nacque ebreo, in terra ebraica e con un’amministrazione ebraica di quei territori. Ed è anche stabilito che nacque 2024 anni fa.
Poi il resto parla di diaspore, di sangue, di violenze, di conquiste, della cacciata degli ebrei dalla loro terra, di fanatismo e delle persecuzioni ignoranti e bestiali, fino alla nascita d’uno stupido razzismo.
Nell’anno 70 dopo la nascita di Gesù Cristo, l’imperatore romano Tito, scacciando gli ebrei, la consegnò alle popolazioni arabe e chiamò “Palestina” quella Terra.
Prima era Terra di Israele da almeno due millenni prima.
(Come se andassi a casa di chi mi legge, lo cacciassi di casa, assieme alla sua famiglia, mi impossessassi dei suoi averi, e mettessi l’etichetta del mio cognome fuori della porta di casa … per intendersi!). Ndr.
Nel 1947 le Nazioni Unite, per riparare ai disastri e agli orrori del nazismo, per porre fine al Mandato Britannico che durava dal 1920 (ci sono anche storie meschine e crudeli di navi di profughi israeliani che fuggivano dai campi di sterminio di Hitler che sognavano d’arrivare nella loro terra promessa e che furono respinte dai mandatari inglesi) e nella speranza di porre fine a circa duemila anni di discriminazioni, con la Risoluzione 181 del 29 novembre decretò la ripartizione di quel territorio tra arabi ed ebrei, perché si formassero due terre e due popoli.
Accettata dagli ebrei, che fondarono lo Stato di Israele, la Risoluzione fu invece respinta dagli arabi, rimasti fermi sulla richiesta d’uno stato palestinese esteso dal Mediterraneo al Giordano.
Quando si parla di genocidio, per ciò che accade a Gaza, si omette di dire che l’ipotesi del genocidio ebraico, dopo che da Hitler, è stata reiterata dai palestinesi, perché chiedere una Palestina estesa dal fiume Giordano al Mediterraneo equivale a chiedere, oltre alla cancellazione dello Stato di Israele, la cancellazione del suo popolo.
La storia non si fa con i se, ma sarebbe curioso sapere cosa sarebbe successo al popolo israeliano se solo una delle aggressioni dei paesi limitrofi, a sostegno dei palestinesi, non fosse stata respinta dall’esercito israeliano.
Ho conosciuto molti israeliani per capire l’angoscia che hanno dentro.
Se i palestinesi dal 1947 continuarono in una guerra senza fine contro il popolo ebraico, sostenuti dai paesi arabi d’area, subendo una sconfitta dietro l’altra, Israele, invece, ha saputo trasformare quella terra, da arida e deserta, in territorio fertile e vivibile, con una comunità capace e laboriosa.
E se da una parte si sono vissuti tempi di sofferenza e lavoro, dall’altra di odio, guerra e di assistenza delle comunità internazionali.
Li manteniamo da sempre!
Per dirla facile, li manteniamo noi (anche nell’acquisto delle armi) ed alcuni dei lori capi vivono all’estero e si sono arricchiti a dismisura.
Gli israeliani in tutti questi anni hanno subito ripetuti e spietati atti di terrorismo, come quello del 7 ottobre dello scorso anno in cui sono stati orribilmente massacrati e orrendamente mutilati 1194 esseri umani, tra giovani, donne, anziani e bambini, con le donne orribilmente violentate, e con 250 persone prese in ostaggio.
Sapere che c’è stato chi in Occidente ha esultato e che, ancora oggi, c’è chi celebra e giustifica questo orrore, come se fosse un atto d’esaltante eroismo, fa accapponare la pelle.





